“Lontano dalla Riva”: il libro di Giusy Orbinato

«Viviamo in una società in cui la “persona normale” è solo quella che cammina su due gambe».

Giusy Orbinato è una ragazza, come si definisce lei stessa, di 35 anni che non ha nulla di diverso rispetto alle sue coetanee se non fosse per la sua disabilità, che l’ha accompagnata sin dalla nascita costringendola a rimanere su una sedia a rotelle fino ad oggi.

Nonostante tutte le complicazioni incontrate durante la sua vita, Giusy è riuscita comunque a costruirsi una sua personalità e una serie di interessi, togliendosi anche qualche piccola soddisfazione, tra cui la laurea in Scienze dell’Educazione e la specialistica in Scienze della Formazione Continua. Ma la più grande gratificazione arriva nell’estate di quest’anno, quando la giovane donna decide di autopubblicare “Lontano dalla riva”, libro nato e scritto un po’ per caso dalle confidenze fatte ad un’amica in cui l’autrice svela tutte le sue preoccupazioni, le incertezze, gli stati d’animo, le idee etc.
“Lontano dalla Riva” rappresenta una sorta di piccolo rifugio nel quale Giusy mette a nudo se stessa, si sfoga, riesce veramente a raccontarsi fino in fondo, forse un po’ troppo, in una società che spesso tende ad emarginare le problematiche e a non garantire i diritti delle persone che vivono la sua stessa condizione. «La ragione principale che mi ha spinta a scrivere “Lontano dalla Riva” è nata dal fatto che siamo ancora abituati a vedere la persona disabile come un essere da proteggere, come un fiorellino indifeso che non ha carattere e personalità. Ho la necessità di dire che non è così: prima di essere la mia malattia, io sono una persona come tutte le altre».

Le parole di Giusy fanno veramente effetto e ci permettono di ragionare sulle difficoltà che hanno le cosiddette persone “normali” di considerare uguali a loro i portatori di disabilità.

Ora la domanda sorge spontanea: cos’è la normalità nel 2020? La disabilità può essere ancora considerata fattore distintivo in una società che di normale ha ben poco? «Viviamo in una società in cui la “persona normale” è solo quella che cammina su due gambe. È l’idea di normalità che è sbagliata, dovremmo avere un’educazione che ci porti a ritenere la normalità come qualcosa di soggettivo», dice l’autrice.

Sarà proprio la diversità e l’emarginazione sociale a far incontrare i due protagonisti principali del libro: Giusy, appunto, e Alex, giovane modello ricco e famoso ma con il problema della tossicodipendenza.
«Entrambi vivono due diversità: l’essere disabile e l’essere tossicodipendente. L’idea è stata quella di mettere due realtà completamente diverse a confronto, che vivono una condizione difficile e che iniziano pian piano a capirsi e volersi bene, imparando l’uno dall’altra. Ho giocato sul rispetto, non ho giudicato Alex per la sua condizione perché so benissimo che a nessuno piace essere giudicato per lo stato in cui si trova», racconta l’autrice.

 

di Donato Di Stasio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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