L’insostenibile leggerezza della quarantena

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Insonnia
Qualche volta sì, era già capitato, ma mai per tre notti di fila. Non riuscire ad addormentarsi era estenuante, eppure sentiva che a mancarle non fossero le forze. C’entrava forse qualcosa il fatto di aver perso il conto dei giorni? Si chiese di nuovo se fosse mercoledì o giovedì. A risponderle fu lo smartphone, e chi altrimenti? In quei giorni lui sì che c’era sempre stato.
Dirette Instagram
Sempre più frequenti le dirette Instagram (o live, come preferite) da parte di tutti. L’uomo si conferma essere un animale sociale (o social?) contraddistinto da una certa simpatia darwiniana: ciascun animale sente il bisogno di stare vicino ai propri simili per poter ottenere aiuto e difesa. Vicini sì, ma a uno schermo di distanza. Forse, in tempi di Covid-19, va bene così. Ma con cautela: Internet resta una potentissima calamita, un enorme buco nero.
Un po’ di sana solitudine
Non è opinione diffusa che stare da soli molto spesso aiuta: la solitudine è un rifugio poco noto in cui fare chiarezza, mettere a posto idee, prendere consapevolezza. Il goal è riuscire a trarre profitto dalla solitudine anche in quarantena. Abbiamo la possibilità di stare da soli senza sentirci soli: non è straordinario? La vicenda Covid-19, nel bene e nel male, ci accomuna proprio tutti.
Per la prima volta, forse, l’altro non ha colpa
A gennaio 2020 un virus sconosciuto si diffuse a Wuhan, in Cina, e nel giro di poche settimane riuscì a contagiare il restante Paese. Prima ancora che “contagioso” c’è da dire che il Covid-19 fu percepito come “straniero”.
Chissà che mangiano ‘sti cinesi, oh. Sempre loro. A marzo arrivò in Italia, si parlò di un imprenditore lombardo positivo al tampone. Nu vuless ricere, ma so’ contento che sia partito da loro. Loro chi? Ah, da quelli del Nord. Un’altra settimana bastò a rendere anche la Campania zona rossa. Contro chi puntare il dito, adesso?
Tutto il mondo è paese
Se tutto questo fosse una favola (cosa che purtroppo non è) la morale finale sarebbe: tutto il mondo è paese.
Una pandemia inaspettata ma non troppo, come dichiarato in “A world at risk”, lo studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale proprio tra settembre e ottobre 2019.
Gli esperti hanno anticipato un virus contagioso che avrebbe causato ingenti danni all’economia, ma soprattutto la fragilità del mondo in cui viviamo. In nome del tentativo iniziale dei cinesi di tenere nascosto il Covid-19, della disinformazione condotta in Italia, del premuroso “Preparatevi a perdere i vostri cari” di Boris Johnson (Primo ministro del Regno Unito, ndr) e dell’egoismo dilagante, abbiamo tutti un po’ fallito.
Il mondo dopo il coronavirus
Finirà, sicuramente finirà. Ad una condizione: il mondo dopo il coronavirus non può permettersi di restare lo stesso.
Una buona notizia c’è: è la prima volta che si registra una così importante diminuzione dell’inquinamento, calcolata in base al livello di diossido di azoto prodotto esclusivamente dalle attività umane.
Dopo il coronavirus le istituzioni, italiane e non, dovrebbero cogliere l’occasione al volo.
Far ripartire l’economia mettendo in conto anche il futuro dell’ambiente è davvero un’utopia?
Quest’ultima potrebbe chiamarsi economia circolare, il sistema economico progettato per auto-rigenerarsi e per trasformare ogni rifiuto in una risorsa.
Nessun italiano avrebbe mai detto che il suo Bel paese si trovasse in pole position per quanto riguarda l’uso efficiente delle risorse, come emerge dall’ultimo “Rapporto nazionale sull’economia circolare” realizzato dal Cen-Circular Economy Network (la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da 14 aziende e associazioni di impresa, ndr) e da Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ndr).
Eppure, oggi più che mai, è proprio il caso di crederci.
di Alessia Giocondo
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