“Mai più sola”, un urlo contro la violenza sulle donne

Violenza donne

Un urlo del Centro Dafne e  dell’ospedale Cardarelli di Napoli  contro la violenza sulle donne

 

Lo scorso 25 novembre ricorreva la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, istituita dall’assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 54/134 il 17 dicembre 1999. Per l’occasione, si sono susseguiti numerosi incontri e flashmob organizzati nelle piazze di tutte le città del mondo, mentre le pagine social si sono riempite di contenuti virali, testimonianze ed interviste per sensibilizzare l’opinione pubblica ad una questione così attuale.

A Napoli, su tal fronte, agisce il Centro Dafne – Codice Rosa dell’ospedale Cardarelli, che quest’anno compie un anno di attività. «Oggi ogni donna può contare su un grande lavoro che parte dal nostro pronto soccorso e si estende al Percorso Rosa» afferma Ciro Verdoliva, direttore generale del Cardarelli. «Il Percorso rosa è una metodologia d’intervento» specifica la dott.essa Elvira Reale, nonché presidente dell’Associazione “Salute Donna” e Rappresentante dell’Osservatorio Antiviolenza della Regione Campania. «Non basta il solo impegno della Sanità ma è necessaria una collaborazione tra tutte le Istituzioni, dalla giustizia alle forze dell’ordine. Percorso Rosa significa prima di tutto formazione degli operatori, che devono diventare competenti nell’individuare la violenza di genere». Per “violenza di genere” si intendono tutti i tipi di violenza: fisica, sessuale, ma soprattutto psicologica. Quest’ultima è la più ostica da individuare. «In passato, le donne non andavano presso gli ospedali se non avevano le lesioni fisiche – continua la dottoressa – oppure, quando esponevano denuncia, accadeva che venisse chiesto loro di mostrare le prove. I referti non si facevano se non c’erano lesioni».

In quasi un anno di attività, il Centro Dafne ha registrato 144 casi di violenza, di cui 3 ragazze non ancora maggiorenni e 9 donne straniere. Tra queste, 96 hanno scelto la consulenza psicologica, il secondo step del Percorso Rosa dopo l’accoglienza. Sono state poi avviate al terzo passaggio, che consiste nel collegamento diretto con le istituzioni territoriali. «L’anno scorso – ci dice il direttore Verdoliva – abbiamo inaugurato un centro che prometteva di diventare un’ancora di salvezza e un esempio nazionale. Grazie al sostegno del Presidente De Luca e dell’Assessore Chiara Marciani, tutto questo rappresenta un’opportunità concreta, un posto sicuro, frutto soprattutto dei volontari affiancati dall’Associazione Salute Donna. Cercheremo in futuro dei finanziamenti per progredire, tutti vogliono unirsi a noi per gridare alle donne “Mai più sola”, un messaggio forte e chiaro».

La Maxima Film di Germano Honorato e Germano Bellavia lancia il medesimo messaggio con il proprio cortometraggio presentato presso il Cardarelli, con protagonisti Rosalia Porcaro e Antonio Pannarella. «È stato come correre sulle uova – racconta il regista Corrado Ardone – abbiamo diffuso il nostro pensiero in un modo diverso, ironizzando una situazione di violenza, confusa spesso con il troppo amore. Non smetterò mai di ripeterlo: la violenza non nasce come problema sanitario, piuttosto come questione politica – continua la dottoressa Reale – è una questione di disuguaglianza tra uomo-donna, di potere e di possesso. Le donne devono sentirsi al sicuro ed è per questo che provvederemo a stilare una cartella clinica di colore rosa, in modo da poter distinguere immediatamente dal punto di vista visivo i casi, ma soprattutto accessibile solo alla direzione sanitaria per mantenere intatta la privacy della paziente».

 

 

La guarigione di una donna, per assurdo, inizia nel momento in cui sente di non essere più responsabile, ma vittima. Quando sa che sta subendo delle cose in maniera ingiusta. Molte donne stanno reagendo. Sulla piattaforma Youtube, sono diventati virali i video che mostrano il fenomeno del “catcalling”, diffuso soprattutto in America. Si tratta del modo in cui le donne vengono approcciate durante una passeggiata, che sia per raggiungere la scuola, la palestra o il posto di lavoro, da vari individui maschili, esattamente come vengono richiamati i gatti e gli animali in genere (di solito con un fischio). Altre artiste si sono lasciate ispirare realizzando opere con scritte “Don’t tell me to smile” (Non dirmi di sorridere), “I’m not here for you” (Non sono qui per te) “My name is not baby” (Non mi chiamo “tesoro”).

di Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017