L’Uzbekistan di Alessandro Magno

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Già, la storia.

Pochi ricordano che anche l’Uzbekistan è parte del grande mare delle civiltà ellenica. Ovviamente non mi riferisco al Paese con i suoi confini ‘burocratici’ di oggi, ancorché riconosciuti a livello internazionale.

No, penso alla grande area della Bactria che aveva il suo cuore fra Samarcanda e la famosa ‘Torre di Pietra’ che M. Grant (Roman History from coins, Cambridge 1958) colloca, appunto, a sud di Samarcanda lungo la via che va verso la leggendaria Shahrisabz.

Questi nomi uzbeki sono così deliziosamente musicali che rischiamo di rincorrere note e melodie invece che la storia lunga e ricchissima di questa città non secondaria: è, infatti, una delle grandi capitali della cultura, dei commerci, della vita del mondo antico.

Lo so, rischio qualche ‘anatema’ se non ricordo subito che qui nel XIV secolo è nato Tamerlano, potente fondatore della dinastia Timuride, che l’amò molto, anche se per ragioni strategiche dovette trasferirsi a Samarcanda, l’antica Maracanda bagnata da un fiume straordinario, il Politimeto ‘molto prezioso’, ancora oggi conosciuto come il ‘disseminatore d’oro’ (Zeravshan).

Comunque, da buona filellena mediterranea, sfido l’ideale anatema per ricordare che qui, nell’antica ‘Nautaca’, (divenuta poi Kesh e poi ancora Shahrisabz) Alessandro Magno decise di trascorrere l’inverno del 328-27 dopoché il suo generale Tolomeo aveva sconfitto Besso, satrapo di Bactria. La sconfitta segnò la fine dell’impero sassanide.

Dovette essere una sosta davvero piacevole quella di Alessandro perché qui, o comunque in queste terre fortunate, conobbe la bella Rossane, la ‘piccola stella’ dei Persiani (è questo il significato del suo nome) che sposò con una cerimonia fastosissima che nelle sue intenzioni doveva celebrare l’incontro e l’unione fra tutti i popoli dell’immenso impero macedone, ma soprattutto l’incontro fra le culture d’Oriente e di Occidente.

Purtroppo non resta molto degli antichi splendori o forse è bene che gli archeologi continuino il loro lavoro di ricerca perché questa regione, tanto ricca da poter disporre di valuta aurea, come ricorda Plinio, per secoli fu attraversata da mille e mille carovane, anche perché il cammino dei mercanti di sete e spezie (tante!) era reso più agevole dalla presenza dell’Oxus, il fiume che separava la Bactriana dalla Sogdiana, ma che, soprattutto, era il più importante fiume dell’Asia fuori dall’India, come ricorda Strabone che riporta la testimonianza di Aristobulo.

Come ben sappiamo, questi nomi leggendari, Bactriana … Sogdiana …, oggi si spandono su aree divise fra i tanti Paesi dell’area, dall’Afghanistan alla Persia all’Uzbekistan, ma Nautaca-Kesh-Shahrisabz è ancora là e ‘sabz’, che in persiano vuol dire ‘verde’, lascia facilmente intuire che siamo in un’area fertile e suggestiva.

di Jolanda Capriglione

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