M5S – PD: il gioco delle parti a Palazzo Chigi

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Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
Pare delinearsi l’unione tra M5S e PD, che sarebbe dovuta avvenire già un anno fa se Renzi non avesse mutato la programmazione politica del PD in una lente di ingrandimento sul suo egocentrismo.

Un anno che ha dato spazio solo a brutture espressive e ad ambigui provvedimenti legislativi.
È l’ora della dialettica politica ed Il M5S è nella sua nuova-ennesima-fase: accordi, trasformismo, compromesso; armi a doppio taglio che sono tanto care all’Italia.
Per loro può essere un bene poiché potrebbe portare esperienza – di cui hanno terribilmente bisogno – e generare maggior senso di responsabilità. Il PD è fortunato: relegato(si) all’oblio rivede la luce. Ma alla fortuna va sempre associato il merito. Ed in politica non va dimenticata la coesione che pare essere all’antitesi della sinistra – è ancora tale? – del Pd.

In questo paese si ha sempre la maledetta sensazione di scegliere tra il “meno peggio”.
È da riconoscere però che tra le due forze, ci sono dei punti in comune che sono validi, e quindi l’augurio è che si concluda la legislatura abbandonando i gessetti colorati e gli edulcorati quanto sterili toni verso l’Europa, al fine di fare cose serie e prolifere per la nazione in modo –  tra le altre urgenti necessità – di mettere la museruola a bocche volgari e bugiarde.

di Salvatore Sardella

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