L’Italia è stata la prima nazione del vecchio continente ad applicare, seppur con tempi e modi differenti, il modello Cina per contrastare l’avanzata di questo nemico invisibile che è il virus del Covid-19. La sostanziale differenza sta principalmente nel regime politico dei due paesi: l’uno con un sistema oligarchico che non ammette opposizioni, l’altro con un sistema democratico che, secondo molti, è però degenerato in una sorta di anarchia complessiva.

Le misure italiane contro il Covid-19

Ed infatti, nel nostro paese molte sono state, e purtroppo continuano ad essere, le polemiche che si determinano sui vari argomenti correlati alla diffusione e al contrasto della malattia. L’ultima in ordine di tempo quella in cui, durante una trasmissione televisiva, un infettivologo milanese aggredisce un ricercatore napoletano perché l’utilizzo di un farmaco sperimentale che in qualche modo contrasta la malattia viene attribuito all’intuizione dei medici napoletani, tacciandolo di provincialismo, perché pure a Bergamo qualche altro dottore aveva utilizzato il farmaco senza però darne nessuna comunicazione (e dunque senza potersene prendere i meriti).

Covid-19

Ovviamente nessuno di noi spera di vedere mai le leggi e i metodi cinesi, e nemmeno vorremmo però assistere a scene come quella di ieri sera in TV. Oggi non vogliamo comunque entrare nel merito di questi argomenti, ma piuttosto far rilevare come dalla Cina — nei giorni scorsi — siano arrivati “aiuti” per fronteggiare il coronavirus. Medici, macchinari, materiale sanitario e medicinali hanno attraversato, in volo, mezzo mondo con un aereo della China Eastern messo a disposizione alla Croce rossa cinese. Oltre trenta tonnellate di aiuti, che sembrano una goccia nel mare, per contribuire a contrastare la vastità di un fenomeno, che l’OMS ha dichiarato, senza mezze misure, pandemia.

L’arrivo degli aiuti dalla Cina

Insieme ai respiratori, alle mascherine e medicinali inviati dalle autorità del Dragone, fioccano consigli spediti a mezzo e-mail dai cittadini cinesi ai propri amici italiani. Sono le dirette disposizioni che gli stessi cinesi hanno ricevuto dai loro governi, durante la crescita dei contagi, e che oggi fanno ben sperare. Due mesi di astinenza sociale, rimanere barricati in casa, indicazioni sulle dinamiche del contagio e quali dispositivi di protezione individuale possono, realmente, proteggere dal microrganismo che rimbalza da persona a persona come una pallina di flipper.

Covid-19

Benché molti di questi suggerimenti, obbligatori per arrestare l’avanzata del Covid-19, sono stati ampiamente diffusi tramite le televisioni e i social, i consigli individuali dei cinesi fanno ben sperare e sembrano essere, al momento, l’unica arma per difendersi dal nemico invisibile.  Tra i suggerimenti si ripetono, in modo quasi ossessivo, quelli di non abbandonarsi a comprovati atteggiamenti che favoriscono il contagio. Nessun assembramento, quindi, recarsi a fare la spesa con la mascherina e, se possibile, dotarsi di guanti per non contaminare prodotti quali frutta e verdura. Restrizioni, che negli ultimi tempi sono al vaglio di altri paesi europei e definite come il modello Italia per combattere il virus, ma in realtà il paese del Dragone è stato il primo ad adottarle in misura ancora più drastica. La Cina, infatti, ha imposto una quarantena stringente al punto che solo una persona, per nucleo familiare, poteva uscire e per un massimo di tre volte alla settimana per la spesa.

Covid-19

Il modello cinese per combattere il Covid-19

La riduzione tassativa dei contatti tra le persone, come da sempre hanno detto i medici e gli esperti cinesi, è l’unico modo per ritornare velocemente alla normalità. Banditi abbracci, baci e strette di mano intanto che, in uno scenario da film apocalittico, fermenta la speranza che l’estate possa fiaccare il Covid-19.  I cinesi credono, sulla base di studi ed osservazioni, che il virus possa diventare inattivo con le alte temperature, e disgregandosi se esposto a temperature di 56° per un tempo di almeno 30 minuti, ma anche le temperature domestiche dai venticinque gradi in su, pur non uccidendolo contribuiscono a limitare fortemente la sua carica virale, che allo stato continua ad essere molto aggressiva. Bastano, a detta dei cinesi, solo quindici secondi d’esposizione in aree non protette per essere contagiati, per tale ragione l’utilizzo di una mascherina e il lavaggio frequente delle mani è di vitale importanza per evitare d’entrare in contatto con il coronavirus.

Intanto che la medicina e la ricerca s’affannano a mettere a punto un vaccino o un farmaco, per debellare questa nuova epidemia, su internet fioccano ipotesi romanzate e fantasiose di armi batteriologiche, di servizi segreti, di attacchi all’Italia per gli accordi commerciali con la Cina che avrebbero tagliato fuori Francia e Germania. In un mondo dove la psicosi prende un poco tutti c’è gente che diffonde ogni possibile notizia, ma la realtà è quella che stiamo vivendo e l’arma di ogni singolo individuo è solo il buon senso, il rispetto delle regole e l’impegno a non diffondere il contagio.

di Bruno Marfè e Mario Volpe

Print Friendly, PDF & Email