Il nostro pianeta Terra nella mitologia greca è stato impersonato dalla dea primordiale Gaia, la potenza divina, la suprema madre fonte di tutta la fecondità della natura, la materia originaria da cui hanno preso vita tutte le cose. Dalla sua unione con Urano si è generata l’intera discendenza mitologica tra cui gli Dei e, prim’ancora, senza unirsi ad alcun essere maschile, ha generato attraverso una riproduzione virginale lo stesso Urano. La Dea Primordiale, tuttavia, si “è disfatta” di Urano nel momento in cui questo le ha “limitato la vita” impedendole di far venire alla luce i figli con lui generati: infatti, dopo aver costruito una falce, ha chiesto ai figli di eliminare il padre che li costringeva nel suo ventre. Gaia, nel mito, si è rivelata dunque più che risoluta nel salvaguardare ciò che essa stessa aveva generato, la progenie, di fatto la sua perpetuazione nel tempo.

Da un’idea di James Lovelock

Lo scienziato James Lovelock, mezzo secolo fa, ha formulato la cosiddetta teoria di Gaia secondo la quale la Terra si comporta come un “superorganismo”, in grado di autoregolarsi e di mantenere le proprie condizioni chimico-fisiche adatte allo sviluppo della vita grazie all’attività degli esseri viventi che la abitano. Sebbene la Teoria non sia stata scientificamente dimostrata, continua a costituire oggetto di ricerca e le conoscenze ad oggi consolidate riconoscono il ruolo della biodiversità nella regolazione dei processi ecologici e nella stabilità degli ecosistemi. La teoria di Gaia prevede che le interazioni autonome e inconsapevoli che avvengono tra le componenti biologiche degli ecosistemi determinano un sistema interno di regolazione simile a quello tipico degli organismi e noto con il temine di omeostasi, il cui significato letterale dal greco è “simile posizione”. L’omeostasi rappresenta la tendenza in tutti gli organismi viventi a raggiungere e mantenere una relativa stabilità, sia delle proprietà chimico-fisiche interne sia comportamentali, tale da consentire lo svolgimento dei processi vitali nel tempo anche al variare delle condizioni esterne attraverso precisi meccanismi autoregolatori.

Studi scientifici dimostrano che…

Diversi studi scientifici hanno correlato un drastico calo dell’inquinamento atmosferico e delle emissioni climalteranti, prodotte dalle attività umane, al blocco imposto a seguito della diffusione del nuovo coronavirus, come anche hanno correlato la sovrappopolazione, l’impatto sugli habitat, il commercio di specie selvatiche e soprattutto i cambiamenti climatici all’incremento delle epidemie. D’altro canto, dai dati statistici sulla letalità del nuovo coronavirus, si è compreso che il rischio è direttamente correlato all’età del soggetto infetto, per cui è soprattutto tra i meno giovani che si contano i decessi.

Gaia ha scelto?

Ebbene, la mitologia di Gaia, la teoria di Gaia e l’omeostasi, la dinamica del nuovo coronavirus pongono, nel complesso, i presupposti per una illazione: sarà che la nostra “amata” Terra sta autoregolandosi e, per conservare la sua relativa stabilità, attraverso i processi omeostatici sta “ridimensionando l’impatto della specie uomo” dando, per ora, una possibilità in più ai giovani?

D’altra parte, nella sua lunga vita risalente a circa quattro miliardi di anni fa, la Terra se la è sempre cavata e di specie di organismi viventi e soprattutto vissuti in questo lungo periodo ne ha visti in quantità. Tutti “gli ospiti”, comunque, hanno condiviso solo un’inezia del lungo tempo della Terra comparendo e sparendo senza che tuttavia il suo divenire sembri ne abbia alla fine risentito. L’uomo, comunque, sebbene abbia dimostrato di essere in grado, nel tempo brevissimo corrispondente alla storia recente, di perturbare gli equilibri della Terra, dobbiamo essere consapevoli rimane una “infinitesima parentesi”.

di Giancarlo Chiavazzo

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