Luca Abete e l’urlo unanime #NonCiFermaNessuno

Luca Abete e l’urlo unanime #NonCiFermaNessuno

Arriva anche alla Federico II di Napoli la “legge dei clown”

L’esperimento di comunicazione che sfida i luoghi comuni e il pessimismo generale è arrivato questa mattina, presso la sala Pessina di corso Umberto 40, a Napoli. “L’uomo dalla pigna in pegno”, Luca Abete, ha promosso e organizzato il tour motivazionale #NonCiFermaNessuno ed è arrivato, riscuotendo grande successo, al suo quarto anno consecutivo.
Luca Abete ha deciso di girare l’Italia e ha tra i suoi obiettivi il girovagare tra gli studenti per raccontare la sua storia descrivendola attraverso le sconfitte che portano ad inevitabili successi e alle difficoltà che ha incontrato prima di giungere ad alcuni trionfi. Questa mattina, l’inviato di Striscia La Notizia, ha raccontato alla platea presente presso la sede centrale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II dell’importanza dei sogni e dell’ottimismo.

«Studiavo architettura qui a Napoli e, un giorno, ho deciso di iniziare a lavorare come animatore ai matrimoni. Lavoro umile, non di prestigio come credono molti. Eppure io ero quel domatore di piccoli pesti che capì subito che non esistono lavori umili ma modi umili di fare lavori. Io mi sentivo come Fiorello nello show del sabato sera: se c’era un festeggiato andava festeggiato per davvero. Questo è un passaggio fondamentale: fare le cose per bene è il segreto per trovarsi fra le mani grandissima fortuna. Mi sono trovato nel giro di pochi mesi richiesto da tutti. Dunque lavorare sodo, indipendentemente da quello che è il nostro obiettivo nella vita, è il segreto per volare ed essere contenti veramente».
Senza saperlo Luca stava creando un comitato elettorale formato da bambini e genitori che lo avrebbero votato qualche anno più tardi affinché arrivasse sugli schermi come inviato di Striscia La Notizia. Oggi ha dato un nome a questo fenomeno, “la legge del clown”: non esiste alcuna unità di misura per pesare quello che diamo o quello che riceviamo e allora senza strumento, bilancia o misuratore la migliore cosa è dare senza voler nulla in cambio, svolta alla quale ognuno di noi può e dovrebbe aderire.

L’ottimismo di Luca Abete lascia trasparire che sulla stessa lunghezza d’onda c’è un altro concetto che può fare la differenza : la continua sperimentazione di ciò che siamo. Molto spesso, soprattutto i giovani sono rinunciatari, chiusi a riccio in quella che gli studiosi chiamano “confort zone”, un’aria di confort fatta di ripetute azioni quotidiane. È il mettere piede, ogni tanto, fuori quest’aria di confort che può determinare il caso, o la fortuna.
«Un giorno mi sono trovato a fare il clown e non ho fatto ridere nessuno, una vera tragedia! Io non ero pronto ma per fortuna nelle vita bravi non si nasce piuttosto ci si diventa. Pensai che se ce la facevano gli altri potevo farcela anch’io e quindi nel giro di poco sono diventato un clown. Ebbi un’opportunità di lavoro a Roma e li mi sono reso davvero conto che quella dimensione sociale ed essere in contatto con gente che neanche conoscevo poteva rappresentare per me un salto di qualità. Scelsi allora di buttarmi nel mondo dello spettacolo. Ma come si fa partendo da Avellino, senza alcuna conoscenza sebbene molti dicono sia fondamentale?»

Luca Abete, dopo l’esperienza da clown decide allora di scrivere un format, il “Marameo Show”, suo più grande e orgoglioso progetto.
L’aspirante showman arriva al colloquio con il redattore e si rende conto di avere un’importante arma chiamata passione che avrebbe contribuito al suo successo. E se in una società globalizzata come quella odierna ci lasciano credere che il successo sia avere soldi, followers digitali, essere riconosciuti ed avere il potere tra le mani allo stesso tempo vanno rivisti i restrittivi parametri di felicità. Siamo bombardati da un messaggio che, purtroppo, ci penalizza e va cambiato. Va portata avanti la dignità dei sogni e va trovato il giusto compromesso del successo cucito su misura ad ogni carattere.
«Il vero successo è quel giuso mix tra quello che siete, quello che vorreste fare e quello che avete tra le mani», conclude Luca Abete.

di Giovanna Cirillo