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“Lookdown” da Napoli al deserto arabo: il viaggio dell’opera di Jago

Ciro Giso 02/12/2021
Updated 2021/12/03 at 5:57 PM
4 Minuti per la lettura

La installò in Piazza del Plebiscito in una sola notte, nel Novembre 2020. L’opera dello scultore frusinate Jacopo Castillo, in arte Jago, da quel momento fece il giro del mondo. Un bimbo nudo e chiuso in sé stesso, in posizione fetale e ancorato a terra con una catena, a rappresentare il suo cordone ombelicale.

Simbolo di disagio e impotenza, Jago lo ha chiamato “Lookdown“. Guarda in basso, un’esortazione potente contro l’indifferenza generale che ancora oggi ci perseguita. Un messaggio chiaro e sincero, che colpiva e colpisce ancora in tempo di pandemia.

Jago: “La mia opera un invito a guardare in basso”

All’indomani della deposizione in piazza a Napoli, l’opera di Jago destò curiosità e fu anche aspramente criticata. Il significato di quel bimbo non era subito intuibile. L’artista intervenne per chiarire il senso del suo lavoro: «È un gioco di parole sul lockdown e un invito a guardare in basso, specialmente in questo momento in cui larghe fette della società sono più fragili, rese vulnerabili dalle conseguenze della pandemia di natura sociale ed economica. Il significato – esorta l’artista – andatelo a chiedere a tutti quelli che, in questo momento, sono stati lasciati incatenati nella loro condizione».

E vennero momenti difficili anche per la stessa opera. Proprio nel dicembre 2020 girò un video su Tik Tok che ritraeva un gruppo di ragazzini intenti ad assaltare la statua a calci, fino a romperne dei pezzi: l’opera era stata danneggiata. Mentre una parte di Napoli urlava a vuoto contro il gesto cieco e violento, l’artista mise in pratica i valori scolpiti nelle sue opere, e perdonò i ragazzi, invitandoli nel suo studio. Compreso il gesto, uno dei giovani disse dopo: «Non ci posso pensare: da una cosa negativa che abbiamo fatto con un po’ di superficialità, è nata una cosa bella».

Il viaggio di Lookdown verso il deserto

Il bambino di Jago ha dormito in Piazza del Plebiscito circa sei mesi, per poi tornare nello studio temporaneo dell’artista alla Sanità, nella chiesa di Sant’Aspreno. Poco si conosceva sul suo futuro: sono tante le opere di Jago esposte nel mondo, ma a Lookdown non era destinata alcuna collocazione precisa.

Ma con un veloce video via Instagram e senza alcuna spiegazione, Jago ha recentemente annunciato il viaggio di Lookdown verso il deserto dell’emirato arabo di Fyujairah, a quasi seimila chilometri da Napoli. A fargli da sfondo non più le architetture partenopee ma le catene montuose di una località definita come il gioiello del Medio Oriente.

Per gli intrepidi che volessero visitarlo, lo scultore ha lasciato le sue coordinate: 25°22’08.6″N 56°02’57.7″E. Fece lo stesso quando lasciò l’opera a Napoli. Come avvenne un anno fa, così anche stavolta questo gesto ha un significato preciso: mettere nuova luce sulla sua arte virale, che vive di significati nascosti e si nutre della nostra curiosità. E chissà cos’altro ci attende dal genio di Jago.

di Ciro Giso

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