Maradona al Jambo1: le foto inedite di Sergio Siano per una mostra dalla forte connotazione sociale

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Esistono simboli di riscatto che, con impegno e passione, riescono ad entrare nel cuore di un popolo facendosi carico della sua unicità. Ciò raggiunge un valore quasi trascendentale se parliamo di Napoli e, più in generale, della Campania. Diego Armando Maradona è, e resterà, un simbolo di riscatto unico per questa terra, legato dal dolce ricordo di chi finalmente riusciva a farsi beffa dei potenti, di quelle Juventus, Inter e Milan che continuavano ad essere i colossi del calcio, ovviamente settentrionali. Diego ha donato speranza e sogno ad un’intera città che lo guardava letteralmente brillare. A pochi km dalla città di D10S c’è un piccolo territorio, Trentola Ducenta, da anni alla ribalta delle cronache per fatti di camorra, anche perché rientrante in quell’area “dei Fuochi” che tanto conosciamo. Oggi questo piccolo comune sta vivendo un vero e proprio riscatto, il cui simbolo principale è il Jambo1, centro commerciale considerato “creatura economica” di Michele Zagaria (boss dei casalesi) e che oggi è un vero e proprio gioiello, oltre che propulsore di messaggi di legalità. Il Jambo1, grazie all’amministrazione giudiziaria guidata dal dottor Salvatore Scarpa, ha in parte ridato dignità a quello che era un centro fantasma ad appannaggio del clan più sanguinario della Campania. Qualcosa lega questi due simboli di riscatto: da una parte Maradona e dall’altra una struttura che lo Stato ha brillantemente riconquistato. Il trait d’union tra queste due grandi forze sarà proprio una mostra fotografica, con foto esclusive, dedicata interamente al Pibe de Oro. Le foto di Sergio Siano mostrano uno spaccato della vita di Diego, del suo amore per la gente (non solo napoletani) e il suo messaggio contro i potenti della storia. A curare la mostra Yvonne De Rosa, nome di ampio spessore nel mondo della fotografia internazionale. Insomma: il 5 luglio al Jambo1 ci sono tutti gli ingredienti per una giornata unica. 

Dopo questi duri mesi di lockdown anche il Jambo1 torna con eventi di grande rilevanza. Ci spiega la scelta di dedicare un evento a Maradona? 
«Un evento che abbiamo pensato proprio come riscatto dalla fase più restrittiva della pandemia. Il personaggio è individuato: Maradona. Lo conosciamo tutti: è stato un calciatore che ha fatto la storia di Napoli non solo a livello calcistico, ma ha portato il messaggio di “napoletanità” nel mondo in un momento storico importante per la città. Napoli era Maradona e Maradona è stato il riscatto di una città che non riusciva ad emergere per cose positive, ma solo per negatività. Come Napoli, tutto il territorio campano. Noi non facciamo una mostra fotografica su Maradona, ma un qualcosa che ha un significato che è al di là del personaggio e cioè quella passione che ha consentito la svolta di un popolo. Questo è il messaggio che vogliamo trasmettere attraverso la figura di Maradona: una città che non si sente mai inferiore a nessuno, ma che continua ad emergere e lottare. Abbiamo fatto questa mostra al Jambo proprio perché questo centro commerciale è un simbolo di riscatto che, oggi, ha un’immagine diversa che gli consente anche di organizzare eventi di spessore; anche perché ci saranno diverse personalità di spicco. Vogliamo dare un volto a quello che di buono c’è nel territorio».  
Quindi c’è una connotazione sociale molto forte che va oltre il “Diego calciatore”… 

«Tengo a dire che è un evento che parte a luglio e si conclude a fine dicembre se non il 6 gennaio, durante tutto questo periodo saranno organizzati dibattiti su temi sociali. A noi interessa il racconto dello sportivo, ma tutto deve essere improntato sul messaggio sociale che noi vogliamo diffondere: il territorio si deve risollevare. In questi sei mesi saranno coinvolte le Università, le scuole locali, saranno presenti dei personaggi istituzionali e saranno invitati sociologi: il tutto per cercare di trasmettere la nostra passione per questa terra e la voglia di riscatto». 

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Informareonline-maradona-jambo-2Sociale e arte. Nell’ultimo periodo qual è stato il vostro impegno su queste due direzioni? 
«Continuiamo ogni giorno nel piccolo a fare delle attività sociali: abbiamo fatto progetti con l’Unicef, abbiamo dato un sostegno agli ospedali ed ai bambini che soffrono di malattie oncologiche, abbiamo aiutato nella prima emergenza covid la Protezione civile con le derrate alimentari. Il connubio funziona anche perché alcune di queste iniziative sono state messe in atto grazie ai ricavati delle mostre d’arte che abbiamo fatto e possiamo dire con orgoglio che siamo i primi in Italia ad aver portato l’arte all’interno dei centri commerciali. All’inizio questo connubio è stato molto criticato, ma noi abbiamo avuto riconoscimenti molto importanti e, soprattutto una grande affluenza di persone, anche grazie al servizio navetta che mettemmo a disposizione per i giovani delle scuole. Il punto è dare la possibilità a chi viene al Jambo1 di avere contatto con arte ed opere che, forse, non avrebbero possibilità o occasione di vedere. Noi puntiamo tanto su questo evento, non da un punto di vista di marketing, ma per ottimismo: nessuno poteva pensare che il Napoli avesse vinto lo scudetto con Maradona e nessuno può pensare che il Jambo, nonostante il Covid, continuasse ad avere una situazione serena».  
Ha avuto riconoscimenti per questo enorme lavoro? 

Informareonline-scarpa-jambo«Il Jambo è un’eccellenza dei beni confiscati alla camorra e noi siamo solo ad un gradino di tutta la scala che dobbiamo, e vogliamo, scalare. Il Jambo ha vissuto due fasi: la prima con la presenza del giudice delegato alla misura, che io ringrazierò sempre perché ci ha consentito di fare delle attività forti e a ripristinare la legalità all’interno dell’azienda. In questa fase io mi sentivo effettivamente protetto da questa figura. Poi è subentrata l’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità che, grazie al dirigente dell’area Aziende, ci sta accompagnando verso un percorso di innovazione e qualità. Stiamo puntando tanto a quest’ultima: superato il problema della sopravvivenza del centro e della riqualificazione degli spazi, vogliamo portare il Jambo sul territorio nazionale come modello di gestione virtuosa di un bene che non è nostro». 

Qual è stata la reazione dei cittadini a tutte queste manifestazioni? 

«Io amo poco la visibilità personale: non so se è un pregio o un difetto, ma cerco soltanto di lavorare. Tutti i commercianti, però, hanno riconosciuto questo cambio di marcia da quando sono arrivato ed ho trasmesso loro serenità nelle scelte imprenditoriali, perché mi vedevano come punto di riferimento. Il riconoscimento importante è questo degli operatori commerciali. Ovviamente, c’è sempre una parte di persone che non vedono di buon occhio il progresso e fa critiche strumentali, però noi andiamo avanti a testa alta». 

La mostra fotografica dedicata a Maradona è solo l’inizio del momentaneo periodo post-lockdown del Jambo? 
«È soltanto l’inizio. Ovviamente la mostra ci ha portato via tanto tempo e non pensavo fosse così faticoso organizzarlo; la fatica è stata triplicata per l’importanza degli ospiti. Anche a loro vogliamo far conoscere il modello Jambo. Questo è il primo dei grandi eventi “post-lockdown”, ma ce ne saranno altri perché siamo sempre proiettati al miglioramento. Migliorarci: è quello che dobbiamo pensare ogni giorno. Se riusciamo a migliorare noi stessi, migliora anche ciò che ci circonda. È quello che penso ogni giorno proprio perché sono quotidianamente all’interno di una realtà che, secondo le indagini, ha avuto dei trascorsi pesanti ed io ho il dovere, invece, di rispettare questo bene che non è mio. Per noi è importante che tale impegno sia continuativo e che bisogna partire dall’inaugurazione della mostra. Ci gratifica la presenza delle Istituzioni e ci interessa particolarmente la presenza della cittadinanza. Inoltre, sarà venduto, durante la mostra, un libro con le fotografie esposte (alcune inedite), il cui ricavato andrà in beneficenza alle fasce deboli. Anche durante il periodo natalizio ci sarà la possibilità di donare pacchi alimentari alle varie associazioni. Non vediamo l’ora che arrivi il 6 luglio per poter partire ed abbiamo messo in campo tante forze giovani nell’organizzazione. Voglio ringraziare davvero tanto Informare perché io parlo sempre di voi. Siete un gruppo di ragazzi davvero bravi e delle persone serie che meritano tanti successi. Il mio augurio è questo: quello che ognuno di voi possa trovare la strada giusta per le gratificazioni che merita».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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