Lo shopping nella realtà digitale

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Emotion experience e personalizzazione per coinvolgere i consumers e convertire le richieste in profitti

Ormai la tecnologia fa parte della nostra vita e ne condiziona aspetti e momenti. Prima per effettuare un acquisto era indispensabile recarsi fisicamente presso un negozio, cercare tra la gamma di prodotti esposti fino ad individuare quello adatto alla propria persona.
Oggi, invece, lo si può cercare su internet, valutare diversi venditori e prezzi ma anche apprendere pareri sullo stesso prodotto da chi, prima di noi, lo ha già comprato e provato. Grazie proprio ad Internet e alla tecnologia c’è, però, un fattore ancora più forte: lo shopping può essere effettuato ovunque e in tempi brevissimi. Va da sé che i consumatori attuali conoscono bene il sistema e sanno come informarsi. Gli stessi, però, vanno sollecitati per incuriosire la loro attenzione e il loro interesse. Lo sviluppo tecnologico si muove anche verso quella che viene definita emotion experience, volta ad intrattenere e fidelizzare i consumers, come?
Perlopiù con l’intelligenza artificiale. Tante le griffe che hanno investito in showroom virtuali. Non basta più digitalizzare i cataloghi di prodotti e renderli visibili online.
La modella che indossa il capo per presentarci la vestibilità non rende a pieno l’idea di come quello stesso prodotto starebbe su di noi. Soprattutto nell’era post Covid, l’importanza di attrarre al fine di vendere è fondamentale per incrementare la ripresa e incitare le aziende a non demordere. È necessario provare a ristabilire un flusso economico concedendo al cliente la motivazione giusta per acquistare.

Quindi, fornire un servizio diventa un impiego a 360° che deve vertere anche sull’aspetto emotivo, forse lo stimolo principale. Partendo dal 3D si è andato a sviluppare una metamorfosi che da fisica è divenuta digitale.
Il tutto accompagnato da ciò che implica la ramificazione informatica: dai media ai social, dalla pubblicità all’e-commerce e così via. Attenzione però, l’opzione digitale non va assolutamente a contrastare quella in presenza.
Anzi, le due coesistono senza scontrarsi ma restano l’una in supporto dell’altra.
Il passaggio deve avvenire in modo graduale. I marchi sognano la possibilità di permettere alle persone di entrare in quello che è a tutti gli effetti un semplice camerino digitale dove l’utente non dovrà fisicamente provare degli abiti.
Sarà la vetrina che gli si presenterà davanti a dargli la visione di sé con indosso abiti, accessori e percezioni sensoriali, come audio e informazioni sui tessuti. Fino ad allora la realtà virtuale è simulabile tramite occhiali, specchi interattivi e c’è poi l’opzione 3D per presentare i prodotti.
Quest’ultima non può soddisfare la sensazione tattile ma sono attualmente in corso studi Microsoft mentre altri laboratori stanno lavorando a progetti sperimentali. Versace ha optato per il 3D mentre Ferragamo e Max Mara per le foto a 360° in alta risoluzione. Il progresso avanza e la moda con esso per garantire, oltre a qualità e bellezza, la componente emotiva che spinge la conversione dell’interesse in guadagno.

di Chiara Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

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