life support

Life Support: il primo sbarco, le testimonianze e le prospettive politiche

Tonia Scarano 27/12/2022
Updated 2022/12/27 at 7:13 PM
5 Minuti per la lettura

La Life Support approda al porto di Livorno dopo aver effettuato due salvataggi durante la sua prima missione nel Mediterraneo Centrale.

Missione 1: due soccorsi in 24 ore

La Life Support, imbarcazione di soccorso in mare dell’Ong EMERGENCY, ha lasciato il porto di Genova per la prima missione il 13 dicembre. L’equipaggio, composto da 28 persone, ha effettuato due soccorsi in 24 ore. Nella notte del 18 dicembre è stata intercettata un’imbarcazione con a bordo 70 persone in zona SAR libica, a seguito di cui il Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marino ha indicato il porto di Livorno come POS per la Life Support.
La seconda operazione di soccorso è stata avviata in seguito a una segnalazione di Alarm Phone in zona SAR maltese, dove è avvenuto il secondo salvataggio di 72 persone, che stavano navigando su un’imbarcazione di circa 7 metri.

«Siamo stati più di 30 ore in acqua prima dell’arrivo della nave che ci ha salvato: un’altra ora e
saremmo morti» – racconta M.H., proveniente dal Pakistan e tra i superstiti del secondo soccorso
–. «Mentre navigavamo, uno dei ragazzi con noi a bordo è caduto in acqua, senza sapere nuotare.
Gli abbiamo lanciato una tanica vuota a cui si è aggrappato. Con la barca così carica abbiamo
corso il rischio di ribaltarci, ma non lo abbiamo abbandonato».

Livorno, Italia

Il 22 dicembre la Life Support è giunta al porto di Livorno con 142 superstiti provenienti da Bangladesh, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Guinea, Mali, Pakistan, Somalia, 109 uomini; 26 minori non accompagnati tra i 13 e i 17 anni; 5 donne – di cui una incinta di 7 mesi; 2 bambini con meno di 2 anni. La città di Livorno ha accolto allo sbarco i sopravvissuti e le sopravvissute, inneggiando alla libertà e alla possibilità incondizionata di vivere tale diritto.

«I soccorsi si sono svolti tempestivamente, ma in condizioni complesse – ovvero cattivo tempo, buio notturno e onde di un metro. Le imbarcazioni soccorse erano inoltre sovraffollate, ben oltre la propria capacità di carico, e quindi ad alto rischio di capovolgimento», dice Carlo Maisano, coordinatore del progetto SAR di EMERGENCY

Anno nuovo: cambiamento apparente o risoluzione pratica?

«È la prima volta che dormo in due anni» – racconta L.C., un ragazzo somalo appena maggiorenne – «In Libia lavoravo come muratore per poter sperare di imbarcarmi. La notte stavo sempre con un occhio aperto perché venivano a picchiarmi, quando ne avevano voglia, a volte senza motivo. Adesso, voglio vivere la mia vita, finalmente».

In merito ai provvedimenti in atto da Gennaio 2023 in materia di migrazioni e accordi tra paesi coinvolti, il 25 Novembre è stato discusso il Piano d’azione dell’UE per il Mediterraneo centrale e l’attuale ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha anticipato che tra i 20 punti presentati nel piano, sarà fondamentale l’attenzione al rispetto della regola dello sbarco immediato dei migranti affinché un soccorso possa definirsi completato, con divieto di trasbordi da una nave umanitaria all’altra, limitando in questo modo le possibilità di effettuare diverse operazioni di soccorso. 

Il ministro, infatti, ha dichiarato: «Sono soddisfatto per i contenuti del ‘Piano di azione per il Mediterraneo centrale’. Il testo mette al centro della discussione alcune importanti questioni in tema di gestione dei flussi migratori e lo fa nella prospettiva già auspicata dal Governo italiano» (Fonte: interno.gov.it), rivelando il mantenimento di una linea coerente con le politiche già presenti in ambito migratorio, che non garantiscono pienamente la tutela pratica del diritto internazionale.

Foto di Davide Preti

«Se un medico viene a conoscenza di una persona che sta male, si ferma per aiutarla, anche se ne
ha appena soccorsa una» – afferma Pietro Parrino, Direttore del Field Operations Department
di EMERGENCY –. «Le dichiarazioni del Governo preoccupano: assegnare porti distanti e
imporre un massimo di salvataggio a missione significherebbe ridurre l’operatività delle ONG e
accettare che aumentino i morti nel nostro mare
».

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *