L’ombra del clan dei casalesi su Anzio

arrestato camorra
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Nel 2015 il ras dei Casalesi è stato fermato ad Anzio con il marito dell’assessore Salsedo. Anche Madonna e Pellecchia tra i suoi riferimenti.

Nicola Baldieri/Lapresse – Cronaca Casal di Principe (Caserta) – Italia Vasta operazione contro la fazione Schiavone del clan dei CasalesI

CASAL DI PRINCIPE – Un territorio amico, un luogo dove investire denaro e, all’occorrenza, viverci: per Mario Iavarazzo, Raffaele Letizia e compagnia, Anzio era diventata una seconda casa.
L’Agro aversano, Caserta, la Campania non bastavano più: erano zone sature, posti dove la loro storia, ormai, era troppo nota. E così, per diversificare, per avere nuove occasioni, per agire con più tranquillità, hanno puntato alla costa laziale.

Il fattore Iavarazzo

Resta da capire, nel dettaglio, come e con chi hanno fatto affari nella provincia romana. A dare le risposte che mancano agli inquirenti, ora, potrebbe essere proprio Iavarazzo.
Dal dicembre del 2019 veste i panni del collaborare di giustizia. Quando Nicola Schiavone, primogenito del capoclan Francesco Sandokan, era libero e al vertice della cosca, il neopentito gestiva la cassa del gruppo mafioso. Si preoccupava di pagare gli stipendi agli affiliati finiti in prigione. E proprio in quegli anni, ha raccontato alla Dda, partecipò pure all’omicidio di Crescenzo Laiso (20 aprile 2010).

Affare pubblicità

Grazie alla gavetta criminale, Iavarazzo, 44enne, ha fatto carriera: gradualmente ha lasciato i ruoli di manovalanza fino ad arrivare alla stanza dei bottoni. Negli ultimi anni di libertà, in nome degli Schiavone, aveva iniziato ad occuparsi di come far girare i quattrini. Nel 2015, quando venne scarcerato, si tuffò nel business dei cartelloni pubblicitari. L’Antimafia di Napoli, però, subito accese i riflettori su quell’affare. E il lavoro della Dia il 15 luglio del 2019 ha portato all’arresto proprio Iavarazzo, Letizia e altre 9 persone.

Tornato in cella, dopo soli 5 mesi il 44enne ha cominciato a parlare con il pm Fabrizio Vanorio. Al magistrato ha raccontato delle sue società attive in quel business che negli ultimi anni avrebbe gestito con Armando Aprile, 52enne di San Marcellino. Un rapporto ‘a due’ nel quale Iavarazzo dice di aver “messo a disposizione” i propri “rapporti criminali e le relazioni con la politica tipiche del clan dei Casalesi”.

Rispondendo alle domande del pubblico ministero, ha declinato in che modo la propria storia camorristica incideva positivamente nell’affare (avvantaggiandolo rispetto alle altre ditte concorrenti): “Ad esempio – ha spiegato il 44enne – pagando meno diritti per le affissioni o comunque portando commesse nell’ambito delle affissioni elettorali”.

Il bar

Uno degli ipotizzati legami tra Casalesi e Anzio emerge nell’inchiesta sul business dei cartelloni: riguarda il bar Roma.

Secondo la Dda, Raffaele Letizia e Pasquale Iavarazzo, fratello di Mario, lo avrebbero comprato “usando risorse provenienti da attività illecite” svolte dalla loro famiglia. Sarebbero stati i soci occulti del locale, intestandolo, per schermare i loro interessi, a Quieta D’Angelo, moglie di Angelo Pellecchia, 58enne nato ad Aversa ma residente a Nettuno, che lo gestiva.
I quattro sono accusati di trasferimento fraudolento di beni aggravata dalla finalità mafiosa (la D’Angelo è già stata assolta con rito abbreviato). Il locale fu smantellato nel 2015: diedero incarico ad un rivenditore di Castelvolturno di sbarazzarsi degli arredi e della merce.
Lo avevano comprato nel 2013 da Angelina Galeone di S. Maria La Fossa, consorte di Pasquale Di Bona, cognato di Letizia. La coppia è estranea all’inchiesta.

I rapporti di Letizia

Pellecchia, prima ancora di essere tirato in ballo nell’inchiesta sui Iavarazzo, era già noto alle cronache giudiziarie. E’ stato condannato in appello per un’estorsione ai danni del titolare di un parcheggio commessa sempre ad Anzio nell’estate del 2015. Con Pellecchia, secondo i giudici, a chiedere il pizzo c’era pure Roberto Madonna, 49enne, detto Pecorino. E quest’ultimo, stando all’indagine condotta dal commissariato di Anzio, era legato a Raffaele Letizia.

Il poliziotto Alfonso D’Agostino, chiamato a testimoniare nel processo ‘Mala suerte’, che oltre Pellecchia coinvolgeva pure Madonna, al tribunale di Velletri, nel 2017, disse che Pecorino, messo sotto intercettazione, si lamentava del mancato incasso di alcuni soldi che gli sarebbero serviti a sostenere “persone che avevano famigliari in carcere”. “Abbiamo ipotizzato – chiarì D’Agostino – che fosse proprio Letizia Raffaele”.
Lello Letizia, come lo chiamano a Casale, nel clan non è uno qualunque: è stato vicinissimo a Nicola Schiavone e alla famiglia Russo. E’ un affiliato che ha avuto nell’organizzazione mafiosa un ruolo di rilievo.
Quando era ancora in libertà aveva scelto Anzio dove trascorrere l’obbligo di soggiorno. Probabilmente è in quel periodo che ha messo radici sulla costa laziale.

Il marito dell’assessore

Nel 2015, ha affermato la Dia, venne sorpreso nel bar Roma in compagnia di Pellecchia, Ernesto Parziale, 45enne, e Marco Carnerio, 44enne originario di Casal di Principe, ma residente nella provincia romana.

Parziale è il marito di Valentina Salsedo, assessore del Comune di Anzio dal 2016. Marito e moglie rischiano il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio per un’inchiesta condotta dal pm Giuseppe Travaglini della Procura di Velletri. Parziale e Carnerio, seppur è stata accertata la loro frequentazione con Letizia, non sono coinvolti in indagini per mafia. Estranea ad attività investigativa su organizzazioni malavitose anche la Salsedo.

A chiarire il rapporto Casalesi-Anzio ora potrà essere proprio Iavarazzo. La sua collaborazione con la giustizia potenzialmente consentirà agli investigatori di far chiarezza sulla scelta di personaggi di spicco della cosca, proprio come Letizia, di piazzarsi sulla costa laziale e arrivare fino a conoscere il marito di un assessore.
Pellecchia, Letizia e Aprile sono a processo dinanzi ai tribunali di Napoli e di Aversa per il loro presunto coinvolgimento nel business dei cartelloni messo in piedi da Iavarazzo.

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