Lo sgombero di Lützerath. La resistenza degli ambientalisti contro la creazione di una nuova miniera di carbone

Nicola Iannotta 15/01/2023
Updated 2023/01/15 at 11:47 AM
6 Minuti per la lettura

È l’ 11 gennaio, la polizia procede allo sgombero di Lützerath, un piccolo villaggio tedesco della Renania, situato vicino alle due più grosse miniere di lignite (una forma di carbone molto inquinante) del mondo, Garzweiler e Hambach.

A scontrarsi con il corpo armato sono attivisti ambientali, i quali dal 2020 hanno preso ad occupare l’area del villaggio per impedire che società estrattive lo potessero trasformare in una nuova miniera di carbone.

La storia di Lützerath e la battaglia ambientale

Fino al 2006 Lützerath è stato un tranquillo villaggio tedesco abitato da circa un centinaio di abitanti, ma da quell’anno è cominciato un lungo esodo che ha portato l’area ad essere completamente disabitata e i cittadini a trasferirsi nel nuovo villaggio di Immerath.

L’ultimo uomo a lasciare la propria terra è stato Eckardt Heukamp, un agricoltore i cui terreni sono stati rilevati dalla multinazionale RWE, compagnia proprietaria di una miniera estrattiva vicina al villaggio.

A sollecitare la partenza degli abitanti non è stato tanto il desiderio di andar via quanto la pressione esercitata dalla RWE, nei cui progetti è contemplato un disegno di ampliamento della propria area di estrazione, possibile attraverso l’inglobamento del villaggio di Lützerath.

A partire dal 2020 diversi gruppi di attivisti ambientali hanno occupato il villaggio, rimasto vuoto ed indifeso, per opporsi alla realizzazione della nuova miniera e alle ricadute ambientali derivanti da un’estrazione-utilizzo della lignite.

Per comprendere la portata del danno ambientale risultante dalla attuazione del progetto della RWE si considerino questi numeri:

attualmente la compagnia tedesca estrae circa 25 milioni attuali di lignite; con l’apertura della miniera di Lützerath essa stima di riuscire ad estrarre fino a 280 milioni di tonnellate entro il 2030 (contro i 175 totali se si considerano i ritmi di estrazione ora seguiti). Circa un centinaio di milioni di tonnellate di lignite annui in più, insomma.

Contro questa devastazione ambientale, i difensori di Lützerath non intendono retrocedere. Così inevitabilmente, nei giorni scorsi, si sono avuti i primi scontri con la polizia, la quale chiede uno sgombero dell’area.

Dall’autunno scorso, infatti, una sentenza del tribunale tedesco ha precisato il divieto di entrare o sostare nell’area di Lützerath a partire dal 10 gennaio 2023.

Ricorrere alla scusa della guerra per difendere interessi economici non è eticamente corretto

Dalla parte di chi cerca giustificazioni per legittimare azioni che comportano inevitabilmente un danno all’ambiente, in questo periodo storico si tende a richiamare nel discorso messo in campo un certo movente che faccia fronte alla crisi economico-energetica derivante dalla guerra in Ucraina.

Così parla ad esempio il ministro dell’Economia, Robert Habeck: «La guerra di aggressione di Putin ci costringe a fare, temporaneamente, maggiore ricorso alla lignite per risparmiare gas nella produzione di elettricità. È una scelta dolorosa ma necessaria, vista la carenza di gas».

Un discorso che potrebbe affabulare molti, considerando i punti di veridicità del discorso quando questo converge su una certa necessità di far fronte ad una crisi energetica ora imperante.

Tuttavia le ragioni si incrinano quando si considera che il ricorso al carbon fossile non sembra essere la scelta più saggia, dal momento che alla crisi energetica si accosta anche una crisi climatica e che una gerarchia di importanza fra le due crisi non pare proprio esistere.

Inoltre, se si considerano le dinamiche, i tempi e i modi con cui si è cercato di trasformare il villaggio di Lützerath in una nuova miniera, ecco che allora qualsiasi apparente giustificazione che rinvia al problema della guerra si rivela come meschina menzogna.

È dal 2006, quando gli abitanti hanno cominciato ad andar via, che è diventato necessario aprire una nuova miniera estrattiva per far fronte alla crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina?

È dal 2020, quando gli attivisti hanno cominciato ad occupare Lützerath per difenderlo , che è diventato necessario aprire una nuova miniera estrattiva per far fronte alla crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina?

Domande che trovano facile risposta.

Le manifestazioni degli ultimi giorni e le parole di Greta Thunberg

Negli ultimi giorni diverse persone si sono recate a Lützerath per manifestare.

Tra i movimenti presenti Fridays for future, Ultima Generazione, Greenpeace e altri ancora.

Gli attivisti presenti hanno creato blocchi stradali e organizzato navette per permettere a chiunque di partecipare alle manifestazioni.

Lützerath non è mai stata tanto popolata come in questi giorni.

Ha partecipato anche Greta Thunberg la quale si è così rivolta alle persone presenti: «Voi siete la dimostrazione che i cambiamenti non arriveranno da coloro che stanno al potere, dai governi o dalle imprese, dai cosiddetti leader».

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