Maleficent: una storia di oggi

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I sequel cinematografici, si sa, sono sempre l’evidente risultato di un successo che li ha preceduti. La ricerca di una storia che prosegua il racconto precedente che interesse e successo ha destato e ottenuto.

Rientra in questo cerchio incredibile, l’ultimo lavoro di casa Disney, Maleficent – Signora del male, che è uscito nelle sale di tutto il mondo giovedì 17 ottobre, balzando, come prevedibile, ai vertici del botteghino come incasso più alto dell’ultimo fine settimana appena trascorso.

Protagonista, come nel primo film, una splendida Angelina Jolie nei panni della fata-strega Malefica che, stavolta, divide la scena con una incredibile Michelle Pfeiffer, la perfida regina Ingrid, bellissima e assai spietata.

La trama prende avvio da dove l’avevamo lasciata.

La giovane Aurora, salvata nel primo film proprio da Malefica e dal suo amore, si ritrova ad essere la regina della Brughiera, vasto fazzoletto di natura splendida, popolato da gnomi, fate, e creature fantastiche. Tutto procede bene fino a quando la giovane ragazza esprime il desiderio di sposare l’amato Filippo che, chiedendola in sposa, vuole riportare la pace tra gli esseri umani e le creature della Brughiera. Ferita dall’amore umano, Malefica si oppone, soprattutto per la paura di perdere per sempre la giovane Aurora che considera come una figlia. Interviene la malvagia Ingrid che, fingendo il bene dei due, trama insidie nell’oscurità del suo cuore. Si moltiplicano, così, i colpi di scena tra battaglie ed equivoci che alla fine porteranno, come ogni favola vuole, alla vittoria del bene sul male.

Come spesso accade, ogni personaggio è capace di suscitare o simboleggiare elementi che, al di là del racconto, mettono in risalto aspetti attuali e affascinanti che possono trovare spazio e posto nella società di oggi. Le tre protagoniste, Malefica, Aurora e la regina Ingrid, sono, infatti, la rappresentazione di tre elementi che ritroviamo quotidianamente nella vita di tante persone.

Anzitutto la realtà della maternità e del bisogno di ritrovare le proprie origini, così forte in questo sequel, e rappresentate da Malefica.

Quest’ultima è profondamente legata ad Aurora come può esserlo una madre a una figlia, pur di fatto non essendolo davvero. Un’oasi che rappresenta il buono da cui non volersi staccare, l’àncora a cui appigliarsi per non cadere nel fondo nero della disperazione. Il senso profondo in cui trovare la forza per ogni sacrificio da fare. Una maternità così difficile da decifrare all’inizio, ma poi costitutivamente importante per la vita stessa di entrambe e per le sorti del racconto. Una vocazione capace di spingere la fata-strega a riconoscere le proprie origini come fondanti per il futuro di entrambe. A tutto ciò fanno da sfondo la bontà e la meraviglia, elementi indispensabili, per sentirsi madre e per difendersi contro l’abbrutimento dell’anima.

Legato a ciò è forte anche il senso della famiglia, rappresentato principalmente da Aurora.

La giovane regina della Brughiera pone in risalto, mediante una mescolanza di sentimenti fatti di nostalgia e mancanza, legami indissolubili e abnegazione, il bisogno di appartenenza a un nucleo da cui attingere forza e in cui sentirsi al sicuro. Aurora non prende parte attiva alla battaglia contro il male (ruolo che lascia a Malefica), ma rappresenta quella forza che vince il male, che ad esso si contrappone grazie alla dimensione di una famiglia a cui tiene e che vuole salvare a ogni costo, nonostante le illusioni a cui è sottoposta nel racconto. Sarà lei, alla fine, a donare a Malefica quel tassello mancante che le consentirà di compiere il salto definitivo verso il bene.

Infine, la regina Ingrid, esempio del male che si veste di bene. Simbolo di quell’illusoria catapulta da cui la nostra società è affascinata. Una finzione continua di sentimenti con lo scopo di raggirare e agguantare il potere per sottomettere, distruggere, dominare. Il suo cuore, le sue azioni, altro non sono che il volto della miseria umana che fa soccombere le persone quando sono troppo tese a non guardare oltre il proprio ombelico. Una spietatezza, la sua, che fa rabbia ma che, al tempo stesso, è praticata più del bene.

Maleficent è un film che resta pirotecnico come nel più classico stile Disney (gli effetti speciali sono incredibili!), e che, tutto sommato, per quanto lo faccia con una certa pigrizia, offre la possibilità di sorseggiare per un po’, piccole riflessioni capaci di destarci da…un sonno perenne.

di Francesco Cuciniello

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