Il lavoro di Berengo Gardin in mostra a Roma

“L’occhio come Mestiere”: il lavoro di Berengo Gardin in mostra a Roma

Mina Grasso 10/09/2022
Updated 2022/09/13 at 1:12 AM
4 Minuti per la lettura

Giovanni Berengo Gardin, maestro del bianco e nero e delle foto di reportage, è in mostra al MAXXI di Roma fino al 18 settembre con una esposizione dal titolo L’Occhio come mestiere – The Eye as a vocation, un percorso di oltre 150 fotografie, a cura di Margherita Guccione e Alessandra Mauro. Il catalogo della mostra è a cura di Contrasto, di Margherita Guccione e Alessandra Mauro, con testi di Edoardo Albinati, Gianni Berengo Gardin, Margherita Guccione, Alessandra Mauro.

Berengo Gardin: la carriera

Dal dopoguerra ad oggi, in 70 anni di scatti, Berengo Gardin ha documentato i cambiamenti della società italiana, utilizzando i suoi occhi come mestiere 

Nato in Liguria nel 1930, è in realtà un fotografo veneziano. I suoi figli, sua moglie e i suoi nonni sono tutti veneziani, così lui cresce a Venezia nella splendida cornice della casa dei nonni in piazza San Marco. Racconta di essere stato fortunato, in quanto da sempre abituato ad osservare la bellezza. 

Dopo alcuni anni di scatti come autodidatta, Romeo Martinez, critico di fotografia messicano e dirigente della rivista Camera, lo spingerà a passare dalla fotografia amatoriale alla fotografia come professionista. Dalla prospettiva di un lavoro certo, in negozio, Berengo Gardin sceglierà così la strada certamente più incerta della fotografia. Lo farà a New York, studiando anche alcune monografie di fotografi noti: Dorotea Lange, Gil Smith, i fotografi di Life, libri consigliati Cornell Capa, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo che dirigeva ai tempi il Centro di Fotografia di New York, capirà che la fotografia può essere qualcosa di più, e che può raccontare cose importanti. 

Una volta ventenne, Berengo Gardin sarà a Parigi e conoscerà i fotografi francesi, e tra questi Willy Ronis, del quale studierà il libretto Come fare foto di reportage. In Francia si utilizzava già la Laica, con foto su piccolo formato e ottiche intercambiabili. La Laica sarà da sempre, a partire dal 1954, la sua fotocamera preferita. 

A Milano conoscerà Ugo Mulas. Poi, con la serie Morire di Classe nel 1968, si interesserà, per puro caso all’inizio, ma poi sempre più assiduamente, delle condizioni dei malati di mente nei manicomi, più che della malattia stessa. La sua preferenza sarà da sempre la foto di documentazione, allontanandosi dalla foto artistica. 

Con Renzo Piano approfondirà anche la foto di architettura, che non sarà per lui una foto fredda, ma una fotografia dove sarà presente sempre la figura umana.

Il lavoro di Berengo Gardin in mostra a Roma

Nella mostra del MAXXI di Roma ci saranno le fotografie della “sua” Venezia e immagini delle industrie e di Milano, di Napoli. Oltre ad Olivetti, ci sono i reportage realizzati per Alfa Romeo, Fiat, Pirelli. E infine, le foto della vita quotidiana: borghi agricoli, scatti di zingari e nomadi, e gli ospedali psichiatrici nella serie Morire di classe; inoltre, scatti del post terremoto a l’Aquila. Tutto in mostra al MAXXI – nelle sale extra MAXXI – fino al 18 settembre.

 

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