COPERTINA – Luigi Di Maio: «Tagli agli sprechi e investimenti giusti, l’Italia deve ripartire dal lavoro»

Luigi Di Maio Vicepresidente della Camera dei Deputati

Luigi di Maio: «L’Italia ha bisogno di normalità. È questa l’idea di Paese che dobbiamo creare: tagli agli sprechi della spesa pubblica e investimenti in settori che portano nuovi posti di lavoro»

 

Se una politica è congestionata da scandali e demagogia, se la stessa diventa il feticcio di numerose lobby, se la storia ci racconta che Stato e mafia si ritrovano in uno stesso processo con sentenza comune in tribunale, la conseguenza sociale non può essere altro che una maturazione di una totale disaffezione dell’attività politica nei cittadini di questo Paese, che pare abbia smarrito il carattere della normalità. Il Movimento 5 Stelle è nato da un’attività propedeutica di Beppe Grillo ed oggi rappresenta la prima forza d’opposizione al Parlamento, vantando un totale di 127 seggi, di cui 91 alla Camera e 36 al Senato. La mancata identificazione in un leader permette ai componenti del Movimento di esserne i protagonisti assoluti. Luigi Di Maio è un volto rappresentativo dei 5 Stelle, capace a 26 anni di diventare Vicepresidente della Camera dei Deputati, cosciente delle proprie potenzialità sviluppate con uno studio approfondito della materia tanto da qualificare la politica come una “cosa semplice”. Da oltre due anni presiede e conduce i lavori della Camera. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio in quel di Palazzo Montecitorio per un’intervista in esclusiva, intensa, durata circa un’ora, durante la quale abbiamo affrontato le tematiche che più scaldano il Paese nell’ultimo periodo: dal galoppare incessante della corruzione all’ipocrisia e all’incapacità dell’Europa di gestire il fenomeno migratorio imponente che l’Italia deve affrontare, dai dati allarmanti dell’astensionismo alla necessità e all’importanza di legiferare il reddito di cittadinanza, dal decreto della buona scuola al futuro della Campania e di quello che una volta chiamavano Bel Paese.

Per il M5S la nuova legge Anticorruzione è incompleta e inadeguata: cosa serve e cosa proponete per fermare il galoppare del fenomeno corruttivo?
«Per noi, tutti quelli che sono condannati per corruzione o sono stati coinvolti in inchieste di corruzione non dovrebbero più continuare a fare politica e non potrebbero più prendere appalti dalla pubblica amministrazione. Ma questo la legge Anticorruzione attuale non lo prevede; come non prevede per il falso in bilancio le intercettazioni telefoniche. In merito, si è espressa la Cassazione che ha qualificato il reinserimento del falso in bilancio come reato troppo tenue. Non abbiamo votato questo disegno di legge perché era evidente che se tu non dai un daspo ai corrotti, evitando che questi possano stare nella pubblica amministrazione, ti ritrovi in situazioni come l’Expo. A Milano sono coinvolti gli stessi personaggi che erano coinvolti nel ‘97 in Tangentopoli. Che cosa proponiamo noi? Permettiamo le intercettazioni telefoniche per il falso in bilancio, che non deve avere attenuanti, e permettiamo alle forze dell’ordine di usufruire del cosiddetto agente provocatore. In sistemi corruttibili è importante che le forze dell’ordine possano provocare sotto copertura pubblici amministratori e verificare se sono tentati dal fenomeno di corruttela oppure no. Altrimenti, possiamo alzare le pene quanto vogliamo, ma non abbiamo gli strumenti per dare le pene ai colpevoli perché non riusciamo ad individuarli».

 

 

In termini di immigrazione, l’Europa non adempie ai patti stipulati nelle Convenzioni di Ginevra e Dublino e nel Trattato di Lisbona. Come spieghi questo mancato rispetto di misure etico-politiche prestabilite? Inoltre, l’Europa spesso finanzia la costruzioni di muri fisici che dividono Paesi e addirittura continenti. Siamo di fronte ad un’Europa ipocrita e/o incapace?
«Raccontiamoci le cose come stanno. Secondo l’agenzia Frontex, dovrebbero arrivare solo nel 2015 tra i 600.000 e gli 800.000 migranti in Italia, in pratica arriva un nuovo Molise ogni anno. Come ci risponde l’Europa di fronte a questa emergenza? I Paesi europei ci mandano soldi ma il discorso è che a noi l’emergenza immigrazione in Italia è costata 600 milioni di euro l’anno scorso e l’Unione Europea ci manda 180 milioni all’anno. Quindi sono anche pochi. Ma la risposta non sono i soldi. Com’è possibile pensare che un Paese come l’Italia che ha una pubblica amministrazione che fatica a rilasciare un certificato di residenza, possa la stessa sobbarcarsi 800 mila domande d’asilo da evadere, secondo l’UE, in 3 mesi? È logico invece che ci impiega 2-3 anni. Che cosa succede nel frattempo? Che i richiedenti asilo che devono avere ovviamente un soggiorno, in quanto non li possiamo lasciare per strada, cominciano a scappare dai centri di accoglienza, dai punti individuati per farli stazionare, iniziano a diventare dei fantasmi sul territorio, molto spesso si macchiano di reati e contribuiscono ad un disordine totale non della società italiana ma del fenomeno migratorio. Non potendolo gestire noi, dovremmo chiedere agli altri Paesi una cosa: arrivano 100 migranti in un mese in Italia? 97 se li dividono loro, 3 se li divide l’Italia, i quali riusciamo ad individuare da dove vengono, se possono restare o se devono essere rimpatriati. Su questo l’Europa è sorda e sono sordi quei Paesi che dicono di aver promosso lo spirito dell’Unione Europea, come la Francia. Questo è assurdo, è inaccettabile e quello di cui io accuso il Presidente del Consiglio è che ancora non è andato a sbattere i pugni sul tavolo, a minacciare l’Europa di non mandandogli più i 9 miliardi di euro all’anno che versiamo regolarmente sul loro conto. Allora, tratteniamo 3-4 miliardi e ci gestiamo tutto il fenomeno migratorio, ma noi così non possiamo affrontarla la questione, perché non abbiamo una struttura preparata, non abbiamo neanche gli spazi. È chiaro allora perché il regolamento di Dublino non sia mai stato cambiato: ci mangiavano tutti sull’emergenza immigrazione, anche i governi precedenti. Inoltre, credo sia necessario cambiare la politica estera, troppo aggressiva soprattutto nella vendita delle armi. Noi dobbiamo stabilizzare, non contribuire al disordine, in regioni come la Libia e le altre zone dell’Africa o dell’Asia in guerra. La politica estera cambia se i paesi capiscono i danni che stanno facendo con le loro industrie belliche e con la loro voracità per il petrolio e per le risorse naturali».

I dati dell’astensionismo in Italia sono allarmanti: in Campania è andato al voto l’11% in meno di elettori rispetto a 5 anni fa. Credi sia una questione di disaffezione politica?
«Oggi l’italiano medio si relaziona con la politica con un tg di cui il 60% degli spazi sono occupati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, con dei talk in cui il 40% degli spazi sono occupati dal partito del premier, quindi ci ritroviamo in una situazione in cui la maggior parte del tempo il cittadino ha la percezione di quello che sta facendo la politica da Matteo Renzi o dal PD. Ciò che cosa produce? L’effetto che io ho sempre rimproverato a Matteo Renzi: dire che le cose vanno meglio quando le famiglie italiane sanno bene che stanno andando peggio. Questo spread tra le parole della politica e la realtà dei fatti ha creato un allontanamento dalla politica sempre maggiore perché se le più alte cariche istituzionali di questo Paese ti raccontano una realtà che non è vera, tu a un certo punto smetti di ascoltarli perché ci si rifiuta di farsi prendere in giro. Noi abbiamo fatto quello che potevamo, abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile i cittadini ma è dura con un governo che non racconta più la realtà alle persone. Quindi, la causa dell’astensionismo è questa: la politica dimentica i veri problemi del popolo italiano ed è vero perché la maggior parte delle persone che stanno in Parlamento guadagnano 15 mila euro al mese e chi guadagna questi soldi non li ricorda neanche più quali sono i problemi della sua vita precedente, figuriamoci i problemi che attanagliano la realtà di ogni giorno».

Quanto manca per vedervi al governo di una città metropolitana, di una regione o del Paese?
«Noi abbiamo avuto un grande successo a queste elezioni regionali perché come ben sapete abbiamo una sola lista di 25 candidati e ci scontravamo con liste di 200 candidati, non abbiamo finanziamenti pubblici, non abbiamo alcun tipo di portatori di voti alla De Mita o ad altri e non ci proponiamo con i soliti vecchi schemi. Abbiamo raccolto € 20.000 di finanziamento privato, cioè dei cittadini che hanno dato un contributo, con quelli abbiamo fatto campagna elettorale in Campania, a differenza di Caldoro e De Luca che hanno speso oltre un milione di euro e nonostante ciò li abbiamo quasi presi, essendo lì a pochi punti percentuali. Che cosa manca? Manca sicuramente la consapevolezza nei cittadini che siamo in grado di governare. Le amministrative se prima erano il nostro tallone d’Achille ora abbiamo dimostrato di potercela giocare anche qui, confermandoci intorno al 20% perché le persone hanno cominciato a vedere come governiamo in altri comuni. La vera sfida sicuramente sarà quella per le città metropolitane, il prossimo anno, quando andranno al voto Milano, Roma, dato che Marino è in procinto di dimettersi, Napoli, Salerno, Bologna, Torino… l’anno prossimo sarà un appuntamento elettorale importante. La cosa sicura è che noi oggi non solo stiamo amministrando bene ma stiamo riparando i guai che hanno fatto quelli di prima, tagliando la spesa pubblica inutile e facendo investimenti e riparando ciò che hanno cambiato quei partiti che dicevano di saper governare».

Il fatto di non avere un leader a livello nazionale è un aspetto positivo o negativo a tuo avviso?
«Questo ce lo devono dire le persone ma secondo me è un valore aggiunto perché il Movimento ha candidato sconosciuti alle regioni e nonostante questo siamo la prima forza politica in Liguria, a Napoli, a Bari, a Genova e questi sconosciuti diventeranno i volti nuovi del Movimento. Quindi io penso al movimento come un’unica forza politica che invece di schierare il leader schiera una comunità di persone che la rappresenta e secondo me questo darà un valore aggiunto a lungo andare perché non crea dipendenza».

Renzi ha definito incostituzionale e come assistenzialismo il vostro ambito reddito di cittadinanza, misura politico-economica adottata in tutta Europa tranne dall’Italia e dalla Grecia. Cosa senti di rispondergli?
«In questo Paese è sempre incostituzionale quello che aiuta le persone mentre è costituzionale ciò che le distrugge come la legge Fornero. Assistenzialismo significa dare soldi senza far fare nulla ad una persona ed esiste già: si chiama cassa integrazione. Evidentemente Renzi o non si è letto la nostra proposta di legge e non mi stupirebbe, o agisce in malafede. Per noi il reddito di cittadinanza significa dare ai 9 milioni di cittadini sotto la soglia di povertà, che secondo l’ISTAT è di €780 al mese e noi li diamo a chi non li guadagna o chi ne guadagna di meno, quindi a compensativo. Chi usufruisce del reddito dovrà fare lavori di pubblica utilità 8 ore a settimana e il resto della settimana glielo impegniamo per fare un corso di formazione per i lavori che servono all’Italia, non il lavoro dei tuoi sogni. Oggi all’Italia servono informatici, agricoltori e artigiani. Entro un anno ti propongo 3 lavori e se non li accetti perdi il reddito di cittadinanza. Questo avviene in forme diverse in tutta Europa. Ma in Europa per esempio non c’è il reato di falsa dichiarazione in reddito di cittadinanza. Noi invece si, lo abbiamo istituito tanto che si rischiano 6 anni di galera se non aggiorni il tuo stato patrimoniale e di reddito rispetto alla dichiarazione. Abbiamo insomma istituito una legge perfezionata su quello che avviene in Europa da 20 anni. Questa è una misura di modernità dell’approccio al lavoro. Lo Stato col reddito di cittadinanza ti viene ad aiutare quando perdi il posto di lavoro: ciò vale per un giovane ma anche per un 50enne che perde il posto di lavoro e ha difficoltà a rimettersi in gioco per mezzo della sua età».

 

Luigi di Maio con la redazione di Informare - Photo credit Antonio Ocone
Luigi di Maio con la redazione di Informare – Photo credit Antonio Ocone

 

In merito al decreto della “Buona Scuola”, quali sono i cavilli che hanno scatenato l’insurrezione di molti?
«Noi non proponiamo niente di nuovo. Sono 3 i problemi principali che attanagliano il mondo della scuola: l’edilizia scolastica, il cambio degli insegnanti ogni anno e le classi pollaio. Questi 3 problemi si risolvono mettendoci soldi e assumendo con un piano quinquennale tutti i precari. Tutto ciò nella riforma della “Buona Scuola” non esiste: prendono i 4 miliardi che vengono dagli ultimi 5 anni di investimenti e li spacciano per nuovi. In sostanza il governo attuale non ci mette nulla. Quindi ci sono meno soldi per l’edilizia scolastica. Inoltre, si assumono solo 48.000 precari rispetto ai 200.000 presenti. Perché Renzi ha fatto questo? Perché deve giustificare il fatto che lui non mette più un euro nella scuola pubblica. Nel documento ufficiale di economia e finanza firmato dal governo c’è il -0,3% di investimenti nella scuola. Quindi c’è un negativo che deve essere compensato con i soldi privati alla scuola, perché a Scampia nessuno mai investirà mentre nelle scuole già belle ci sarà qualcuno che ne approfitterà. La cosa peggiore di questa riforma è che garantisce degli sgravi fiscali per le famiglie che iscriveranno i propri figli in una scuola privata. È una follia. È da questo decreto che è iniziato il declino di Renzi perché il mondo della scuola è un mondo di cultura: non lo prendi in giro con la lavagna su cui racconti le balle. Ciò che ha raccontato lui non c’è scritto nel disegno di legge e questo dirigenti, presidi, professori lo sanno».

Che futuro ti aspetti per l’Italia e per la tua Campania?
«Noi siamo il Paese in cui bisogna fare quelle cose normali che nessuno ha mai fatto. Io sono qui con questo Movimento non per portare chissà quale stravolgimento per la nazione ma per portare quelle 20 cose che nessuno ha mai fatto e che stiamo iniziando a fare nei comuni dove governiamo. In questo Paese la riscossione fiscale non deve essere più usuraria ma coscienziosa. È finita l’epoca del carbone è del petrolio: la scienza ci dice che nel 2050 tutto il petrolio del pianeta finirà e noi che siamo il Paese ad energia rinnovabile per antonomasia deve ambire a funzionare quasi tutto con energie rinnovabili. Se ci diciamo questo noi rilanciamo l’edilizia perché c’è tutto il patrimonio edilizio privato e pubblico da ristrutturare. Significa renderlo più efficiente energeticamente, abbassando del 30% la bolletta energetica degli italiani. C’è bisogno di un reddito di cittadinanza per poter dare una speranza a tutti, come succede in Europa. Dove li prendiamo i soldi? Noi abbiamo da efficientare un bilancio dello Stato che è pari ad 800 miliardi di euro. Per il reddito di cittadinanza servono 17 miliardi di euro, il 2% di tutto il bilancio dello Stato. Per mettere a posto le pensioni serve lo 0,5% del bilancio complessivo. Ogni spesa che fa lo Stato in termini di beni e servizi (penne, telefoni, cartelline, ecc) costa 130 miliardi di euro all’anno. Se noi centralizziamo le spese potremmo risparmiare 40 miliardi di euro. Bisogna ottimizzare la spesa pubblica. Bisogna limitare le spese militari, le pensioni e gli stipendi d’oro; bisogna mettere una tassa sul pedaggio autostradale che in Italia è il più alto d’Europa a concessioni autostradali che pagano le tasse più basse d’Europa, nonché l’1%, mentre a noi ci  aumentano il pedaggio ogni anno Ci sono da fare inoltri gli investimenti nell’efficientamento energetico. Ogni miliardo speso in questo campo 12.000 posti di lavoro, ogni miliardo invece speso per trivellazioni petrolifere porta 500 posti di lavoro. Se si cominciano a fare investimenti nel posto giusto si creano posti nuovi di lavoro. Tagliandoci gli stipendi abbiamo raccolto un fondo da 10 milioni di euro da cui, entro fine giugno, attingeranno per nascere 8.000 imprese innovative. Noi in un mese facciamo nascere 16.000 posti di lavoro in settori biologici, agroalimentari, informatica e per fine anno noi vogliamo presentare i primi 1000 cittadini italiani che erano disoccupati e che oggi hanno un posto di lavoro grazie al taglio degli stipendi dei parlamentari. È questa l’idea di Paese che dobbiamo creare: tagli agli sprechi e fare investimenti giusti».

di Fabio Corsaro
Servizio fotografico a cura di Antonio Ocone

Tratto da Informare n° 147 Luglio 2015

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai… Per aspera ad astra!