Una poltrona in pelle emette il suo ultimo crepitìo, mentre un Uomo prende il suo libro, il suo giornale, si alza, e serenamente va via.

È così che penso all’uscita di scena di Luciano De Crescenzo, uomo d’amore, simbolo dell’essenza Partenopea da lui sempre raccontata, difesa e amata. Penso anche al fatto che alzandosi da quella immaginata poltrona, abbia preso sotto braccio Andrea Camilleri… e che Napoli e l’Italia intera saranno più poveri, o forse addirittura miseri perchè vedete, non è il rumore della pelle della poltrona che ci ha scosso, bensì il vuoto lasciato su di essa.

Non eravamo pronti Professò, non ci pensavamo neanche minimamente a vederti andare via.

Mi sono chiesta più volte quale fosse stato l’omaggio che avrei voluto fare, cosa dire. Avrei potuto riempire queste righe con i suoi cenni biografici, scrivere un banalissimo e a tratti vergognoso necrologio, ma non è nella mia etica.

“Permettete un pensiero poetico?”: Chi è dedito all’arte non muore mai. Credo che De Crescenzo abbia lasciato che piangessimo sul vuoto di quella poltrona per andare a riempire ancora le strade di Napoli con i suoi film, i suoi libri, la sua voce. Si piange sul vuoto mentre la cultura fiorisce nel ricordo.
Marina Confalone sarà ancora di fronte alla lavastoviglie “ca nun vò faticà”, Riccardo Pazzaglia sarà ancora circondato dalla folla mentre tiene sotto braccio l’iconico cavalluccio rosso, e il brigadiere starà ancora scremando le denunce del 32 Dicembre… “Furto, furto, furto con scasso, furto, furto con scasso…”

Tutto resta intatto ed eterno nel ricordo, che il popolo Napoletano immancabilmente coltiverà, perchè Partenope è da sempre e sarà sempre dolcissima amante di Bellavista; amore ricambiato quasi con devozione.

Mi stringo quindi in quell’angolo tra cielo e terra, dove il mio ricordo si ferma per tenere vivido e chiaro il sapere che quest’uomo ci ha lasciato. Questo è il miglior modo per rendere omaggio al Professore di tutti.

Voglio celebrare non solo la mia fortuna nell’aver avuto la possibilità di conoscere ciò che Luciano De Crescenzo ci ha insegnato, ma anche un ideale che lega indissolubilmente me e questa redazione al pensiero, alla cultura, alla filosofia, all’arte di Bellavista:

“Voi invece siete coraggiosi. La notte mettete una bomba sotto una saracinesca e vi sentite degli eroi. Magari o’ piano e’ sopra sta ‘nu povero vicchiariello che dorme, ca c’appizza a’ pelle, ma a vuje che ve ne ‘mporta, siete disoccupati, avete l’alibi morale.
Siete napoletani, e ammazzate Napoli…

Ah già, poi ve vulevo di’ n’ata cosa: ma tutto sommato, nun è che fate ‘na vita e’ merd’? Perchè penso io: Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi. Poi anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli… ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?”

E così parlò Bellavista.

Grazie, Professore.

di Daniela Russo

 

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