lello esposito

L’odore dell’anima nell’arte del Maestro Lello Esposito 

Silvia De Martino 12/06/2024
Updated 2024/06/12 at 2:49 AM
5 Minuti per la lettura

Nel ventre di Napoli. Un contatto diretto, viscerale con la città, da cui prende consapevolezza la forma artistica. Pulcinella, San Gennaro, l’Uovo, la Maschera, il Corno. L’iconografia classica partenopea, che si sviluppa, si rivoluziona, si muove e prende vita. Passo dopo passo all’interno delle Scuderie Sansevero si scoprono momenti diversi, nuovi dei simboli cult della città partenopea. Lì, nel centro storico. Lì, un livello più in basso rispetto alla strada, dove si evince la stratificazione culturale della terra napoletana. Lì prende vita Napoli, attraverso la mano artistica del Maestro Lello Esposito. «Essere in queste Scuderie a Palazzo Sansevero per me è importante, perché mi consente di entrare ancora più visceralmente in quello che è sempre stato il mio progetto d’artista: l’identità di questa città. Ho trattenuto in questo luogo quello che è stato il percorso di tanti anni di lavoro. La mia arte è sempre stata una ricerca continua, in cui tutto si fonde anche nello studio di materiali e di tecniche di rappresentazione differenti». Con queste prime parole Lello Esposito ci conduce attraverso gli spazi del suo Atelier.  

Nutrirsi attraverso Napoli 

Nelle sue parole risuona spesso il concetto di “nutrimento” legato a Napoli, in un senso vicendevole e reciproco. La passione artistica che acquisisce linfa vitale dai simboli e la città che può crescere e svilupparsi attraverso la loro rivisitazione. «Per me il simbolo, l’emozione, l’identità sono fondamentali. È stato il nutrimento che ho cercato di dare a questa città e al contempo di prendere. Ho voluto fornire orgoglio e dignità all’iconografia partenopea, facendola uscire dall’immobilismo e dandole una forma e un movimento nel mondo». L’arte del Maestro Lello Esposito, infatti, si estende e si amplifica all’interno della città di Napoli. Tante sono le opere donate alla sua terra, che ad oggi rappresentano luoghi di riferimento per i turisti, come il Pulcinella in Vico del Fico al Purgatorio. Quegli occhi vuoti, caratteristica imprescindibile del Maestro Esposito, che ogni giorno vengono fotografati da passanti incantati e da visitatori della città. «Gli occhi vuoti sono da sempre una mia caratteristica, che prende origine dalle mie sculture, dalla mia maschera di Pulcinella. È un tratto riconoscibile della mia arte, è il mio DNA. Gli occhi cavati danno la profondità e quest’ultima ti consente di donare un’espressione forte. È un vuoto, come il burattino di Pulcinella: metti la mano dentro e si anima, diventa vivo. Io quel vuoto l’ho riempito con l’esperienza e gli incontri che hanno caratterizzato la mia esistenza». 

L’odore dell’anima nell’arte di Lello Esposito

«Una volta Massimo Troisi mi disse “Napoli ti mangia” e io gli risposi che era ciò che desideravo. Sapevo che Napoli un giorno avrebbe compreso il suo potenziale e che l’avrebbe iniziato a capire anche il resto del mondo. Sapevo che un giorno sarebbero arrivati i turisti, come sta accadendo oggi. In questo percorso di evoluzione di Napoli ho avuto modo di inserirmi anche io, realizzando opere che sono parte della mia città». Una scelta di vita consapevole: credere e seguire un chiaro progetto artistico, arrivando a diventare un artista di culto riconosciuto a livello internazionale. Da Napoli al resto del mondo. «Massimo (Troisi n.d.r.) una sera mi disse “Non ho mai visto la mia anima, ma entrando nel tuo studio ne ho almeno sentito l’odore”. L’odore dell’anima. La sintesi perfetta di quello che è stato il mio lavoro: di verità, di gioia, di sofferenza».  

La capacità di travalicare i confini, pur restando con le radici ben salde nella terra e nella cultura partenopea. «L’associazione tra Lello Esposito e Pulcinella poteva far sembrare la mia arte un fatto locale, ma non è stato così. Negli anni da me sono venuti artisti da tutto il mondo a nutrirsi. Questa parola “nutrimento” torna sempre, perché il nutrimento è vitale: noi ci nutriamo di acqua, di cibo e di cultura. La cosa più importante è saper nutrirci a vicenda, nutrire la città e nutrire le menti». Napoli si nutre di Pulcinella. Napoli è San Gennaro. Napoli è il Vesuvio. È la pizza. È il folklore. Napoli è tutte le forme artistiche che la rendono riconoscibile nel mondo. Unica, attraverso la tradizione e soprattutto tramite la sua interpretazione e rielaborazione. Oggi, Napoli è anche Lello Esposito.  

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