L’Italia del Virus: la fotografia di ciò che è accaduto nel mese di marzo

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Ero una bambina ed i miei ricordi di quel lontano agosto 1973 sono opacizzati, come scene di un film d’epoca.


Non rammento paura perché i miei genitori riuscirono a trasmettermi in serenità la necessità di regole e restrizioni e se la mia fu una fine estate come tante, ‘fuori’ imperversava il panico del contagio da colera. A quei tempi Napoli attraversava un’epoca di crescita tecnologica e urbanistica, il progresso avanzava anche nei quartieri più degradati e il morbo, che aveva devastato la città ben due volte nel secolo precedente, era ricomparso diffondendo sgomento, diffidenza, morte. La causa veniva da lontano, annidata in una importante partita di cozze proveniente dalla Tunisia e Napoli non fu la sola città a patire il contagio, anche Palermo, Bari, Barcellona, Cagliari furono colpite dal vibrione.
I napoletani reagirono in maniera compatta e vigorosa e debellarono l’epidemia in un mese con la più grande operazione di profilassi in Europa, ma non fu così ovunque, a Barcellona impiegarono due anni a sconfiggere la malattia infettiva. Eppure, come spesso accade nella tradizione dei pregiudizi territoriali, da allora i napoletani hanno marchiato sulla pelle l’epiteto di ‘colerosi’.


Oggi, a distanza di 47 anni, è l’Italia tutta a vivere la tragedia epidemica del Coronavirus che lo scorso 11 marzo l’OMS ha caratterizzato come una pandemia. Oggi, come nel 1973, il virus viene da lontano, dalla Cina, ed oggi come allora la prima espressione di psicosi da epidemia è stata l’assalto ai supermercati, in un approvvigionamento da imminente carestia.


Ciò ha generato la scarsità temporanea di alcuni generi alimentari e l’impossibilità del reperimento di mascherine, igienizzanti per mani, disinfettanti per superfici, guanti di lattice, alcol. Il danno che l’esubero di rifornimento individuale procura alla collettività è enorme, perché impedisce l’osservanza delle linee guida suggerite dal Ministero della Salute, ma danno macroscopico lo genera agli operatori sanitari, che sono i più esposti al rischio del contagio e che in numero crescente si stanno ammalando.
E morendo. In una apparente fratellanza scandita da canti e flash mob, ecco dunque che emerge l’ottuso individualismo che danneggia tutti, beffardamente, persino chi ha le dispense zeppe. Le regioni più colpite sono quelle del Nord, con una Lombardia straziata specialmente nelle province di Brescia e Bergamo, che ha annichilito il mondo intero con le immagini della processione dei camion militari adibiti a carri funebri. Anche al Sud la conta quotidiana cresce in maniera allarmante e ci si prepara al peggio, soprattutto in attesa delle conseguenze dell’esodo notturno del 7 marzo, quando migliaia di meridionali hanno fatto ritorno alle loro case. Ripenso spesso a quella notte, alla ‘fuga di notizie’ sulla bozza del Dpcm che preannunciava la chiusura della Regione Lombardia e di altre quattordici province in quattro regioni, circolato senza firma e non ancora scattato per disaccordi tra politici e governatori.
Una diffusione avvenuta non solo attraverso canali giornalistici, ma su whatsapp e sui social network e di cui nessuno si è assunto la responsabilità, nemmeno la Presidenza del Consiglio dei Ministri o la Regione Lombardia.
Un episodio gravissimo, che lascerebbe suppore la ‘non casualità’. Lo psichiatra Raffaele Morelli ha dichiarato che “Accanto all’epidemia del virus c’è l’epidemia psichica, avere milioni di persone che tutto il giorno pensano al virus porta a un attacco di stress generalizzato.
Si esce da questo sentendosi insieme parte del tutto” – ed ha aggiunto – “Nei momenti difficili dentro ognuno di noi scatta il desiderio di maternità e paternità”. Morelli ha precisato che il luogo di origine è l’espressione identificativa della madre protettiva, quindi quell’esodo andava impedito, il decreto secretato sino alla sua ufficiale approvazione e gli eventuali rientri al Sud programmati e vigilati. Tardivo per tutto il Meridione ogni successivo adeguamento restrittivo, comprese le misure di contenimento sull’intero territorio nazionale del decreto del 9 marzo, il COVID – 19 è sbarcato implacabile al Sud, in pieno contrasto con i propositi manifestati. I parametri indicano che i malati asintomatici causano l’80% dei contagi, rendendo quasi impossibile contenere la rete di diffusione se non rispettiamo le norme governative, usiamo dunque la testa, restiamo a casa, manteniamo la distanza di sicurezza e laviamo le mani!.

di Barbara Giardiello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°204
APRILE 2020

 

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