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Lo strano caso dei libri scritti dagli Influencer

Filomena Cesaro 08/10/2022
Updated 2022/10/08 at 12:02 PM
6 Minuti per la lettura

Perché per le case editrici è così importante pubblicare libri scritti dagli influencer? Semplice! Perché con minima spesa si ha massima resa.

Partiamo dalle origini

Tengo a precisare che in questo articolo ci soffermeremo principalmente sulle pubblicazioni italiane.

Da dove cominciamo? Prima di tutto dal definire cosa è realmente un Influencer e quali di questi è perfetto per “scrivere” e pubblicare un libro facile da vendere.

Un influencer è una persone che attraverso i suoi canali social riesce ad influenzare le masse, in quanto parla ad una nicchia di mercato che si fida ciecamente dei suoi consigli. Un influencer è anche qualcuno in grado di intrattenere ed attrarre a se sempre più persone. Un influencer è quindi a tutti gli effetti un professionista.

È quindi facile dedurre che per le case editrici, gli influencer sono dei perfetti “clienti”, in grado di vendere un prodotto solo con auto promozione.

Da qui l’idea folle di “fargli scrivere libri” (su questa cosa possiamo aprire una grande parentesi, perché il dubbio che non siano mai realmente loro a scriverli è molto grande, ma noi daremo per assodato che questa cosa non esiste e che tutti nasciamo in grado di scrivere un centinaio di pagine che poi verrano editate e ri-editate per essere pubblicate).

Stando a questo e stando anche alle ultime uscite editoriali possiamo asserire che per le case editrici tutti, ma proprio tutti, gli influencer sono perfetti per scrivere un libro.

Dalle prime pubblicazioni a quelle più eclatanti

Uno dei primi fenomeni di questo tipo è stato sicuramente Francesco Sole (nome d’arte di Gabriele Dotti) giovane ragazzo che riempiva i social con le sue poesie d’amore e che nel giro di poco è diventato abbastanza famoso da poterle pubblicare (ricordiamo anche la sua parentesi “mariana”).

Altro prodotto “mariano” è stata Giulia De Lellis (non dimentichiamo che Uomini e Donne è una grande fucina di influencer), il suo “Le corna stanno bene su tutto: Ma io stavo meglio senza!” è stato un vero e proprio caso editoriale.

Scaffali pieni, file immense e persone di ogni età che volevano scoprire la verità sui presunti tradimenti della coppia del momento.

Tra le uscite più recenti troviamo i romanzi di Camihawke e Valeria Angione (questo dal nome particolare “Riparti da Te(cna)” a sottolineare ancora di più un tormentone lanciato proprio dall’influencer e performer campana).

Libri di ogni tipo

Ovviamente non sono queste le uniche pubblicazioni, esistono anche libri più settoriali, ogni influencer ha la sua nicchia ed è giusto che anche il loro prodotto parli a quel pubblico specifico.

Per tanto i così detti “gamer” scrivono libri sulla loro passione per i video giochi, i Me contro Te pubblicano volumi dedicati interamente ai bambini. Cucina Botanica (nota per le use ricette salutiste) e Benedetta di Fatto in casa con Benedetta “sfornano” libri di ricette.

Ma le case editrici ci guadagnano?

Questa è una vera e propria domanda retorica! Per le case editrici queste pubblicazioni sono manna dal cielo.

Sono prodotti che si auto-promuovono proprio tramite i canali dell’influencer stesso (vedi anche il fenomeno del BookTok). Sono prodotti che hanno già una nicchia di acquirenti, che riempiono gli scaffali dei grandi book store. Ma, cosa ancora più importante, portano alle casse delle case editrici introiti importanti e che permettono di sostenere anche altre pubblicazioni.

Morale della favola? Da un punto di vista commerciale sono necessari, perché, volente o nolente, i libri scritti dagli influencer vendono.

Ci accontentiamo quindi di una bassa qualità per un’alta resa economica?

Non è blasfemia dire che i questi tipi di libri sono pensati e concepiti per delle fasce di pubblico specifici, alcune pubblicazioni sono anche interessanti, altre forse un po’ scadenti.

Ma è evidente che negli ultimi tempi le case editrici ci hanno un po’ preso la mano, chiunque abbia un discreto seguito non ha problemi a trovare un editore che voglia pubblicare un suo libro e questo porta alla produzione di prodotti molto simili tra loro (fateci caso, anche le copertine sono sullo stesso stile! Ma questo è un argomento che andrebbe ulteriormente approfondito).

Ne usciremo?

Non credo, dobbiamo arrenderci all’idea che vedremo sempre di più libri scritti dagli influencer.

Mi dispiace? Non proprio, in fondo mi basta evitarli e accettare il fatto che le loro vendite così cospicue permettono la pubblicazione e la promozione di altri libri.

C’è però il rischio che l’editoria diventi solo questo? Forse si, chi lo sa. Nel dubbio leggiamo ora!

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