Macellazione – tra vergogna e orrore: intervista a Giulia Innocenzi

59
informareonline-macellazione-tra-vergogna-e-errore-intervista-a-giulia-innocenzi
Pubblicità

L’inchiesta di Giulia Innocenzi ha puntato i riflettori sull’invisibile catena alimentare industriale. Tutto denunciato nel suo libro “Tritacarne” e mostrato nei reportage di “Animali come noi”, programma da lei condotto, in onda su Rai 2 nel 2017. Giornalista, scrittrice, conduttrice tv, oggi a “Le Iene”, invita a riflettere sul tema poco conosciuto degli allevamenti intensivi.

Cos’è un allevamento intensivo?

«Un’invenzione americana che serve a contenere tanti animali in capannoni chiusi, farli ingrassare velocemente per mandarli al macello. Non esiste una definizione legale, questo aiuta l’industria zootecnica che addirittura è arrivata a negarne l’esistenza. In Italia il 90% della carne e del formaggio viene da questi luoghi che io definisco tortura legalizzata nei confronti degli animali. Vengono negate loro le condizioni naturali, imbottiti di antibiotici per farli sopravvivere».

Pubblicità
Quali sono i danni?

«Sono responsabili di circa un quarto delle emissioni di gas serra. L’ONU raccomanda un passaggio a una dieta vegetale per fermare il cambiamento climatico. Nessun politico ha il coraggio di dire ai cittadini di mangiare meno carne, continuando a comprarla autorizziamo l’apertura di nuovi allevamenti intensivi. Produciamo il 105% di carne di pollo rispetto al fabbisogno nazionale, più che aprirli dovremmo abolire quelli esistenti».

L’uccisione degli animali avviene nascosta al nostro sguardo.

«Tolstoj disse che se i macelli avessero avuto le pareti di vetro probabilmente saremmo tutti vegetariani. Le pubblicità mostrano animali felici che pascolano, è finzione. La realtà è fatta di sofferenze, la macellazione è un luogo terribile. Per legge è previsto lo stordimento che in molti casi è inefficace, gli animali sono coscienti quando vengono dissanguati. Il problema è anche per gli operai, in provincia di Mantova, macellano quattrocento maiali l’ora. Immaginate la vita di un uomo addetto a smembrare tutte quelle carcasse».

Al supermercato l’unica informazione del prodotto è il suo prezzo.

«Il consumatore cerca la convenienza. Con i 5 Stelle presentammo una proposta per l’etichettatura obbligatoria dei metodi di produzione, dichiarare se il prodotto viene da allevamento intensivo, ma chiaramente una legge del genere non passerà mai. Dovremmo dire che il prosciutto di Parma o il San Daniele, la Grana Padano o il Parmigiano vengono da quei posti. Non lo permetterebbero».

Quali sono i costi invisibili della nostra cena?

«Dai report, i costi della carne in Italia sono, in un anno, trentasei miliardi di euro in termini di salute e ambiente. Per quanta carne si consuma meno si vive. Malattie cardiovascolari, diabete, obesità. Un vegetariano è in media tra i cinque e i dieci kili in meno degli onnivori».

Il biologico è un’alternativa?

«No. Prendiamo l’esempio del latte biologico. La sua produzione non prevede l’obbligo di pascolo delle vacche. Per legge vivono esattamente nelle condizioni di un allevamento intensivo con la differenza che non mangiano OGM. È un male minore, non la soluzione. Chi controlla poi sono gli enti pagati dal consorzio biologico stesso, questo invalida le verifiche».

Il Ministro Cingolani ha invitato i cittadini a limitare il consumo di carne. Il sistema industriale può cambiare con l’intervento delle istituzioni?

«Il cambiamento è partito dai cittadini con le scelte diverse al supermercato. Queste arrivano all’economia ed è allora che deve intervenire la politica. Quando Cingolani ha fatto quella dichiarazione, l’industria zootecnica lo ha assalito. Gli auguro di tenere botta, se sei Ministro della transizione ecologica il consumo di carne è uno degli aspetti da cui devi partire».

Per le tue inchieste, sei arrivata nelle campagne casertane.

«Sono venuta a Casal di Principe alla ricerca dei bufalini maschi, le vittime dell’industria della mozzarella di bufala. Sono considerati inutili perché non fanno latte quindi vengono uccisi, lasciati morire di fame, buttati nei fiumi, per evitare costi di mantenimento. Cercavo una carcassa, mi ci è voluto poco per trovarla. Scoperta dall’allevatore, dopo avermi intimato di spegnere la telecamera, ammise le sue colpe. Riuscii a documentare mandando i filmati in onda su Rai 2. Chiusero l’allevamento illegale per due settimane, poi riaperto. In Italia le leggi sono deboli».

Mangiare carne è un atto di dubbia moralità?

«Di egoismo. Invito tutti a informarsi per poi fare le proprie scelte».

di Pasquale Di Sauro

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità