Luca Urciuolo: «La musica permette anche di sognare»

Luca Urciuolo

Intervista al maestro d’orchestra de “La Cantata dei Pastori”

 

Considerato uno dei direttori più versatili, Luca Urciuolo è un musicista completo dotato di un’innata e intensa musicalità grazie alle sue capacità tecniche. Compositore, pianista, fisarmonicista, direttore ed esecutore di musiche per numerose e prestigiose opere. Eclettico nella vita e nell’arte, per il maestro Urciuolo l’Opera deve poter regalare qualcosa di nuovo ogni volta che la si porta sul palcoscenico.

Nato a Napoli nel 1972, inizia lo studio del pianoforte all’età di quattro anni, nel 1993 fonda il quartetto “Nero Italia”, quattro personalità si fondano in uno stile musicale innovativo, in cui nascono le opere “Il suono delle radici” e “Distanze”, esibendosi in numerose tournée nei maggiori teatri e festival di Spagna, Francia e Italia. Una tecnica raffinata e un talento geniale per le sfumature sonore, sono le caratteristiche principali che fanno di lui uno dei musicisti più richiesti della scena musicale italiana.

Continua ad imporsi sempre più come uno dei direttori d’orchestra più interessanti del panorama odierno, scritturato in numerose produzioni, ed ha intrapreso una promettente e impeccabile carriera, collaborando con molte delle più importanti orchestre, e con artisti nazionali ed internazionali tra i quali: Peppe Barra, Isa Danieli, Jamese Senese, Nino Buonocore, Ron, Lucio Dalla.

 

Luca Urciolo
Luca Urciuolo

 

Come definisce la musica? Qual è secondo lei il segreto del compositore?
«Ho incontrato la musica all’età di 3 anni, e sono stato invaso da questo forte sentimento, per cui la musica per me è una cosa importantissima ai fini proprio della vita stessa, proprio per migliorare la qualità della vita, delle persone. Oggi le persone sono invase da musica che però intossica la loro alimentazione culturale, piuttosto che elevarla. Il segreto del compositore è l’ascolto, e la metabolizzazione e improvvisamente esce fuori quello che deve uscire, senza preavviso, non ci sono delle cose scandite da un avvenimento o da un’emozione in particolare, queste cose durano poco. La durevolezza della musica è dettata da questo tipo di pratica indiretta, metabolizzare e poi improvvisamente partorisce».

Le musiche ed effetti sonori de “La cantata dei pastori”, in cui l’orchestra di 8 elementi è capitanata da lei. Come si sente ad essere stato scelto per questo progetto così importante?
«C’è stato un evento particolare a 8 anni, in cui ho scoperto la musica di Bach quindi all’interno di questo tipo di scoperta tutto quello che era attorno, era un po’ decaduto, tutto quello che era attorno come la musica di intrattenimento per i bambini improvvisamente non esisteva più. Ero venuto in contatto con qualcosa di così forte che aveva toccato tanto le mie corde che il resto era diciamo automaticamente ridimensionato. Vidi per la prima volta in televisione Peppe Barra, che faceva la Serenata di Pulcinella, rimasi colpito dal suo modo di fare teatro e di fare musica. Ho iniziato a collaborare con Peppe, fino a che siamo arrivati ad unire quello che era il percorso attuale con il suo percorso passato che è appunto “La cantata dei pastori”, che portiamo in scena da 20 anni, ed è stato un pochino inserirsi in una favola musicale e teatrale».

Come e da cosa nasce il quartetto NeroItalia?
«Sentivo l’esigenza di fare composizione, di scrivere musica, e nel 1993 con l’incontro con altre tre persone straordinarie avevamo tutti dei punti di vista diversi, io fondamentalmente venivo da questa grandissima passione per la musica classica. E quando lo stesso intento comune, venendo da realtà completamente diverse nacque questa band molto interessante, in cui c’era un genere completamente indefinibile, noi avevamo la possibilità di unire qualcosa di virtuoso con qualcosa di molto comunicativo a livello emozionale, questo ci restituiva delle soddisfazioni che durarono fino al 1999 con il quale ho fatto due dischi abbastanza attuali».

Perché da pianista ha scelto di dedicarsi ad uno strumento particolare “La fisarmonica”?
«Mi ero appassionato di uno strumento a fiato, ebbi gravissimi problemi di asma, non potevo suonare uno strumento a fiato, venni a contatto con la fisarmonica, era uno strumento a tastiera però che si comportava come uno strumento a fiato. All’interno del progetto NeroItalia c’era l’esigenza di registrare qualcosa con la fisarmonica, ne comprai una che aveva fatto la seconda guerra mondiale, una fisarmonica tedesca che aveva un suono molto caldo e dal 1995 non l’ho mai cambiata, quando la provai fu amore a prima vista».

Progetti per il futuro?
«Di poter fare tantissima musica, di quella che possa comunicare ed emozionare, possa far bene alla mente e all’anima contemporaneamente perché oggi viviamo in una situazione in cui o viene presso d’assalto la testa o l’aspetto emotivo. In programma ci sarà uno spettacolo di Ruggero Cappuccio, nel quale prenderò parte a partire dal 24 gennaio al 4 febbraio al San Ferdinando, in qualità di co-compositore e pianista. Arriverà un nuovo disco con i NeroItalia, e ancora un disco nuovo come solista e altri progetti fino alla prossima tournée con Peppe Barra questa estate».

di Chiara Arciprete

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018