Paolo Manzo, foto-giornalista e fotografo documentarista napoletano, incontra Mario nel dicembre 2015 in un pub. In lui, fin da subito, vede una storia da raccontare.

Mario è un ragazzo di Fuorigrotta che a soli 16 anni, in seguito a un tuffo dal pontile di Bagnoli, subisce una lesione midollare c4/c5 che lo rende tetraplegico. Da lì la sua vita viene stravolta, ma trova il coraggio di affrontare la quotidianità, composta di tutti quei piccoli gesti che gli è ormai impossibile compiere in autonomia, soprattuto grazie all’aiuto della madre. È proprio di questa quotidianità che ci vuole parlare Manzo, attraverso gli scatti raccolti nelle giornate passate fianco a fianco con il ragazzo e la sua famiglia.

«Il rapporto che si è creato con Mario, entrare nel suo mondo, vivere la sua quotidianità, mi ha permesso di superare quei limiti che io stesso avevo. Mario vive la sua vita e le sue battaglie con una grande spontaneità. Frequentando Mario ho cominciato a integrarmi con la famiglia, creare un legame, interagire con loro, renderli partecipi del progetto, esprimere i miei dubbi e le mie perplessità. Mi sono inserito in un contesto di equilibri particolari, mi sono esposto in prima persona». Racconta Manzo riguardo la sua esperienza all’interno del nucleo familiare di Mario. Con la famiglia stessa ha lavorato in simbiosi per la realizzazione del suo progetto, volto a trattare il tema della disabilità spazzando via ogni clichè.

Da queste immagini infatti il fotografo vuole far nascere un libro: “M”. Il suo scopo, come spiega nel video trailer del suo lavoro, è quello di offrire uno sguardo sulle problematiche sociali in cui versa la disabilità e al contempo raccontare la periferia napoletana, che ha un ruolo fondamentale nella vita di Mario. Gli scatti sottolineano infatti l’invivibilità riscontrata dal ragazzo nei luoghi in cui vive che, non attrezzati per andare incontro alle disabilità, pognono infinite barriere tra lui e la sua indipendenza. Dalle strade ai mezzi pubblici, Napoli e la sua periferia rappresentano per lui un percorso ad ostacoli.

L’opera è il frutto di un lavoro fotografico durato tre anni, e nel suo titolo racchiude quella che Manzo definisce la perfetta trilogia di questa storia: Mare, Madre, Mario. Infatti elementi fondamentali nel progetto, oltre al suo protagonista, sono anche il mare, luogo dove avviene l’incidente, e la madre, donna forte che sostiene Mario nell’affrontarne le conseguenze.

“M”, però, non è ancora stato pubblicato. «Le case editrici tradizionali non hanno interesse a trattare queste tematiche, le considerano poco commerciali» spiega il fotografo. Proprio per questo il progetto sarà autoprodotto attraverso il lancio di una campagna di crowdfunding per sostenerne la stampa e la distribuzione, che saranno possibili solo una volta raggiunta la quota di 200 prevendite acquistate.

Manzo ha presentato il reportage e promosso la raccolta fondi in varie scuole ed associazioni fino ad arrivare, venerdì 13 dicembre, anche a Mezzocannone Occupato, nel centro storico di Napoli.

La pubblicazione non rappresenta però il capolinea del progetto. L’obiettivo è infatti quello di sensibilizzare i cittadini e le istituzioni al fine di creare una società che si attrezzi realmente per andare incontro a queste problematiche abbattendo ogni barriera e garantendo l’autonomia di tutti.

 

di Marianna Donadio

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