Litorale Domizio e turismo: il 2020 è l’anno zero da cui ripartire

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Ci sono giunte in redazione queste splendide foto, ritraenti numerosi bagnanti sulle spiagge di Pinetamare che anche dopo il Ferragosto continuano a godersi il nostro mare, quest’anno sempre pulito e fruibile rispetto al passato e alla scorsa estate.

Chi segue il nostro giornale non avrà difficoltà a trovare nell’archivio del nostro sito www.informareonline.com il nostro impegno, che risale ad oltre un ventennio, fatto di relazioni, documentazioni, video, indagini per arrivare fino alle denunce presso la Procura di S.M.Capua Vetere. Spesso siamo rimasti da soli, molti preferivano il silenzio connivente e omertoso pur di difendere l’indifendibile, al punto tale da denunciare il nostro direttore editoriale, Tommaso Morlando per calunnia.

PER NON DIMENTICARE

Non possiamo dimenticare ciò che è stato il nostro mare tra il 2018 ed il 2019, e nello specifico verso sud dei Regi Lagni: si è dovuto fare i conti con un mare assolutamente non fruibile che condizionò un buon 80% della stagione, creando un danno economico e occupazionale che ancora pesa sull’economia generale.
Un anno estremamente particolare questo 2020, dove finalmente i primi risultati dei lavori fatti dalla Regione Campania, sugli impianti di depurazione e dai continui controlli sia della Capitaneria di Porto sia del sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, oggi si può iniziare a parlare di recupero e di anno zero, ma guai ad abbassare la guardia: il mare pulito dovrà essere la normalità e la base sulla quale ripartire già da settembre, con una programmazione seria e complessiva, partendo dall’approvazione del PUC senza il quale diventa impossibile avere delle regole.

Quest’anno, si era presentato disastroso principalmente per la pandemia globale che ha condizionato le nostre vite e sicuramente anche parte della stagione estiva, che si è ridotta enormemente.

Con il lockdown, abbiamo scoperto che il nostro mare, le nostre coste, se erano inquinate era perché c’erano delle chiare responsabilità oltre alla totale mancanza di controlli. La chiusura delle aziende (stop degli sversamenti abusivi) ed i controlli messi in campo dalla Procura della Repubblica, dai carabinieri della Forestale e dalla Capitaneria di Porto hanno portato alla luce acque cristalline, fondali splendidi e colori mozzafiato che non hanno nulla da invidiare a spiagge salentine, calabresi o siciliane.
Abbiamo scoperto che occorre fare rete, tra associazioni, imprenditori e istituzioni, solo con un coordinamento centrale, con una ferrea volontà di rispetto delle regole e controllo del territorio, in modo particolare dei reflui incontrollati di cui alcuni Enti continuano ad essere manchevoli.
Abbiamo scoperto ancora, dopo la vicenda dell’Agnena, che il silenzio di chi sversa in mare non può e non deve essere combattuto col silenzio della cittadinanza attiva, bisogna alzare la voce, tutti. Bisogna prendersi cura delle proprie ricchezze, tutti insieme, e questo lockdown forse è riuscito a svegliare tante coscienze, che finalmente hanno compreso che il nostro mare è fonte di occupazione e rinascita.

È anche vero però, che prima di poter mettere in moto un meccanismo complessivo e arrivare a giungere a traguardi di un paese normale, occorre che molti cittadini smettano di perseverare nel menefreghismo e nell’abituale concezione della Castel Volturno come terra di nessuno. Ed è questa riconversione mentale e culturale che al momento, purtroppo, sembra ancora difficile da ottenere, ma se finalmente la POLITICA si assume la responsabilità di essere il volano dello sviluppo, e d’indicare agli imprenditori le linee da seguire, possiamo farcela.

Diversamente se i “nostri politici” continueranno a seguire gli indirizzi del privato e restando al loro servizio, curando le necessità del singolo e non per lo sviluppo collettivo, continueremo a parlare al vento. Fermo restando che a coloro che investono concretamente occorre dare la massima disponibilità e gli strumenti per poter operare.

Crediamo che davanti a noi ci sia un occasione unica, per i fondi europei che dovranno essere distribuiti, sperando di essere all’altezza di poter presentare progetti di cui la collettività ha necessità, fatti di competenza e trasparenza.

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