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Libreria Puntoeacapo, il valore della resistenza al tempo del Coronavirus

Nicola Dario 31/03/2020
Updated 2020/04/01 at 6:56 PM
6 Minuti per la lettura

È banale sottolinearlo, ma è altrettanto evidente: questi giorni sembrano  mesi. È così che funzionano i grandi cambiamenti. I punti fermi si sgretolano e il tempo sembra metter su “peso”, acquistando un peso specifico che i nostri sensi non sono programmati per riuscire a elaborare. 

Confessiamolo: ognuno  di noi ha rimuginato se andare avanti come nulla fosse — come facciamo di solito, cercando di sfuggire alla  “dittatura ” delle ordinanze. La stessa misura che può essere accettabile per quindici giorni diventa insopportabile protratta per mesi.  È tutta la prospettiva che si modifica se allunghiamo realisticamente l’orizzonte temporale, il quadro di ciò che è necessario si allarga notevolmente, e non nella direzione di oggi. La città dovrebbe essere un rizoma di contatti ed esperienze di relazione, mentre di questi tempi il suo spazio viene sempre compresso. E reso impraticabile di questi tempi. 

E sorgono dubbi e interrogativi, del tipo: possiamo sopravvivere degnamente in una società in cui una buona parte dei pilastri culturali – editori, cinema, teatri, musei – sarà stata spazzata via da mesi di inattività, e la stessa didattica ridotta a un suo surrogato digitale? Come quantificheremo il costo umano e sanitario delle patologie derivanti dall’inattività fisica, delle depressioni, delle malattie gravi non diagnosticate per interruzione della prevenzione, delle violenze domestiche, della distruzione dello spazio pubblico? Potremo continuare a considerare genere di prima necessità la senape, giacché si trova nel reparto alimentare del supermercato, e non i quaderni? E le sigarette invece dei libri? 

Una storia di resistenza ai tempi del Covid-19

Ed è su questo ultimo interrogativo che vorremo segnalare e raccontare una storia: una storia di resistenza ai tempi del corona virus. E’ quella della  libreria Puntoeacapo di Pisogne (Brescia), sul lago d’Iseo, che opera in uno spazio chiamato STORIE. Le norme emergenziali che impongono di chiudere la libreria – il che in una piccola realtà di provincia equivale a darle un colpo quasi mortale – non hanno generato sconforto nei proprietari  bensì voglia di trovare un modo per andare avanti lo stesso. Da qui una bella idea, che potrebbe essere ripresa anche da altre librerie e non solo; si tratta di una «clandestinità perfettamente legale». Una clandestinità sostanziale, ma non formale, perché vissuta negli spazi lasciati liberi dai diversi decreti. In che modo? Lo hanno spiegato loro, non senza aver evidenziato, in primis una cosa. «Ora siamo tutti fermi, nei giorni scorsi però, i vari decreti emanati per contenere il contagio da Covid-19  ci hanno lasciato il dubbio – tuttora non fugato – che ci fosse una forte disparità di trattamento tra città e provincia, nella normalizzazione. E che non si fosse minimamente tenuto conto del fatto che la provincia compone la netta maggioranza del territorio italiano. Vero, noi qui viviamo in un’isola paesaggisticamente felice, i servizi essenziali non mancano, non ci mancano monti e nemmeno un lago ».

Insomma, considerare il libro qui, è un bene di prima necessità. Come hanno detto loro: «Non lo stiamo facendo insomma per guadagno, ma per necessità». Ma quale è la proposta, che viene praticata  con invito esplicito alla emulazione? Semplice: «Se sentite la mancanza di un libro, avete bisogno di leggere, contattateci, ci accorderemo per fare come se nulla fosse. Ci organizzeremo per una telefonata, un video panoramico dei libri a scaffale, dei consigli. E se non abbiamo quel che cercate possiamo ancora ordinarlo .  Una volta chiacchierato, scelto, ordinato potrete pagarci con Paypal, bonifico, altri metodi, un modo insomma lo troviamo. Noi usciamo tutte le mattine per comprare il pane, quattro volte al giorno per far passeggiare il cane, una volta tanto per altre commissioni o spesa (come tutti, del resto). Se abitate sul territorio di Pisogne accordiamoci, incontriamoci mentre uscite per la spesa o per la farmacia, pascoleremo il cane da quelle parti, non appena vi vedremo poseremo il libro su una panchina, un muretto, da qualche parte e ce ne andremo così che voi possiate ritirare il libro senza che veniamo a contatto e senza uscire di casa per «futili motivi». Se non abitate sul territorio pisognese stessa identica cosa, solo vi spediremo con le  poste, senza usare corrieri sfruttati e in pessime condizioni di lavoro».  Non è una meravigliosa clandestinità legale da imitare? Dimenticavo.Che cosa vogliono in cambio? Semplice: «Non vogliamo nulla, nemmeno un grazie o un ‘fanculo. Vogliamo, pretendiamo, di tenere vive menti e cultura».

di Nicola Dario

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