comunicazione

L’illusorietà della comunicazione contemporanea come trasformatore della realtà

Redazione Informare 03/01/2023
Updated 2023/01/03 at 3:22 PM
6 Minuti per la lettura
Annamaria Rufino

Revolving door

Questo stralcio di secolo ci sta insegnando nuove parole e nuove espressioni. Novità, sì, al limite della logica e della ragione, tanto da consentirci di rinviare la riflessione ad un testo di Nietzsche, Verità e menzogna in senso extramorale. Nietzsche etichettava così l’illusorietà, proprio, del linguaggio e della ragione, noi possiamo riattualizzare quel titolo evidenziando l’illusorietà della comunicazione che ci avvolge! Nuove parole che, oggi, nel fluire comunicativo pretendono di dare un senso diverso a cose vecchie, illudendoci, così,  di trovarci di fronte a novità. Ma non è questa la verità, basti ricordare qualche esempio.

Il Qatargate, per esempio, assecondando questa illusione, ha etichettato dinamiche corruttive, ma che, solo in parte, hanno sorpreso il mondo e il nostro Paese. In parte perché l’Italia è fin troppo abituata a parlare di corruzione, in parte perché lo è anche il resto dell’Europa, visto che il tutto potrebbe o si vorrebbe che fosse ricondotto all’Italia! Forse, ma è semplicemente più comodo riassumere in tal senso e smussare la sorpresa e con la sorpresa la verità. Si tratta pur sempre solo di parole. La corruzione viene argomentata, anche in questo caso, come un fenomeno lontano, come se appartenesse a sistemi “operativi” distanti dal mondo normale. Se ne parla come di una mera notizia e non come un processo trasversale, diffusivo, verticale e orizzontale, che riguarda ogni aspetto dell’esistenza e ogni istituzione, nessuna esclusa.

Un tempo si chiamavano gruppi di pressione o mafie, oggi, nel rinnovamento linguistico, si parla di lobby! Tavoli di contrattazione, incontri informali al bar, pressioni, promesse e, a chiosare il tutto, discorsi di legittimazione a copertura di quelle dinamiche corruttive. In qualche modo, quest’ultima esternazione ci appare come la più paradossale novità. Eppure, poco si è detto del perché e del per come di tutto questo: i mondiali in Qatar, come effetto, potrebbero essere considerati il contenitore onnicomprensivo, ma, certo, non conclusivo. Circa 7.000 morti, come viatico drammatico per l’attribuzione conclusiva dei mondiali, sono il dato più macroscopico di una contrattazione lobbistica che doveva essere evidenziata a monte e bloccata sul nascere.

Ora, a conclusione dei mondiali e dell’anno, viene fuori il Qatargate. Già questo dovrebbe insospettire. Un vecchio detto recita: prevenire è meglio che curare! La corruzione sembra ribadire, sempre, la negazione del senso di questa massima popolare. In Italia siamo sostanzialmente assuefatti a questa negazione, ma, a quanto pare, l’Europa non ha dissentito, come non hanno dissentito, a monte, i vertici del calcio mondiale che acconsentirono ad attribuire il campionato al Qatar. A confronto, i ricordi di lontani mondiali spolverati dalla perdita di Pelé, sembrano appartenere ad un altro mondo.

Il modello qatariano può essere comparato a quello pandemico, come a tanti altri che tutti conosciamo. Sappiamo tutti che tanto si sapeva e da molto sul virus, ma le istituzioni, mondiali e nazionali, hanno contrattato, acconsentito e poi, dopo tanti morti, hanno cercato di tamponare, barcamenandosi tra verità e menzogna in senso tutt’altro che morale.

Non c’è dubbio che il modello cinese, da qualche decennio, abbia innovato i processi corruttivi e, pare, che resista a tutti i cambiamenti e, anche in questo caso, non per motivi politici o ideologici, ma per mera contrattazione di interessi economici, produttivi e finanziari. I modelli corruttivi sono, a loro volta, meccanismi auto riproduttivi, l’unica novità si può ricondurre alla loro disseminazione inclusiva globale. E questo, purtroppo, li rende ancor meno controllabili. Modelli e bugie che nascondono compromessi e producono disastri e violenze: così il covid, il genocidio ucraino, i disastri ambientali e le violenze in Iran. Non c’è nessuna novità linguistica che renda particolare questa modellizzazione, interessi economici e smanie di potere sono l’ostacolo principale per scardinare la tentazione corruttiva, in ogni ambito.

L’apertura delle frontiere cinesi, di recente attualità, smascherano ancora una volta la potenza delle bugie, le menzogne di nietzschiana memoria! La corruzione come la tutela degli interessi corre lungo il filo della menzogna. Mentire per avere, denaro e potere in primis. Se la verità, cerca di emergere o di farsi strada negli angoli, ben oleati, delle porte girevoli, al corrotto viene spontaneo sbattere la porta. Eppure, le verità somigliano a quelle scie di formiche che si intrufolano in piccoli pertugi, creando un continuum che non si ferma e non si arrende. 

Quelle file di microscopici e intelligentissimi animali resistono a quell’urto, la loro piccola massa li protegge nella eventuale caduta, l’aria li protegge come un paracadute, consentendo loro di rimettersi in fila, seguendo, convinte, la scia dei feromoni che il leader lascia nel percorso. Le verità cercano il loro leader in questo inizio anno, e possono far valere la loro grandezza.

di Annamaria Rufino

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3 Commenti
  • Analisi un po’ preoccupante…Si conferma che la comunicazione è manipolata , non solo, ma c’è anche un deprecabile intreccio con le dinamiche corruttive ormai globalizzate…Ho capito bene??

  • La lettura nietzschiana della storia , effettivamente, ci aiuta ad interpretare il nostro quotidiano tra verità e menzogne….
    Solo il coraggio di Pochi, tra cui la Prof.ssa Rufino, ci fa
    aiuta a svegliarci dal “sonno dogmatico” , intriso di ipocrisia o perbenismi, per praticare , ciascuno per il proprio ruolo nella società civile, azioni di decostruzione rispetto alla corruzione e al malaffare.

  • La lettura nietzschiana della storia , effettivamente, ci aiuta ad interpretare il nostro quotidiano tra verità e menzogne….
    Solo il coraggio di Pochi, tra cui la Prof.ssa Rufino, ci fa
    aiuta a svegliarci dal “sonno dogmatico” , intriso di ipocrisia o perbenismi, per praticare , ciascuno per il proprio ruolo nella società civile, azioni di decostruzione rispetto alla corruzione e al malaffare

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