“Lumask”: impara l’Arte e non metterla da parte

Anche questa volta, come è giusto che sia, ci mettiamo faccia mani e pensiero; e come il periodo impone, scriviamo di quanto la vita in un certo egual senso ci guida nel fare e dire.

Impariamo l’Arte e non mettiamola da parte e, utilizzando quel fare fantasioso di questa nuova vita in maschera, questo sembra risultare il minimo da pensare per poi poter dire e fare. La questione è questa: ormai muniti di mascherine protettive e guanti monouso siamo circondati dalla necessità di gestirli; ovviamente il monouso ci impone l’unico e solo utilizzo degli stessi per una volta e questa cosa, nella direzione frenetica del fare, non ci fa ben capire…non ci fa bene stare.
In numeri la gestione di queste tipologie di oggetti mi preoccupa non mi lascia sereno. Al momento, secondo i calcoli più attendibili, le mascherine da smaltire sono attorno ai 4 milioni al giorno, ma la situazione potrebbe cambiare in modo radicale quando sarà chiusa completamente questa fase e si tornerà, con gradualità alla vita normale. Pensate quante prodotte e quante da disfare.

A quel punto è previsto uno smaltimento quotidiano di circa 20 milioni di mascherine e toccherà alle Istituzioni prendere una decisione definitiva per la classificazione di questo tipo di strano ed inedito “rifiuto”. Secondo alcuni esperti della catena dello smaltimento, le mascherine e i guanti andrebbero classificati come rifiuti tossici, con lo stesso codice (15.02.02*) di assorbenti, filtri dell’olio, stracci e indumenti protettivi contaminati da sostanze pericolose. Se così fosse, non ci sarebbe neanche la capienza per contenerli negli attuali impianti destinati a questo tipo di scarti. Il fenomeno, se raccontato in questi termini, preoccupa davvero e se non risultiamo essere già oggi pronti, molto pronti, alla gestione e risoluzione dello stesso, tra qualche settimana sarà veramente troppo tardi.
Diciamocela tutta: se ci guardiamo un poco attorno, quelle che un tempo erano strade e luoghi desolati, ma puliti, sfortunatamente oggi con il riavvio più tali purtroppo non sono; questo sì, a malincuore sì, manifesto chiaro ed evidente che il virus tutto modifica e ha modificato, ma certi inevitabili maledetti usi e costumi proprio non li ha toccati.

Qui necessita l’Arte di intervenire; quella dove il pensiero umano si eleva e crea, forme e misure di un fare e dire che parte da elementi chiari e diretti, ma tende ad arrivare dove il cuore vuole e la mente permette; ovviamente il tutto si configura in quella voglia di mettere la fantasia, la creatività, la passione e il fare umano dove è giusto che sia e risieda; quel benedetto buon senso civico che dovrebbe contraddistinguerci oggi più che mai da chi, vergognosamente, si sfila i guanti e li getta. Erano belli i tempi dove con un guanto si gettava una sfida, quella di un singolar tenzone che tanto sapeva, anche nella sua cruenza, di rispetto e nobiltà d’animo; oggi a terra gettati, senza remore o considerazione alcuna, risultano essere un nuovo rifiuto, uno scarto come sempre non necessario di una società che mi preoccupa. Ecco qui noi pensatori: quella categoria di funambolici ideatori che fanno di quel guanto di sfida di un tempo ancora una volta un singolar tenzone, ma qui non ci sono vinti o grandi ed abili combattenti, qui è in gioco ben altra cosa, il senso della vita, quella personale e soprattutto quella condivisa.
Allora non mettiamola da parte, nell’ambito dei sani usi e buon costumi, che possa il ripensare artistico esserci da faretra espressiva e comunicativa; mai domi mai stanchi, rimoduliamo gli oggetti e riportiamoli a quel fare espressivo compositivo, che tante volte ci è stato vicino; e che oggi più che mai ci può essere e tornare utile; molto ma molto utile.
Nel progetto-prototipo da noi pensato dal titolo ”LUMASK” proposto come in fotografia; l’arte domina e non viene messa da parte, quel guanto, che nella sua funzione ormai era inutile, migra a decorazione utile; gonfiato ad elio in più forme e colorazioni decora, ristruttura, rimodula, ridefinisce il concetto di mascheratura; una maschera attiva che nella sua interezza raccoglie i dispositivi necessari alla vita; rimestandoli, riutilizzandoli in modo intelligente e tremendamente creativo.

Chi di noi da piccolo non ha mai gonfiato, un guanto della mamma per poi legarli e giocarci, questo gesto nella sua complessità aprirebbe ad un pensiero attivo e fattivo. In questo periodo particolare che racconta di un mondo un po’ complesso, raccogliamolo questo guanto di sfida. Oggi più di sempre chi ha imparato l’Arte non dovrà assolutamente metterla da parte.

di Ludovico Mascia
Architetto – Designer

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°206
GIUGNO 2020

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