L’Ordine dei Giornalisti della Campania in prima linea

Intervista al Presidente Ottavio Lucarelli

Il 2019 non è stato un anno da ricordare per il giornalismo italiano, ancora tanti i cronisti minacciati, con episodi che ci fanno comprendere quanto l’Italia sia ancora lontana da una piena libertà di cronaca. Abbiamo affrontato anche quest’argomento con Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, che non si è risparmiato nel farci comprendere la gravità di alcuni episodi e l’impegno dell’Ordine a favore di una vera libertà di stampa.

Ottavio, quest’anno abbiamo nuovamente assistito a diverse minacce nei confronti dei giornalisti. Una delle ultime aggressioni ha visto coinvolto il direttore di CampaniaNotizie, Mario De Michele, che poteva essere raggiunto da una scarica di colpi. Qual è il bilancio dell’anno appena passato sotto questo tragico aspetto?

«Voglio ringraziare la redazione di Informare che rappresenta un punto di riferimento per l’informazione libera, in un territorio di frontiera. Su proposta dell’Ordine dei Giornalisti della Campania si terrà probabilmente a Napoli un incontro sulla sicurezza dei giornalisti, con il Governo e l’Ordine dei Giornalisti nazionale, dove inviteremo innanzitutto i giornalisti minacciati, anche se vorrei che fosse un sopralluogo nelle zone di Caserta, considerate più calde sotto questo aspetto. Mario De Michele, su interessamento del Procuratore Capo di Napoli, Gianni Melillo, ha avuto subito una forma di protezione ed in seguito anche la scorta confermata dal Ministero, e questo è un dato molto importante. Dobbiamo sempre ringraziare i magistrati, le prefetture e tutte le forze dell’ordine per i rapporti instaurati con l’Ordine della Campania e per la tutela che danno ai giornalisti. Quello di Mario De Michele è un episodio particolarmente grave: non si sparava contro un giornalista in Campania da 34 anni, da quando fu ucciso Giancarlo Siani, quindi è scattata subito una grande mobilitazione. Noi come Ordine siamo prontamente intervenuti. Le aree più calde attualmente sono Napoli nord e la provincia di Caserta, dove ci sono quelli che noi chiamiamo “Giornalisti di frontiera”, i quali operano con maggiore difficoltà».

Il nostro Paese continua ad essere in fondo alle classifiche in merito alla libertà di stampa e questo per i giovani è un dato estremamente preoccupante. A cosa può essere dovuto uno scivolamento così in fondo alle classifiche?

«Tutte le graduatorie, di qualsiasi tipo, seguono dei parametri: in quelle sulla libertà di informazione nel mondo pesano due elementi, entrambi motivi che giustificano il nostro essere molto indietro e il non recuperare. In primis, le minacce ai giornalisti che, siccome continuano, io credo che saremo ancora indietro poiché non accadono solo in Campania. Altro elemento fondamentale, è il fatto che nella nostra legislazione sia ancora previsto il carcere per i giornalisti. Se guardiamo ai fatti, il pluralismo dell’informazione c’è: i giornali escono nonostante le difficoltà e questa pluralità va assolutamente difesa, è una parte fondamentale della libertà di informazione».

Parliamo di querele temerarie: la nostra legislazione difende i giornalisti oppure dovremmo avvicinarci di più ad una normativa “modello americano”?

«L’Ordine dei Giornalisti Nazionale da tempo ha presentato una proposta di legge in merito, ed è molto semplice: quando una persona presenta una richiesta di risarcimento danni nei confronti di un giornalista, spesso lo fa per intimorirlo, considerando che a volte non si tratta nemmeno di redattori ma di collaboratori.
Se, alla fine del processo, questa richiesta risultasse infondata, il soggetto che ha richiesto il risarcimento danni dovrà poi versare una percentuale nei confronti del giornalista che ha lavorato bene, proporzionata al danno professionale creato al cronista. Noi ci auguriamo che al più presto venga approvata, speriamo sia l’anno buono».

Morti bianche sul lavoro: ennesimo record negativo per l’anno appena passato, un problema davvero drammatico del nostro Paese su cui la politica si dimostra ancora inefficace. Cosa può fare il giornalismo?

«Questo è un altro tema su cui l’informazione è molto attenta, poiché lo è sicuramente di più quando si tratta di disgrazie. Eppure, credo che dovremmo in qualche modo realizzare delle inchieste, dando un contributo preventivo come mondo dell’informazione: è un lavoro impegnativo che fa parte di un giornalismo d’inchiesta che va sicuramente irrobustito».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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