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L’utilizzo idrico in agricoltura non è sostenibile

Angelo Morlando 03/11/2021
Updated 2021/11/03 at 5:00 PM
5 Minuti per la lettura

Sintesi della relazione speciale della Corte dei Conti Europea

La Relazione Speciale della Corte dei Conti Europea, praticamente si presenta da sola, infatti basta citare il sottotitolo: “i fondi della politica agricola comune (PAC) promuovono più verosimilmente un maggiore utilizzo dell’acqua, anziché una maggiore efficienza”.

Indice
Sintesi della relazione speciale della Corte dei Conti EuropeaIl sostegno della PAC agli agricoltori ha ripercussioni diverse sul consumo di acqua a fini agricoli. La Corte ha rilevato che le politiche agricole non erano sempre in linea con la politica UE in materia di acque. La Corte raccomanda che gli Stati membri giustifichino meglio le esenzioni relative all’attuazione della direttiva quadro sulle acque in agricoltura e che la Commissione subordini l’erogazione dei pagamenti della PAC al rispetto di norme ambientali in materia di utilizzo idrico sostenibile”. I contenuti dello studio, composto da circa 62 pagine totali, possono essere sintetizzati come di seguito.“Pochi regimi della PAC subordinano l’erogazione dei pagamenti al rispetto di rigorosi requisiti in materia di utilizzo idrico sostenibile. La condizionalità, meccanismo che può comportare riduzioni (generalmente lievi) delle sovvenzioni versate agli agricoltori in caso di dimostrata inosservanza di alcuni requisiti, scoraggia l’utilizzo non sostenibile dell’acqua, ma non si applica a tutti gli aiuti della PAC, né a tutti gli agricoltori”. Quest’ultimo punto merita un ulteriore approfondimento.In conclusione, il report dichiara chiaramente: “Vi è un notevole rischio che i controlli di condizionalità non rilevino i casi di estrazione illegale di acqua”. Una possibile soluzione per migliorare la situazione attuale è quella di monitorare con maggiore attenzione gli incentivi e i finanziamenti pubblici, altrimenti si rischia di “ormonizzare” inutilmente un settore, ottenendo addirittura degli impatti negativi sull’intero sistema “acqua”. Un altro miglioramento si può ottenere adottando il principio di “chi inquina paga”, che, attualmente non è applicato per il settore delle acque utilizzate ai fini irrigui.

L’introduzione migliore, per accostamento ossimorico, è costituita dalle conclusioni finali che si citano: “Un quarto del volume totale delle acque estratte nell’UE è destinato all’agricoltura, principalmente all’irrigazione. La direttiva quadro in materia di acque mira a conseguire un buono stato di tutti i corpi idrici entro il 2027, ma il raggiungimento di tale obiettivo sta registrando notevoli ritardi.

Il sostegno della PAC agli agricoltori ha ripercussioni diverse sul consumo di acqua a fini agricoli. La Corte ha rilevato che le politiche agricole non erano sempre in linea con la politica UE in materia di acque. La Corte raccomanda che gli Stati membri giustifichino meglio le esenzioni relative all’attuazione della direttiva quadro sulle acque in agricoltura e che la Commissione subordini l’erogazione dei pagamenti della PAC al rispetto di norme ambientali in materia di utilizzo idrico sostenibile”. I contenuti dello studio, composto da circa 62 pagine totali, possono essere sintetizzati come di seguito.

Prima di tutto: “La crescita demografica, l’attività economica e i cambiamenti climatici aumentano la carenza d’acqua nell’UE, sia stagionale che permanente. Su una parte significativa del territorio le estrazioni idriche superano già le riserve disponibili, e le tendenze attuali indicano un aumento dello stress idrico”.

“L’irrigazione contribuisce a proteggere gli agricoltori dall’irregolarità delle precipitazioni e a migliorare la redditività, la resa e la qualità delle colture, ma esercita una forte pressione sulle risorse idriche. Nel 2016, circa il 6% delle superfici agricole dell’UE è stato irrigato; eppure, il settore era responsabile del 24% del totale delle estrazioni idriche”.

“La situazione (ndr. delle acque sotterranee) è migliorata per la maggior parte degli Stati membri, ma nel 2015 lo stato quantitativo di circa il 9% delle acque sotterranee dell’UE era classificatocome “scarso”.

“Pochi regimi della PAC subordinano l’erogazione dei pagamenti al rispetto di rigorosi requisiti in materia di utilizzo idrico sostenibile. La condizionalità, meccanismo che può comportare riduzioni (generalmente lievi) delle sovvenzioni versate agli agricoltori in caso di dimostrata inosservanza di alcuni requisiti, scoraggia l’utilizzo non sostenibile dell’acqua, ma non si applica a tutti gli aiuti della PAC, né a tutti gli agricoltori”. Quest’ultimo punto merita un ulteriore approfondimento.

Il meccanismo della condizionalità ha l’obiettivo di scoprire le estrazioni idriche illegali, ma i controlli sono poco frequenti e le sanzioni troppo lievi. I numeri parlano chiaro: si riesce a controllare meno dell’1% di tutte le forniture idriche. Un suggerimento molto facile, ad esempio, per la zona agro-aversana della Campania, è percorrere la “Nola-Villa Literno”.

Con una mappatura preventiva delle reti irrigue e dei pozzi ufficiali, è praticamente immediato individuare i pozzi “sospetti”: se nelle ore di punta le aree senza fonti certe sono irrigate (i flussi idrici si vedono a distanza di chilometri) è possibile ipotizzare che i pozzi siano abusivi.

In virtù del principio di sussidiarietà, gli Stati membri sono liberi di attuare e far rispettare l’obbligo di autorizzazione delle estrazioni idriche come ritengono opportuno, ma l’approccio selettivo in relazione alla norma vigente [codice “BCAA (Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali) 2”: Rispetto delle procedure di autorizzazione per l’utilizzo delle acque a fini di irrigazione] avviene spesso sorvolando, nei propri controlli, su talune prescrizioni normative nazionali o regionali in materia di estrazioni idriche.

In conclusione, il report dichiara chiaramente: “Vi è un notevole rischio che i controlli di condizionalità non rilevino i casi di estrazione illegale di acqua”. Una possibile soluzione per migliorare la situazione attuale è quella di monitorare con maggiore attenzione gli incentivi e i finanziamenti pubblici, altrimenti si rischia di “ormonizzare” inutilmente un settore, ottenendo addirittura degli impatti negativi sull’intero sistema “acqua”. Un altro miglioramento si può ottenere adottando il principio di “chi inquina paga”, che, attualmente non è applicato per il settore delle acque utilizzate ai fini irrigui.

di Angelo Morlando

TRATTO DA ARPA CAMPANIA AMBIENTE – ANNO XVII N 10

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