Lorenza Foschini: “Il vento attraversa le nostre anime”

Lorenza Foschini scrive l’amore di Marcel Proust e Reynaldo Hahn

Parigi, estate 1894. Due giovani ragazzi intrecciano per caso i loro destini, incontrandosi tra gli sfarzi e la raffinatezza dei salotti parigini: Reynaldo Hahn è un compositore prodigio, apprezzato e affermato; Marcel Proust, poco conosciuto, è invece alla ricerca di celebrità. Tra i due nasce un amore grande, che si consuma negli ambienti protetti dei salons per tre anni, evolvendo poi in una particolare amicizia che durerà fino alla morte di Proust, nel 1922.
Lorenza Foschini, giornalista ed ex conduttrice del Tg2, rende omaggio all’amore e all’opera di Proust, ricostruendo meticolosamente, attraverso lettere e documenti occultati per oltre un secolo, il profondo legame che l’autore della Recherche ebbe con Reynaldo Hahn. “Il vento attraversa le nostre anime” è il racconto dell’amore che segnò per sempre, a dispetto dei tempi, la vita e l’opera di colui che fu Marcel Proust.

Come nasce il titolo del libro e a cosa si riferisce?

«Il titolo per l’edizione italiana è enormemente significativo: quando scoppia l’amore tra Reynaldo e Marcel, uno ha diciannove anni e l’altro ventidue. Reynaldo Hahn, allievo di Massenet, prende dal suo maestro l’abitudine di annotare pensieri, impressioni al margine dello spartito a cui sta lavorando e così noi abbiamo la fortuna di vedere “in diretta” lo scoccare di questo amore, quando i due si incontrano, ospiti nel salotto di Madame Lemaire, e ad un tratto Hahn scrive sul suo spartito “il vento passa attraverso le nostre anime”: io l’ho trovato bellissimo e l’ho semplicemente tradotto, quindi il titolo me l’ha suggerito Reynaldo Hahn».

In che modo hai ricostruito la storia di questo legame, a lungo osteggiato e nascosto dalle rispettive famiglie?

«Tramite le lettere che i due si scrivono negli anni. Purtroppo possiamo godere solo di poche; Proust in realtà ha scritto molte lettere, lui era un grafomane, un compulsivo, ma di Hahn ne abbiamo una quindicina. Su questa storia d’amore molto importante, la più importante della vita di Proust come lui scrive e come io ricordo, è stato calato un imbarazzatissimo velo di pudore borghese, perché la relazione omosessuale di Proust era considerata molto sconveniente dalla sua famiglia.
Per la nipote, erede di tutte le carte, nessuno poteva neanche accennare a questo amore o all’omosessualità di Marcel. Dal 1922, anno della morte di Proust, per parlare liberamente di Reynaldo abbiamo aspettato quasi un secolo. Solo di recente infatti si è potuto affrontare questo tema, che non è un pettegolezzo, ma uno degli elementi portanti della Recherche: l’amore. Proust è il primo, dopo i classici antichi, che parla di omosessualità nella letteratura contemporanea, come in “Sodoma e Gomorra”, anche se lui non si riconosce mai come tale e non ammette di esserlo».

L’opera di Proust è stata in qualche modo influenzata o ispirata dalla figura di Hahn?

«Proust ci teneva molto a dire che ciò che scriveva non si richiamava ad una sola determinata persona o ad un preciso evento. Quindi io non mi permetterei mai di dire che Reynaldo ha ispirato, ad esempio, “La strada di Swann”, però sono sicurissima che la storia d’amore tra lui e Reynaldo abbia avuto un’enorme influenza sulla concezione dell’amore che ha Proust, che è modernissima e quasi rivoluzionaria, divisa in una fase eroica, una di innamoramento e l’ultima di dolore, dominata dalla gelosia e dal possesso; questa concezione che troviamo nella Recherche, di amore come malattia (Proust fa dire a Swann “l’amore è una malattia incurabile”), questa idea assolutamente nuova di certo nasce dall’esperienza vissuta in quei tre anni con Reynaldo, tant’è che nelle lettere che io riporto vi sono molti spunti che poi troveremo nell’amore tra Swann e Odette, soprattutto riguardo la gelosia e il tormento».

Che risonanza può avere nel mondo attuale la lettura di una storia d’amore omosessuale risalente alla Belle Époque?

«Secondo me è importantissima, perché in questa storia ci sono due elementi molto attuali: entrambi i protagonisti sono omosessuali e sono ebrei, Proust per parte di madre e Hahn per parte di padre; e lo vediamo, lo leggiamo nelle cronache, sono passati cento anni dalla morte di Proust e ancora l’omosessualità e l’ebraismo sono motivo di tensione in molte società, anche per l’occidente sviluppato, e questi sono secondo me temi delicatissimi. Io ho scritto questo libro anche con un occhio attento verso l’attualità».

di Lucrezia Varrella

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

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