Malcolm

Malcolm in the Middle: ricordi di un pomeriggio passato

Giuseppe Spada 09/12/2022
Updated 2022/12/09 at 1:06 AM
4 Minuti per la lettura

Life is unfair” è la frase col quale si chiude la splendida sigla di “Malcolm in the middle”. Ed è proprio così che funziona, la vita è ingiusta, soprattutto per un ragazzino americano vicino alla soglia di povertà. Malcolm è una piccola perla della televisione che ho rigustato di recente su Disney+. L’unica esperienza che avevo della serie è probabilmente la stessa che avete voi: una sitcom divertente che riempiva 25 minuti dei pomeriggi di Italia 1. Non è proprio così.

L’America degli ultimi

Malcolm è in realtà una grande storia americana che parla di una famiglia numerosa, disomogenea, degradata e povera. Una storia triste di abusi psicologici e di lotta alla sopravvivenza. No, non sono impazzito; si tratta semplicemente di contesti tragici spinti al limite del paradosso che diventano divertenti. I personaggi in Malcolm sono tagliati con l’accetta, predefiniti e inamovibili dai loro binari e sono perfetti così. A parte per Francis e Dewey, nessun personaggio subisce una significativa evoluzione, tutti rimangono fedeli alle proprie idee e modi di fare.

Il protagonista, Malcolm appunto, è probabilmente il personaggio meno simpatico di tutta la serie. La sua spocchia, la sua saccenza lo rendono inviso al pubblico. Anche questa è la forza di questa serie: il coraggio di dire no a personaggi col quale il pubblico entri facilmente in empatia. L’odio che i vicini provano nei confronti della famiglia Wilkerson è giustificato da anni di vandalismo e violenza verbale. Le punizioni che subiscono i protagonisti sono commisurate all’entità dei danni provocati da questi ultimi. A proposito di punizioni, Lois, la madre, è un personaggio di cui bisogna discutere.

Partiamo da una premessa. Lois, a mio parere, è il vero protagonista della serie. È a dir poco il carattere dominante, il motore che spinge la storia, in poche parole: il deus ex machina. In molte occasioni è lei che fa provare emozioni (seppur negative) allo spettatore, gli altri personaggi si adattano semplicemente alle situazioni che lei mette in piedi. È commuovente soprattutto il rapporto che Lois ha con il marito Hal, che ama in maniera evidente e innaturale più dei suoi figli. Preferendo la sua compagnia e il suo benessere. Ella rappresenta in molte occasioni un ottimo esempio di madre anaffettiva e disfunzionale e rappresenta la causa della maggior parte dei problemi dei suoi figli; problemi che lei estingue con la repressione forzata e che non fanno che peggiorare la situazione facendo entrare tutto in un circolo vizioso di odio familiare.

La comicità della serie, poi, è geniale. Quest’ultima riesce quasi sempre a scardinarsi dalla banalità, a far ridere il pubblico con l’assurdo, il grottesco tipico dei primi anni 2000: fatto di cose schifose, assurde e “teppistiche”. Ne sono esempi ormai celeberrimi il “blallo” e i “puma che esplodono”.

Ciò che di Malcolm delude molto è il finale. Se uno non sapesse che si tratta dell’ultima puntata nemmeno si accorgerebbe della fine dell’opera, certo, danno una parvente conclusione alla storia dei protagonisti, ma nulla che soddisfi davvero le aspettative. Forse era davvero quello l’obbiettivo, dare la sensazione al pubblico che alla fine del tunnel spesso c’è solo altro tunnel e che la vita è semplicemente ingiusta.

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