LucEssenze: Arnaldo Taddei in mostra alla Casina Pompeiana

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Fino all’11 settembre a Napoli, in Casina Pompeiana, sarà in mostra una personale di Arnaldo Taddei, lightdesigner e fotografo napoletano. Danese di adozione che ritorna nella città natale per mostrare i suoi magnifici disegni, in cui la luce è protagonista assoluta dei suoi scatti.

Il titolo dell’esposizione, “Ripensamento”, intende rievocare l’etimologia della parola “fotografia”, che deriva dalle parole greche phōs (luce) e graphé (disegno). Dunque, disegno con la luce.
Concetto che rimanda a Gjon Mili, enfant prodige albanese-americano, che nel 1949 fu inviato dalla rivista newyorkese Life a mostrare a Pablo Picasso le sue sperimentazioni con la luce e il movimento, ben rappresentate dalle foto della pattinatrice Carol Lynne con le luci attaccate ai suoi pattini. Picasso, sperimentatore per eccellenza, rimase affascinato dai suggerimenti di Mili e di come con una piccola lampadina elettrica in una stanza buia, si riuscisse a disegnare l’aria.

In un’amichevole chiacchierata con Sara Ramondino, Taddei confida che fin da piccolo era attratto dalla luce. «Mi colpiva molto la luce che entrava nella mia camera, ricordo che, dove arrivava, vi ponevo un oggetto per poi ammirare l’ombra che si creava».

Col tempo, Taddei inizia a fotografare questi effetti ottici che lo colpivano da bambino, fino a diventare un hobby, una passione e, infine, un lavoro. La corrente artistica a cui si è particolarmente ispirato è quella dei pittori del Rinascimento. «Michelangelo ha fatto scuola agli altri pittori, alla fotografia e al cinema. Ha insegnato al mondo intero come ottenere effetti di luci.
Ci ha insegnato a sistemare i fasci di luce per determinare un certo effetto, come, ad esempio, un volto che viene fuori dal buio.
Aver seguito negli anni – ha continuato il fotografo napoletano – vari direttori della fotografia nella loro espressione artistica, e aver conosciuto gli sviluppi della tecnologia digitale quando mi sono trasferito a Copenaghen, ha influenzato notevolmente la mia formazione».

Il rosso è il colore più ricorrente nei suoi scatti, questo al fine di rievocare la lava del Vesuvio e la sua vivacità. La potenza e i colori del fuoco del vulcano si fondono con le sfumature rossicce dei capelli delle ragazze danesi.
Due mondi opposti e paralleli – quelli di Napoli e Copenaghen – si fondono nelle pennellate e nelle tonalità delle sue opere.
Un incontro di culture e tradizioni che solo chi ha modo di visitare quest’interessante mostra di arte digitale, ha l’opportunità di percepire.

Non è un caso che il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, Gaetano Gangi, paragoni l’arte fotografica a vera e propria pittura, dove le immagini sembrano assomigliare a dipinti di un artista contemporaneo, che si diletta nel dare forma a figure e oggetti con diverse pennellate di colore.

Impressione che recepisce anche Deborah Di Bernardo, che commenta:informareonline-carol-lynne

«Colpiscono abbagliando, le opere di Taddei esposte in mostra. Volti e occhi di donne si succedono alla parete immergendo lo spettatore quasi in una sorta di tridimensionalità, come se l’immagine attraverso quegli sguardi volesse avvolgerti, catturarti e farsi vivere intensamente come pura esistenza.
La luce è dunque protagonista assoluta, l’essenza e l’accento di ogni figura che illustra, voce narrante di un percorso visivo in cui le immagini scorrono incessanti, simili e diverse tra loro come piccoli frame di una pellicola cinematografica.
Ognuna con un particolare sottolineato ad hoc ed allo stesso tempo legate insieme a costituire la trama dell’esistenza. Metafora di una corsa alla vita, alla spasmodica voglia di viverla con curiosità nel suo perpetuo divenire».

Dunque, un invito a non perdere questa esperienza visiva di coinvolgimento in un’essenza di luce, rafforzata anche dagli effetti delle lampade domotiche del maestro ceramista Vincenzo Franco, esposte nell’atrio della Casina.

informareonline-lucessenze

di Deborah Di Bernardo, Sarah Ramondino, Bruno Marfè

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

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