Mandy – Death Metal e il ritorno di Nicolas Cage

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Se c’è un film che mi ha colpito negli ultimi tempi, è Mandy di Panos Cosmatos, film del 2018 divenuto immediatamente cult grazie a una storia pazzesca, valori di produzione stratosferici per un microbudget di 6 milioni di dollari, e un’interpretazione di Nicolas Cage che buca lo schermo e rende il tutto leggendario.

La storia in breve è questa: nella California del 1983, Red (Cage) è un boscaiolo la cui moglie Mandy viene torturata e uccisa da un gruppo di folli hippie stile famiglia Manson e una banda di demoni motociclisti S&M stile Hellraiser di Clive Barker. Red esce fuori di testa per il dolore e decide di vendicare Mandy uccidendo i suoi aguzzini tra quante più atroci sofferenze possibile. Sembra semplice, ma in questa semplicità si nasconde un diamante nella realizzazione. Cage dà fondo a tutta la sua abilità di attore (ricordiamo, sarà anche ingiustamente considerato una barzelletta oggi, ma ha vinto un Oscar nel ’94 per Via da Las Vegas), mostrandoci un’emotività pura, sfrenata e feroce dove molti, troppi attori avrebbero scelto di fare il killer freddo, silenzioso e traumatizzato alla John Wick. Red è un uomo violento, e Mandy era l’unica cosa che gli aveva permesso di calmarsi, guarire e ricominciare a vivere; ora che Mandy non c’è più, non ha più nulla da perdere. Diventa una personificazione della vendetta, combattendo le lacrime della pena e il dolore delle ferite, sprofondando nella droga e divenendo una macchina da uccidere, in una perfetta parodia degli eroi sanguinari e sorridenti alla Rambo che andavano di moda negli Anni 80 (George P. Cosmatos, padre del regista di Mandy, fu regista di Rambo 2, film che codificò l’immagine moderna di Rambo come Marty Stu ultraconservatore anziché il reduce distrutto dai traumi molto più vicino a Red che Stallone ci regalò nel primo Rambo).

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Gli altri personaggi non sono meno assurdi. Abbiamo Mandy, fuggita da un passato terribile e sprezzanate dei suoi aguzzini fino alla morte. Abbiamo Carruthers, sarcastico inquietante armaiolo e l’unico nero del film, o il Chimico, quasi religioso verso la propria LSD. Abbiamo i Teschi Neri, motociclisti mutanti dediti all’ultraviolenza e agli acidi, e la setta del fanatico Jeremiah Sand, un Charles Manson biondo, impotente e patetico che è una delizia guardar sbraitare.

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Il budget si fa vedere in ogni pixel dello schermo, con scene d’azione che nessuno si sognerebbe in un horror tradizionale. Vi basti il doppio esempio di Red che uccide un uomo incatenandolo alla sua stessa motosega, e uccide un demone invulnerabile decapitandolo con un’ascia-lancia splendente e accendendosi una sigaretta sul suo cadavere in fiamme mentre è sotto gli acidi peggiori di questo mondo. Le Shadow Mountains della California dove è ambientato il film lasciano posto a paesaggi vulcanici e alieni che non sarebbero fuori posto in uno dei romanzi più allucinati di Stephen King. La palette si satura di colori neon, blu, verde, magenta, rosso, nella febbre cerebrale che è questo film. Si ride, si piange, si urla senza che la stretta allo stomaco vada mai via, e si esulta quando Red riesce finalmente a compiere la propria vendetta e trovare la pace. Si passa dai King Crimson alla Synthwave al Doom e al Death Metal, in un viaggio che vi distrugge internamente finché non potete far altro che urlare di gioia quando giustizia è fatta.

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Mandy è un film a seconda dei momenti violento, tenero, irriverente, originale, spaventoso, ma sempre artistico e sperimentale, e forse queste ultime due qualità non piacciono a tutti. Ma nessun film che ho visto quest’anno mi ha fatto entrare così in sintonia con il suo protagonista, nessun film mi ha fatto tifare così tanto per lui. Il merito va certo a Panos Cosmatos, direttore di questa folle orchestra, ma soprattutto a un Nicolas Cage che si dimostra l’attore più originale di questa terra con la sua interpretazione da protagonista, e reclama di nuovo un posto tra i grandi.
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Ecco, è questa la parola giusta per descrivere il film: originale. Mandy è un film originale in ogni aspetto, come ce ne sono veramente pochi al giorno d’oggi. Ed è per questo che merita di essere visto.

 di Lorenzo La Bella

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