Luigi Crispino: nuova star dell’American Ballet Theatre di New York

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Quando il treno passa, devi essere pronto a partire. Luigi Crispino di Frattamaggiore, uno dei tanti paesi della provincia di Napoli, è salito su quel treno. «Il giorno dopo il mio diploma alla scuola di ballo del teatro San Carlo (Giugno 2015) sono partito per New York con una borsa di studio per i corsi estivi all’ABT Summer. È un onore essere l’unico ragazzo italiano nella compagnia nazionale d’America e sapere che qui il mio talento è riconosciuto e ritenuto prezioso». Oggi Luigi è pienamente consapevole dei suoi mezzi e della sua storia, che ha provato a raccontarci in questa intervista.

Com’è nata la passione per la danza?

«Sin da piccolo adoravo muovermi a tempo di musica e a 8 anni sono entrato a far parte della scuola di ballo del Teatro San Carlo. Come tutti i bambini non comprendevo il valore dell’enorme opportunità che avevo, ma con il passare del tempo la passione cresceva esponenzialmente, ispirata dai più grandi danzatori del tempo».

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Quale significato assume nella tua vita?

«Essere un ballerino significa dedicare grandissima parte della propria vita a quest’arte. L’arte racconta la storia, tradizioni, inspira, emoziona e fa riflettere. Tengo molto a cuore la scena e la danza, e ancor di più gli spettatori e le persone che mi seguono in questo percorso di esplorazione artistica senza perdere mai di vista gli altri valori essenziali della vita come la famiglia, gli amici e il benessere».

Chi o cosa ha inciso sul tuo percorso artistico?

«Credo che le persone più importanti nel percorso artistico di ogni ballerino sono coloro che nutrono e formano un danzatore giorno dopo giorno. Per me sono la signora Anna Razzi, ex direttrice del Teatro San Carlo, Raymond Lukens e Franco De Vita ex direttore alla Jacqueline Kennedy Onassis School presso American Ballet Theater».

Quanto conta la disciplina e quali difficoltà ha dovuto affrontare?

«Disciplina, rigore e perseveranza sono qualità indispensabili per un ballerino. È essenziale prendersi cura del proprio corpo ed eseguire quotidianamente allenamenti specifici che uniti all’arte e la passione creano un ballerino completo. Di certo trasferirsi in America non è stato un cambiamento facile, ma grazie alla mia famiglia e alle persone che mi sono state accanto, sono riuscito a superare tutte le difficoltà che si sono presentate».
Per il raggiungimento degli obiettivi spesso occorrono grandi sacrifici, come giudichi la tua generazione? «La mia generazione è composta da tanti danzatori e aspiranti ballerini che come me sono disposti a compiere tanti sacrifici per raggiungere i loro obiettivi. Spesso non ci sono abbastanza opportunità per tutti e tanto talento viene sprecato».

Oltre la tecnica quanto conta l’empatia, l’emotività e la fantasia?

«È indispensabile comunicare emozioni al pubblico. Per esprimere emotività e drammaticità nel movimento è necessaria una tecnica precisa e pulita. Senza tecnica è difficile esprimere quello che si sente e senza emotività la tecnica non è arte, ma solo un esercizio».

Quale personaggio senti più vicino e quale ti ha dato di più?

«Ci sono tantissimi personaggi che mi ispirano, la lista è davvero lunga. Di certo ammiro e stimo Roberto Bolle che ho avuto modo di conoscere nei suoi ultimi anni qui all’ABT».

Tenendo conto dell’attuale contesto pandemico, cosa significa per un artista non potersi esprimere e come vedi il tuo futuro?

«La pandemia e soprattutto il primo lockdown è stato un periodo difficile per tutti. Fortunatamente non mi sono mai perso di coraggio, e anche durante i mesi trascorsi chiuso nel mio appartamento a New York ho trovato modo di danzare, creare e tenermi impegnato. Ho coreografato il mio primo balletto tramite videoconferenza “Threads of memories” presente su piattaforma digitale. Non mi soffermo a pensare al futuro, cerco di vivere al meglio nel presente, sfruttando le opportunità che la vita mi offre giorno per giorno con un solo obiettivo: crescere e diventare la migliore versione di me stesso».

In che modo ha vissuto la “riconoscenza” che il Primo cittadino di Frattamaggiore ti ha conferito?

«È stato davvero un onore ricevere questa “riconoscenza” dal Sindaco Marco Antonio Del Prete. Sapere che il mio comune di residenza supporta e riconosce il mio talento come ballerino e quest’arte, è una grande soddisfazione che allevia il peso di tantissimi sacrifici».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°227 – MARZO 2022

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