Lui è tornato: un avvertimento

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Lui è tornato. Er ist wieder da. Il film di David Wnendt e Timur Vermes sembra una commedia innocua, all’inizio, con questo Hitler goffo e spilungone che si ritrova per caso nel 21esimo secolo e viene scambiato per un attore alla Borat.

Guardateci, sembra dire, tutti assorti nella nostra cultura mediatica e performativa che anche Hitler non ha più artigli.
Ma il tappeto viene presto tirato via. Questo Hitler non è una parodia, ma quello vero. È certo, il vero Hitler non sarà stato un genio, come dimostra l’esilarante inefficienza della Germania nazista e i suoi errori durante la Seconda Guerra Mondiale, ma quando hai un dono per la retorica e per dividere la gente, hai la strada spianata alla dittatura. E il film è null’altro che una versione moderna di come Hitler ha ottenuto il potere la prima volta.
Un artista fallito che sembra avere un dono per dar voce ai tedeschi insofferenti sbanca con un bestseller sensazionalista, e senza nascondere nemmeno per un attimo il proprio animo ripugnante, viene esaltato per avere il coraggio di scioccare il popolo e il popolo inizia a fidarsi di lui più dei politici, più degli intellettuali. E quando ciò accade l’establishment continua a pensare che è innocuo, che può usarlo per i propri scopi, e gli dà spazio, gli dà potere.


E il redivivo Hitler non ci pensa due volte a buttarsi in politica di nuovo, con la gente che, per la seconda volta, gli va dietro credendo che stia solo recitando.
Se la tesi del film vi sembra esagerata, Lui è tornato ha un altro parallelo con i due Borat per farvi cambiare idea. Proprio come in Borat 2, Sacha Baron Cohen impersona vari personaggi dell’ultradestra per interagire con la gente normale e mostrare come questi personaggi sdoganino i peggiori recessi dell’animo umano (razzismo, omofobia, ecc) la stessa cosa fa Oliver Masucci con il suo Hitler, incontrando persone normali e gruppi neonazisti in segmenti mockumentary-candid camera e facendo vedere davvero quante siano le persone che appoggerebbero un reale ritorno di Hitler.
Le risposte? Troppe.
Questo film impone una riflessione, uno sguardo critico anche al nostro Paese. In Italia abbiamo avuto uno scarso remake mussoliniano di questo ferocissimo libro e film, senza ottenerne lo stesso successo di critica e botteghino. Ragione? Troppo poco mordente, a detta di molti.
Troppo poco coraggio nell’affrontare un tema come il ritorno del fascismo e del neofascismo in Italia, soprattutto quando da noi l’estrema destra ha seduto in tutti i vari governi di centrodestra successivi a mani pulite, sdoganata dal partito azienda e oggi disponibile in due gusti, uno verde padano e l’altro ultracristiano urlato in romanaccio.
Forse è proprio per questo che non c’è stata la volontà, perché l’ombra nera del ventennio siede in Parlamento sin dalla primissima legislatura, senza aver mai pagato per la nostra complicità nell’Olocausto, negli eccidi in Africa, nella guerra civile vinta da potenze straniere, gente comune, soldati devoti al popolo e partigiani troppo spesso insultati da chi dice di amare la ‘patria’.
Quante volte, ancora, si deve dar voce agli estremisti, giustificandosi con la scusa del “non hanno paura di dire le cose come stanno” e “sono contro l’establishment”?
Tocca guardarci in faccia, ecco cosa ci dice Lui è tornato.

di Lorenzo La Bella

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°215
MARZO 2021

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