L’odio per Salvini approda a Brighton

Siamo a Brihghton, in Inghilterra, quando girando per la città veniamo attirati da qualcosa di familiare. Fra i “lanes”, i caratteristici vicoli del posto, inizia a risuonare una versione di “Bella Ciao” dal calcato accento britannico. A cantarla è un gruppo di attivisti autoctoni, che innalzano cartelli contro la Lega e il suo leader, Matteo Salvini.

Intervistando alcuni manifestanti apprendiamo dunque che non siamo gli unici italiani atterrati in questi giorni sul suolo britannico. L’ex ministro degli interni infatti, sfuggito alla profilassi dovuta al coronavirus e attraversando quei confini che sostiene di volere ora più che mai chiusi, ha organizzato in questi giorni degli incontri con l’estrema destra inglese. Martedì scorso era a Londra, sabato 7 è invece arrivato a Brighton, dove l’accoglienza non è stata delle migliori.

Anche all’estero a quanto pare sono ben note le politiche leghiste, definite dai manifestanti “di un estremo nazionalismo”.

“Non vogliamo che razzisti e xenofobi si organizzino nella nostra città per cercare persone da usare come capro espiatorio per i problemi causati dall’austerità e dal capitalismo” scrivono i cittadini in un volantino.

Sono tante le accuse rivolte alle politiche salviniane, dalla chiusura dei porti agli atteggiamenti omofobi che si scontrano con i valori e la cultura aperta e accogliente della città di Brighton.

È per questo che sono in centinaia i cittadini a scendere per le strade, ripetendo a gran voce slogan e canzoni antifasciste. Parlano del movimento delle Sardine nato in Italia e della necessità, da noi come da loro, oggi come durante gli anni del fascismo, di scendere in piazza per rivendicare i propri diritti e le proprie libertà.

Il luogo prescelto per la partenza del corteo è Gloucester Road, strada che, come ricordano alcuni attivisti, era anticamente il centro degli uffici fascisti a Brighton, che si caratterizzava allora come una città fortemente conservatrice. Nel 1934 però, raccontano, avvenne una svolta. Durante una riunione fascista nel Dome di Brighton, capeggiata dal politico di estrema destra Oswald Mosley, le opposizioni di sinistra unirono le forze per sabotare quell’assemblea, assediando e riproducendo inni comunisti all’interno dello stesso Dome. La vicenda si concluse infine con scontri tra le due parti.

Da quel giorno in poi Brighton non è più disposta ad abbassare la testa di fronte alle violenze, ideologiche e non, di quell’estrema destra che ancora non ha smesso di rifarsi, sostengono, ad una matrice fascista.

di Marianna Donadio

 

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