Torna “Maestri alla Reggia” e lo fa in grande stile. Pupi Avati a colloquio con Fabrizio Corallo.

È tornato, è tornato, è tornato. “Maestri alla Reggia è tornato”! Per la quarta volta, il monumento vanvitelliano ospiterà una kermesse di registi che dialogheranno con il pubblico secondo la modalità del talk. L’evento, come sempre, è organizzato dall’Università degli Studi Luigi Vanvitelli e si avvale della direzione artistica di Remigio Truocchio. Hanno contribuito il Comune di Caserta, la Camera di Commercio, l’Associazione degli amici della Reggia e confindustria Caserta. Tra le altre cose, quest’anno, per la prima volta non era presente Mauro Felicori a rivestire il ruolo di dirigente del plesso, ma la new entry Tiziana Maffei. La Maffei ha salutato il pubblico e ha ribadito la necessità di implementare le norme per la sicurezza del palazzo e dei visitatori, norme che hanno portato ad una modifica del percorso che i registi erano soliti svolgere prima di prendere posto nella Cappella Palatina.

La serata iniziale della nuova edizione ha portato con sé anche altre novità.

È stata presentata una clip introduttiva, deputata a svolgere il ruolo di sigla di “Maestri alla Reggia”. Nella clip, sono state mostrate una serie di fotografie che ritraevano noti attori impegnati a girare film nel Palazzo Reale. Pupi Avati, poliedrico regista italiano, si è seduto sulla poltroncina rossa come primo ospite affiancato da Fabrizio Corallo. Ripercorrendo la sua carriera dagli inizi come musicista insieme a Lucio Dalla, fino ad arrivare ai suoi lavori più recenti, Avati ha intrattenuto il pubblico con una serie di aneddoti aventi come protagonista Pier Paolo Pasolini, Mariangela Belato, Diego Abatantuono e tanti altri. Il regista ha inoltre raccontato un suo vecchio sogno in cui aveva provato ad uccidere Dalla per invidia, dimostrando come l’horror possedesse già i suoi pensieri. Il primo bacio con sua moglie, l’amore per 8 1/2 di Fellini e i ragazzi del Bar Margherita sono solo alcuni degli scorci che Avati ha aperto nella sua vita privata. Il ricordo commosso a Carlo delle Piane e l’accusa rivolta all’industria cinematografica italiana, colpevole di aver lasciato che Delle Piane morisse nel silenzio generale. In chiusura Avati ha rivelato il suo patimento nei confronti del talento, confessando di sapere di non aver girato ancora un fim consacrante. Due parole sulla sopraggiunta vecchiaia ed il solito spirito anche nei saluti.

Maestri alla Reggia si conferma, anzi, si riconferma un’eccellenza tutta casertana.

di Marco Cutillo

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