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I riflettori della Reggia di Caserta, in occasione del quarto ed ultimo incontro del format di eventi “Maestri alla Reggia”, realizzato da Remigio Truocchio in collaborazione con l’Università degli Studi Luigi Vanvitelli, sono tornati ad illuminare la Cappella Palatina in onore dell’attrice e sceneggiatrice Paola Cortellesi. Fresca del successo della commedia firmata Michele Soavi “La befana vien di notte”, l’attrice romana si è raccontata a Piera Detassis – direttrice di Ciak Magazine – alla presenza di un numeroso pubblico, composto per lo più da giovanissimi, ripercorrendo i suoi esordi contesi tra musica, televisione e teatro.

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Paola Cortellesi esordisce confessando che, inizialmente, le sue mire artistiche erano ben lontano dal teatro: «Sognavo di fare la cantante, tant’è che durante gli anni universitari facevo pianobar. Realizzai però, che l’unico mestiere che mi avrebbe consentito di fare continuamente cose diverse sarebbe stato quello dell’attrice», ha commentato l’attuale regina del Box Office italiano.
Il rifiuto di qualsiasi etichetta, difatti, è lo stesso motivo che spinge Paola Cortellesi a non accettare a pieno la definizione di comica attribuitele. «È una responsabilità, perché se sei comica, senti il dovere di far ridere sempre, il che implica un fallimento più probabile».
La narrazione degli esordi lascia ben presto spazio ai mille volti indossati dalla Cortellesi, in particolare ai due che l’hanno vista protagonista nelle più recenti pellicole “Come un gatto in tangenziale” e “La befana vien di notte”. Quest’ultimo film aveva il compito di portare sul grande schermo un film di genere, scritto e pensato per un pubblico specifico: i bambini. «Gran parte dei film d’animazione – ha commentato l’attrice – proviene dagli Stati Uniti, che sono maestri in operazioni di questo tipo, perché sanno ben dividere il mercato per film di genere, cosa che, invece, manca all’industria cinematografica italiana».
Anche il personaggio della befana, così come tanti altri soggetti a cui la Cortellesi ha dato voce, trova la sua derivazione nel tema delle discriminazioni di genere, tema con cui l’attrice ha aperto la 63esima edizione dei David di Donatello. «La befana è una figura che non racconta mai nessuno, a differenza di Babbo Natale che è conosciuto in tutto il mondo. Anche nel mondo delle leggende, quindi, il ruolo del protagonista è assegnato ad un uomo».
Lo stesso esordio da sceneggiatrice della Cortellesi è stato accompagnato da un film, “Scusate se esisto”, totalmente incentrato sulla questione femminile. «Avevo voglia di raccontare non solo la disparità sul posto di lavoro, ma anche la considerazione della donna durante la fase dei colloqui. Io, per esempio, ho lavorato in tavoli di autori, la cui gran parte erano uomini, e spesso all’interno di un dibattito mi sentivo invisibile», commenta la Cortellesi. La scelta di veicolare questo genere di messaggi attraverso la commedia è legata alla capacità di quest’ultima di attirare un elevato numero di masse rispetto agli altri generi cinematografici, aiutando a non innalzare un muro davanti a temi sociali così attuali. Uno strumento di riflessione per gli uomini, ma soprattutto per le donne, affinché si liberino dal cliché culturale che le accompagna sin da bambine.

di Alina D’Aniello
Foto di Daniele Maisto

TRATTO DA Magazine Informare N° 191
Marzo 2019

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