Dagli studi in Ingegneria gestionale, alla carriera da attore di successo in film e serie tv. Michele Rosiello, napoletano classe 1989, è uno dei migliori attori della sua generazione.

Una carriera attoriale in costante crescita, un talento innato e una profonda dedizione per il proprio mestiere. Giovane promessa del cinema italiano, determinato e intraprendente sta dando tutto sé stesso nella recitazione e i risultati si vedono. Ha prestato il volto allo spietato “Mario Cantapane”, autista di Scianel nella seconda stagione di “Gomorra – la serie”. Quest’anno si è fatto apprezzare sul piccolo schermo come protagonista nel ruolo del poliziotto “Alessandro Ferras” nella fiction “L’isola di Pietro” con Gianni Morandi. 

Michele Rosiello, sei un attore poliedrico che riesce sempre a centrare l’anima di ogni personaggio interpretato. Qual è il tuo segreto? 

«Non ci sono segreti. M’innamoro del mio personaggio, bello o brutto che sia. Può capitare di dover interpretare qualcuno che mi sta antipatico, una persona con la quale non vorrei avere niente a che fare nella vita reale. Il segreto sta nel non giudicarlo, ma capirlo. In primis, mi documento su quel ruolo e mi costruisco un suo background di vita, ad esempio immaginando episodi della sua infanzia, anche se nel film non sono raccontati. Poi, cerco di dargli prima di tutto verità. In fondo, uno degli aspetti che più amo di questo mestiere è il poter vivere più vite, anche se solo per pochi mesi o settimane. E quanto più i personaggi sono diversi da me, tanto più trovo stimolante e gratificante interpretarli». 

Quando ti fu proposto “Mario Cantapane” in “Gomorra”, hai raccontato essere diverso da te: com’è stato immergersi in questa parte? 

«Con “Gomorra” sono dovuto entrare sia fisicamente che psicologicamente in una realtà molto lontana dalla mia, una realtà che fino ad allora conoscevo solo attraverso film e giornali. La storia di Mario e Marinella è ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto, ho provato quindi una forte responsabilità nell’interpretarlo. Mario Cantapane è un ragazzo appartenente al mondo della camorra che mette a rischio la sua vita per amore. Mi ha affascinato fin dalla prima lettura del copione e ho cercato di dargli un’umanità differente da quella degli altri personaggi solitamente raccontati nella serie. E, in più, mi sono divertito tanto a cominciare dal taglio di capelli radicale!». 

Per preparare il ruolo del poliziotto “Alessandro Ferras” nella fiction “L’isola di Pietro” a chi ti sei ispirato, come ti sei preparato? 

«Ho visto e rivisto Al Pacino in “Serpico”. Sia il personaggio che la storia non hanno niente a che fare con il mio commissario, dunque ispirato non è il termine corretto, ma di sicuro mi ha dato la giusta carica! Ho preparato il ruolo sul campo, frequentando per alcune settimane dei poliziotti, ai quali ho fatto tante domande… ma, soprattutto, ho osservato e rubato postura, gesti, sguardi, modi di fare. Oltre ad essere un poliziotto, Alessandro è anche un tipo molto sportivo, vive in barca a vela ed è campione regionale di windsurf. Dunque, ho fatto tanta attività fisica ed ho imparato ad usare la tavola». 

Parliamo di ambizioni, quali sono le sue? 

«Sogno di costruirmi presto una famiglia tutta mia e di crescere e migliorarmi sempre più nel mio mestiere. Ho debuttato al cinema qualche anno fa in “Che strano chiamarsi Federico”, ultima opera del maestro Ettore Scola. Spero di tornare presto sul grande schermo da protagonista con un progetto valido». 

di Chiara Arciprete