L’Italia e i problemi sulle case green: preferire la ricchezza energetica o economica?

Donato Di Stasio 20/01/2023
Updated 2023/01/22 at 6:51 PM
5 Minuti per la lettura

In un periodo storico caratterizzato dall’emergenza climatica, da tempo l’Unione Europea sta cercando di trovare nuove soluzioni per far fronte ad un ulteriore aumento delle temperature mondiali, che entro il 2030 studiosi e diverse ricerche hanno già fissato a +1,5 gradi. A ben poco sono servite le Conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 e 2022 (COP26 e COP27), tenutesi a Glasgow e a Sharm El-Sheikh: in entrambe le occasioni i paesi con maggiori emissioni di C02, come Cina e India, si sono astenute dal garantire un impegno costante nel raggiungimento di obiettivi comuni per evitare il riscaldamento globale. Sulla scia della salvaguardia ambientale, nei giorni scorsi ha suscitato enorme interesse il discorso a Bruxelles dell’eurodeputato irlandese Ciarán Cuffe, promotore e relatore della proposta sulle case green.

Il parlamentare europeo ha rivolto il suo intervento direttamente ai suoi colleghi italiani, e lo fatto parlando in italiano, forse come una sorta di provocazione o per provare a convincerli sulla misura. Ma come si è evinto dall’agenda politica italiana degli ultimi anni, l’ambiente sembra rimanere agli ultimi posti della lista delle priorità di governo. Destra, sinistra o centro, il succo è sempre lo stesso: l’Italia è in ritardo sull’ambiente. E anche nel caso della proposta delle case green, gli eurodeputati italiani hanno ribadito la loro contrarietà nei confronti della direttiva, probabilmente non con tutti i torti.

Case green: cosa prevede la norma proposta a Bruxelles da Ciarán Cuffe

“Onorevoli colleghi, per far fronte al maggiore costo della vita provocato dall’aumento del costo dell’energia, e per affrontare l’emergenza climatica, abbiamo a disposizione una soluzione facile: isolare le case. Voglio che l’Unione Europea e gli Stati membri affrontino queste crisi contemporaneamente”. Sono queste alcune delle parole del discorso in italiano fatto da Ciarán Cuffe al Parlamento europeo a Bruxelles, per spiegare le ragioni e i buoni propositi della norma sulle case green.

Per come è strutturata attualmente, la misura prevedrebbe una ristrutturazione completa degli edifici europei, e in Italia dovrebbe essere applicata entro il 2030 o 2033 a circa 3,5 milioni di abitazioni, le quali – come ha sottolineato l’Associazione nazionale dei costruttori – sono vecchie e quindi responsabili di più di un terzo delle emissioni ad effetto serra. Il Parlamento europeo si esprimerà il prossimo 9 febbraio sulla norma di Cuffe e dovrà valutare anche più di mille proposte di modifiche alla legge. L’obiettivo primario della direttiva europea è quello di garantire dei livelli minimi di efficienza energetica per tutti gli edifici, e arrivare al 2050 con un patrimonio edilizio europeo che non produca emissioni inquinanti.

I pro e i contro per l’Italia della direttiva sulle case green

La proposta dell’eurodeputato irlandese rappresenta un’opportunità per tutta l’Unione Europea, compresa l’Italia. Innanzitutto, un piano di ristrutturazione degli edifici italiani creerebbe moltissimi posti di lavoro su tutto il territorio nazionale e aiuterebbe senza ombra di dubbio a stabilire dei livelli di prestazione e ricchezza energetica ai cittadini. Attualmente, come affermato in precedenza, in Italia la maggior parte di edifici, case e abitazioni sono “di vecchia costruzione” e hanno un livello bassissimo di efficienza energetica, producendo grandi quantità di CO2 e consumando molta energia elettrica.

Se Cuffe ha fatto di tutto per menzionare i lati positivi della misura sulle case green, gli eurodeputati italiani hanno risposto soffermandosi su alcuni aspetti negativi che influirebbero sui risparmi delle famiglie italiane e sulle casse dello Stato. L’europarlamentare irlandese ha chiamato in causa i singoli stati ed ha parlato di “salvaguardie sociali per proteggere le persone più a rischio”: tuttavia, la direttiva comporterebbe enormi spese di ristrutturazione sia per i cittadini “meno a rischio”, sia per il governo, il quale dovrebbe poi approvare bonus ed esenzioni destinate ai nuclei familiari con reddito basso.

L’Italia è in ritardo sull’ambiente: preferire la ricchezza energetica o economica?

In attesa del 9 febbraio, diversi esponenti dell’attuale governo di centro-destra, ma anche alcuni di opposizione, si sono apertamente schierati contro il piano di ristrutturazione proposto da Cuffe. Dichiarazioni da cui emerge l’arretratezza delle tematiche ambientali nell’agenda politica italiana. Certo, la misura delle case green non è semplice da attuare, soprattutto in Italia, e pone nella mente della classe politica italiana un quesito fondamentale: preferire la ricchezza energetica o economica?

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