“Mai per sempre”: Fabio Massa racconta la realtà della Storia

È uscito nelle sale italiane il 24 settembre “Mai per sempre”, il nuovo film del regista campano Fabio Massa. Una storia di vita, dal riscatto personale ai valori della famiglia, dal tradimento all’abbandono. Nell’intervista rilasciata al nostro Magazine, il regista ha approfondito ogni aspetto legato alla “pellicola”: dalla scelta della location a quella degli attori, dal doppio ruolo di regista ed attore al significato stesso di “Mai per sempre”.   

Quale esigenza comunicativa hai sentito prima di avviare le riprese di questo nuovo lavoro cinematografico? 

«Quando un autore scrive un film o, per lo meno, nel mio caso, quando scrivo un film e, in questo caso, questo film non l’ho scritto da solo ma con Demetrio Salvi e con la partecipazione di Diego Olivares, non sono mai storie che si scrivono tanto per. La nostra era un’idea molto forte, cioè quella di voler raccontare le zone d’ombra e le zone di luce della vita possibile di ognuno di noi. Abbiamo cercato di indagare sui rapporti, sull’amicizia, su quello che è l’amore in senso lato, i tradimenti».  

Un cast partenopeo: i tuoi film hanno sempre protagonisti campani. Ci racconti il perchè di questa scelta? E, in particolare, quali sono state le motivazioni che ti hanno portato alla scelta degli attori di questo tuo lavoro? 

«L’ho fatto utilizzando tutta una serie di attori che credo non siano da intendere come attori campani. Io adoro non connotare gli attori come non connotare le storie. Questa era una storia che poteva essere sviluppata ovunque e solo per una sorta di amore che ho io per il Salento, abbiamo girato un quarto in Campania e per il resto a Presicce in provincia di Lecce. È stato un bel percorso che definirei di carattere nazionale che tanto hanno dato al circuito cinematografico e televisivo. Attori straordinari che hanno dato un quid in più a quei personaggi che erano stati raccontati su carta e, grazie a loro, siamo arrivati a definire una storia, secondo me, che affonda le sue radici in una bellissima interpretazione così come ci hanno riferito tanti critici che hanno assistito alla presentazione stampa. Attori per me fondamentali che sono Cristina Donadio, Gianni Ferreri, Gianni Parisi, Massimiliano Rossi, Emiliano De Martino, Benedetta Valanzano, la partecipazione di Massimo Bonetti, Tony Campanozzi , Lucia Batassa. Credo siano tutti attori che abbiano dato tanto al film». 

“Mai per sempre”, è questo il titolo del tuo nuovo film uscito il 24 settembre. Ancora una volta hai voluto raccontare scene di vita quotidiana del Sud, della tua Campania. Anzitutto, perchè “Mai per sempre”? Qual è il significato che intendi attribuire al titolo dell’intera opera cinematografica?  

«“Mai per sempre” è il film uscito il 24 settembre; ne sono molto contento perché questo era un film previsto in uscita il 16 aprile poi, causa Covid, non siamo riusciti purtroppo ad andare in sala. Il titolo “Mai per sempre” racchiude tutta la realtà della storia e cioè il mai contrapposto al sempre, tutto è così come appare adesso e, probabilmente, tutto sarà in divenire, così come le vite di tutti i personaggi che sono raccontati all’interno del film. Una storia cruda, forte che spero possa toccare la sensibilità e la curiosità dello spettatore. Abbiamo cercato di rendere una serie di colpi di scena che credo siano fondamentali per questo film e che tengono l’attenzione dello spettatore costante».

Quale scena del film ha richiesto più impegno, anche e soprattutto tuo, in qualità di regista, ad essere girata? E, in particolare, qual è, secondo te, la scena che più racchiude il significato dell’intera opera? 

«Credo che ogni volta io impari sempre qualcosa in più. Con questo film ho imparato che ogni scena è un film; ogni scena deve avere una importanza, deve avere un suo perché; ogni scena non deve essere tralasciata. Noi siamo stati sempre attenti, nei limiti di quella che può essere una produzione indipendente, a dare ogni scena la giusta collocazione. Ciò che racchiude il significato dell’intera opera è la scena finale. Il film nasce da questa scena finale perché ricordo di essere andato in studio dal mio cosceneggiatore Demetrio Salvi dicendo: “ho il nuovo film” e in realtà il nuovo film era l’ultima scena. Da lì siamo andati a ritroso, ad indagare sulle relazioni tra i personaggi  e tutto ciò che era importante portare avanti per rendere una storia credibile».  

All’interno del film hai anche il ruolo di attore. Hai dovuto dirigere te stesso e non è la prima volta. Riesci a gestire entrambi i ruoli? 

«Mi diverto tantissimo. Credo che le cose siano separate. c’è una prima parte di me che, come in questo caso, ha lavorato alla sceneggiatura insieme ad altri due professionisti Salvi ed Olivares dopo ti trovi ad essere davanti ad un altro mondo, che è quello della regia che io studio già a tavolino prima. Poi c’è l’istinto che mi porta avanti e indietro, i consigli col direttore della fotografia; le notti, soprattutto, passate ad immaginare quello che poteva essere la storia raccontata su carta, come poterla prendere da un punto di vista filmico. Ho un forte rapporto con le location, le vedo, le riguardo, inizio a capire come potrebbero essere. Ne sono contento perché questo ti permette di avere una idea a 360° del film e di non sbagliare il giorno successivo. Gestisco entrambi i ruoli perché li divido: studio da regista, studio da attore. Quando mi trovo sul set mi piace molto il rapporto che si crea con gli altri attori da regista e da attore, invece, cerco di rispettare tutti i paletti che mi ero messo nei momenti in cui ho studiato un personaggio».  

Tu da campano hai scelto di girare il film a San Nicola la Baronia, prima di spostarti in Puglia. Ci spieghi la scelta di questi luoghi? 

«Abbiamo deciso a San Nicola Baronia perché mi serviva un posto di rifugio. Ho conosciuto questo posto, questo luogo un po’ prima. Mi sono innamorato di questa location. Avevo bisogno di far andare via il personaggio della mamma, di Cristina Donadio, per cercare sé stessa. Mi piaceva l’idea di farlo in quelle strade, in un posto in cui sembra che il tempo si sia fermato. Voglio ringraziare Francesco Colella, ex sindaco, che ha dato tutto a questo film donando allo stesso tutto ciò che poteva dare da un punto di vista di disponibilità e di affetto».  

Un film, il tuo, disponibile dal 24 nelle sale italiane dopo un periodo di stop ai set. Come hai vissuto questa quarantena? Quanto ha influito sul tuo lato produttivo e, in particolare, cosa ne hai tratto? 

«In quaratena ho avuto modo di vivere momenti bellissimi con mio figlio, neonato, e soprattutto ho scritto il mio nuovo film sempre con Diego Olivares; un film sull’armonia globale che spero possa partire presto e che si girerà tra New York, Lampedusa e Roma. Spero quanto prima di poter arrivare a dichiarare l’inizio delle riprese. Durante il periodo di quarantena, inoltre, il Maestro Salvadores cercava dei video che rappresentassero quella circostanza. Ebbene io l’ho fatto, riprendendo proprio mio figlio che compiva il compleanno; il video è stato scelto e farà parte del contribuito che il Maestro regalerà agli italiani e alla storia dell’Italia».  

Questo film giunge ad anni di distanza da “Aeffetto domino”. In quanto e in costa ti senti cambiato, dal punto di vista produttivo? 

«Dopo “Aeffetto domino” avevo l’esigenza di voler raccontare un’altra storia, un po’ meno individualista e più corale. Le esperienze ti aiutano, ti fanno crescere. Sicuramente ho cercato di alzare l’asticella della qualità, anche da un punto di vista tecnico, con una splendida fotografia fatta da Rocco Marramontaggio fatto ad hoc da Video Franco e anche le musiche di Salvio Vassallo che, secondo me, sono molto belle. Credo che il segreto sia sempre fare dei passi avanti, piccoli o grandi che siano ma dei passi avanti che ti permettano di essere una persona e un professionista molto più esperto e all’interno di questa macchina bella e magica del cinema».  

di Giovanni Iodice

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

Print Friendly, PDF & Email