Luciana Pennino: «Io, un’araba fenice»

Lucia Pennino

È il diciottesimo mese post licenziamentum. Quando ho iniziato a ricoprire il ruolo di disoccupata occupatissima a cercare nuova occupazione, non sapevo che avrei dovuto aspettare 18 mesi. Ed è anche questo che distrugge, molto spesso: non sapere quanto durerà, il brutto periodo. Avrei voluto che qualcuno, a fattaccio avvenuto, mi avesse avvertito con un «devi patire 17 mesi e il primo giorno del diciottesimo troverai qualcosina buona per te». […] Invece no, alla vita piace procedere con effetto suspense, effetto schiattamento in corpo”.

È uno dei passi tratti da Primule fuori stagione, il primo romanzo di Luciana Pennino (in foto). Classe 1965, risiede a Napoli, dove ha sempre vissuto. «Con la mia città, che ha un ruolo importante nel romanzo, ho un rapporto di attrazione e repulsione. Mi sono occupata di tante cose, nella vita, ma non per incostanza, quanto piuttosto, direi, per poliedricità, e per bisogno di pormi continuamente nuovi obiettivi. Sono un’Araba fenice, e dalle ceneri sono sempre felicemente rinata», afferma. Uscito a fine novembre 2017, il romanzo ha subìto molteplici battute di arresto e ripartenze, fino all’editing, durato circa nove mesi: «L’ho incentrato soprattutto sulla caratterizzazione dello stile, che in qualsiasi romanzo è, secondo me, più significativo della trama». Il focus si sposta sulla protagonista: «Non le ho dato un nome, perché sono stata certa, sin dal primo momento, che ciò avrebbe contribuito all’identificazione da parte di molte donne, creando un’empatia maggiore tra il soggetto di cui si narra e chi legge».

 

"Primule Fuori Stagione" di Lucia Pennino
“Primule Fuori Stagione” di Lucia Pennino

 

Nel soggetto del romanzo ci sono però molti aspetti di Luciana: «In primis, sicuramente quello dell’ironia e dell’autoironia, ma anche la capacità di risollevarsi dalle cadute con tanta grinta. C’è, però, molto altro che non mi appartiene, né come esperienze di vita né come caratteristiche. Piuttosto, direi che la protagonista rappresenta tante donne, in età “matura”, che hanno a che fare con i piccoli/grandi eventi del quotidiano, e, in più, con qualche dramma che viene a sconvolgere il programmato ordine delle cose. Ma non perdono mai la voglia di farcela!». Nel testo ci sono tanti personaggi in cui la protagonista si imbatte: «Con alcuni di essi si relaziona in maniera significativa, condividendo una parte del percorso esistenziale; con altri in maniera occasionale, ma non per questo superficiale. Come capita a tutti noi, relativamente agli incontri lungo il nostro cammino: da alcune persone prendiamo le distanze, ad altre ci affidiamo, in altre ci identifichiamo».

Per l’autrice scrivere è terapeutico: «È un modo per sciogliere i nodi dell’anima, per analizzare i fatti in maniera più lucida; è un’occasione per fare delle confidenze, forse con maggiore disinibizione, perché in quel preciso istante non ho davanti a me i destinatari di quelle rivelazioni. Ed è terapeutico anche pubblicare, perché è un vero e proprio atto di coraggio!».Luciana Pennino è una donna dotata di grande sensibilità: «Devolverò i diritti d’autore del libro a un’associazione a cui sono legata da anni, “Tesfà Onlus pro H.E.W.O.” di Napoli, per sostenere il nuovo reparto di maternità dell’ospedale H.E.W.O. di Quihà-Macallè, nel Tigray, in Etiopia».

di Teresa Lanna

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.