Lo Sguardo e la Voce: raccolta di memorie audiovisive sulla Reggia di Caserta

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Appena qualche anno fa, scattare foto era un lusso che non tutti potevano permettersi. Guardare il mondo da un obiettivo era una cosa rara e, ad oggi, gli scatti e le pellicole gelosamente custodite dai più nostalgici, oltre all’incommensurabile valore affettivo, restituiscono in realtà un interessante spaccato di vita e di storia in ottiche del tutto inedite.

È questo il principio alla base del progetto di ricerca «Lo Sguardo e la Voce: raccolta di memorie audiovisive sulla Reggia di Caserta». Nato nell’ambito del dottorato di ricerca in Humanities and Technologies: an integrated research path dell’Università Suor Orsola Benincasa, il progetto, in collaborazione con la Reggia di Caserta e l’Archivio Cinescatti – Lab80, ha come obiettivo quello di analizzare fonti fotografiche e audiovisive per provare a comprendere in che modo queste memorie, ormai parte integrante della nostra vita quotidiana, contribuiscano a creare una vera e propria narrazione dei beni culturali. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Maria De Filippis, dottoranda e referente del progetto, per approfondire genesi e obiettivi di uno studio focalizzato su uno dei monumenti più famosi al mondo.  

«Il complesso vanvitelliano è un monumento veramente peculiare. La sua storia, l’evoluzione del ruolo politico, istituzionale e culturale che nei secoli ha ricoperto, accanto al rapporto diretto che esiste tra questo luogo e i cittadini, costituiscono degli elementi perfetti per proporne un racconto collettivo» ci racconta la Dott.ssa De Filippis. Una narrazione che, certamente, permetterà di osservare la Reggia in una prospettiva assolutamente inedita, soprattutto considerando i parametri che la ricerca ha l’obiettivo di analizzare.

«Il nostro intento è quello di indagare l’evoluzione di queste memorie, di mettere in risalto il modo in cui sono mutate a seconda del mezzo utilizzato per realizzarle – fotografico, audiovisivo, digitale –, anche alla luce della sempre più indissolubile mescolanza fra sfera privata e pubblica. L’obiettivo del progetto è creare un archivio digitale in cui queste memorie non siano solamente depositate in maniera statica, ma che permetta di mettere in luce la stretta correlazione fra documenti risalenti a periodi differenti e distanti, registrati su supporti diversi e, a seconda dei casi, più o meno destinati all’apertura verso una dimensione pubblica»Saranno soprattutto i cittadini i protagonisti del progetto.
«Attraverso un’analisi semantica, grazie soprattutto alla descrizione che gli stessi partecipanti offriranno delle loro memorie, sarà possibile individuare gli elementi peculiari di ciascuna memoria – anno, luogo, persone, emozioni – e ritracciare la dimensione collettiva di questi ricordi personali. L’aspetto più interessante di questa raccolta è che ogni foto o filmato ha dietro una sua storia. Questo fa sì che ogni contributo abbia un interesse specifico, soprattutto se si condividono le informazioni di contesto utili ad una migliore comprensione ed analisi del documento» 
C’è qualche aspetto o qualche testimonianza pervenutavi che vi ha particolarmente incuriositi? 
«Certamente fra i contenuti più rari ci sono i film di famiglia in pellicola, come quelli di Ludovico Mosca, un collezionista privato che ha messo a disposizione delle immagini riprese nel parco della Reggia nel 1927 e filmate su pellicola 16mm in bianco e nero. Se da un lato sono suggestivi, tuttavia, sono documenti estremamente fragili che è necessario preservare». 
Al termine della ricerca, gli esiti dello studio e i materiali raccolti saranno probabilmente pubblicati in un database in fase di progettazione, al fine di renderli accessibili e fruibili a chiunque voglia fare un salto nel passato di questo straordinario monumento.

di Teresa Coscia

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