La stringata della deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez a Mark Zuckerberg è stato il momento più commentato dell’audizione al congresso degli Stati Uniti lo scorso 23 ottobre. Uno scambio che affronta in maniera esplicativa punti importanti per la tenuta delle democrazie occidentali come disinformazione politica, manipolazione e violazione della privacy. Ciò che invece è passato in secondo piano è il motivo per cui il fondatore di Facebook si trovasse di fronte alla Commissione Servizi Finanziari della Camera del Congresso, ovvero, rispondere di Libra.

Progetto Libra

Formalmente annunciata il 18 giugno 2019 con lancio previsto per il 2020, Libra è una nuova criptovaluta con cui Facebook promette di rivoluzionare l’universo dei pagamenti e delle transazioni finanziarie.

«Vogliamo rendere facile per tutti inviare e ricevere denaro proprio come accade con le nostre app per condividere messaggi e foto» ha dichiarato il fondatore e CEO Mark Zuckerberg.

Il progetto, non si limita a una nuova criptovaluta ma prevede lo sviluppo di un intero ecosistema: un’infrastruttura finanziaria globale accessibile a miliardi di persone. L’iniziativa è governata dalla Libra Association, una associazione non profit basata a Ginevra, di cui al momento fanno parte una ventina di membri tra aziende, organizzazioni non profit e istituzioni accademiche internazionali, ma l’obiettivo è arrivare a 100 membri entro l’anno. Intanto però, dopo l’annuncio ufficiale, Libra è finita sotto pressione da più parti, in particolare per la questione relativa alla sua regolamentazione. Infatti, nei mesi successivi al lancio, le autorità finanziarie di tutto il mondo si sono mosse per verificarenegli aspetti controversi. Un atteggiamento che ha indotto alcune organizzazioni che l’avevano supportata Libra a ritirarsi. Colossi del mondo dei pagamenti come Mastercard, Visa, PayPal e Stripe che avrebbero dovuto funzionare come garanzia per l’affidabilità delle transazioni, hanno invece abbandonato il progetto tra settembre e ottobre 2019. Anche eBay e Booking, parte di quei gruppi hi-tech che avrebbero dovuto adottare Libra come strumento di pagamento, hanno deciso di non partecipare.

Nonostante gli ostacoli, Facebook sembra intenzionata a proseguire con l’immissione nel mercato.

La criptovaluta

Per capire al meglio la rivoluzione finanziaria che Libra potrebbe apportare sui mercati finanziari è bene aver chiaro cosa sia una criptomoneta.

La legislatura italiana descrive la criptovaluta come “rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente” il cui valore è quindi definito dal rapporto tra domanda e offerta.

A differenza di altre criptovalute già esistenti, su tutte Bitcoin, Libra si presenta come una “stablecoin” basata su blockchain (tecnologia che permette la creazione e gestione di un grande database distribuito per la gestione di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete). Ciò rende il suo valore legato statisticamente a quello del dollaro consentendo un facile cambio ed eliminando la fluttuazione tipica delle monete digitali legate al rapporto domanda/offerta. Al contempo, questo aspetto, fa sì che Libra venga giudicata dagli economisti una “falsa valuta digitale”.

Libra diventerebbe uno strumento di pagamento decentrato e transnazionale accessibile a tutti gli utenti delle piattaforme Facebook, Messenger e WhatsApp (ad oggi 2.4 miliardi). Una vera e propria moneta globale per facilitare gli scambi di denaro tra privati e aziende.

La blockchain alla base di Libra è di tipo “permissioned“, ossia in grado di validare gli scambi soltanto a seguito dell’approvazione di una serie di snodi centrali. Ciò rende Libra una criptovaluta controllata a differenza delle altre. In realtà la Libra Association spiega di ambire a un sistema di tipo permissionless, ovvero, privo di sistemi centralizzati di controllo e validazione. Una soluzione al momento accantonata in quanto non è ancora disponibile un sistema sufficientemente rapido, sicuro e scalabile da offrire a miliardi di utenti.

Perché Facebook ha creato Libra

La versione ufficiale sembra essere davvero encomiabile. La mission di Libra infatti è «l’abilitazione di una valuta globale semplice e di una infrastruttura finanziaria» che possa portare gli strumenti di pagamento nelle tasche degli “underbanked” e degli “unbanked”, cioè quella larga fetta di popolazione mondiale che non ha accesso agli strumenti bancari avanzati. Libra è pensata per i piccoli commercianti dei paesi in via di sviluppo, per le microtransazioni fra individui, per il trasferimento di denaro internazionale senza alcun sovrapprezzo.

Secondi i dati del Global Findex Database della Banca Mondiale (aggiornati al 2015) gli “underbanked” e gli “unbanked” nel mondo sono circa due miliardi. Una fetta di popolazione che risiede in larga parte in paesi dove l’infrastruttura finanziaria è carente, ma dove, al contrario, quasi tutti possono permettersi di accedere a uno smartphone e alla rete internet. Due prerogative che da sole sono sufficienti all’accesso a un sistema come Libra, che potrebbe arrivare laddove le banche tradizionali (vuoi per carenze strutturali o d’interesse economico) non possono arrivare.

Sui mercati sviluppati, dove il sistema bancario invece è presente e accessibile per la stragrande maggioranza della popolazione, Libra potrà agire da surrogato del denaro, per abilitare transazioni più rapide, sostituire il contante senza compromettere la privatezza degli acquisti e delle transazioni, abilitare risparmi sui movimenti di denaro e sui pagamenti con un’alternativa ai circuiti tradizionali.

Scenari economici

Se è vero che Libra può sopperire con la tecnologia alle carenze dei sistemi finanziari attuali, spesso vetusti e legati a schemi di potere consolidati, è altrettanto vero che sovvertire completamente la struttura finanziaria globale potrebbe equivalere ad aprire scenari economici dai risvolti drammatici.

Uno dei punti della questione lo riassume efficacemente l’Economist: «Se tutti i risparmiatori occidentali (dunque senza considerare i paesi in via di sviluppo, dove Libra potrebbe prendere piede ancora più rapidamente, nda) dovessero cambiare in Libra un decimo dei propri averi, la riserva della criptovaluta ammonterebbe a più di due trilioni di dollari (…). Se tutti gli utenti Facebook poi adottassero la criptovaluta per effettuare transazioni e pagamenti, il sistema Libra potrebbe diventare rapidamente una delle più grandi entità finanziarie al mondo, riducendo la sovranità economica dei governi statali». Uno scenario che porterebbe quindi alla manipolazione del sistema finanziario e delle grandi valute quali dollaro ed euro. Altre preoccupazioni sono legate dalla possibilità di utilizzare Libra a fini criminali e di dare vita a un mega-stato privato, antitetico alla democrazia.

A fronte delle reazioni negative, Mark Zuckerberg è corso ai ripari assicurando che la Libra Association è impegnata a cooperare con tutte le autorità «per garantire che il progetto abbia la necessaria supervisione. Sappiamo che occorre tempo perché possa essere realizzato correttamente» e che Libra non verrà emessa in nessun paese finché non otterrà il via libera dei legislatori statunitensi.

Le reazioni degli Stati

I ministri finanziari delle grandi potenze economiche del G7 hanno lanciato un chiaro monito: la valuta digitale di Facebook non deve essere permessa prima che siano risolte una «serie questioni di regolamentazione e sistemiche». E dovrà rispettare «i più rigorosi standard» nelle normative finanziarie. Opinione condivisa anche dalla BCE e dai ministri dell’economia di Francia, Germania e Inghilterra.

Tokio valuta difficile da sottoporre a regolamentazioni una valuta digitale. Ufficialmente il governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda ha detto di voler «mantenere un occhio attento» con particolare focus su riciclaggio e gestione del rischio.
Intanto Pechino presta “grande attenzione” a Libra. Soprattutto al pericolo che possa avere un forte impatto sulla politica monetaria e sulla stabilità finanziaria. Contemporaneamente le autorità hanno accelerato lo sviluppo di una propria criptovaluta. La sfida sarà ovviare ai problemi che potrebbero insorgere nei pagamenti cross-border oltre a quelli connessi alla sovranità finanziaria. Funzionari cinesi hanno indicato che occorre imporre a Libra «il controllo delle autorità monetarie». Inoltre, hanno detto di aver sottoposto a test il codice di Libra fornito da Facebook e di averlo trovato di qualità instabile.
Mentre Mosca, attraverso il Ministero delle Finanze, ha promesso di varare una legislazione sugli asset finanziari digitali e una regolamentazione per tutte le criptovalute.
Anche se Libra è stata studiata con l’idea di portare servizi finanziaria in paesi poveri, in via di sviluppo, New Delhi non è affatto convinta.  Il ministro economico Subush Chandra Garg ha dichiarato  che «il disegno della valuta di Facebook non è stato spiegato appieno». Ad ogni modo Facebook non sembra essere interessata all’India, ma ad altre regioni dell’Asia. La Tailandia, dove Facebook vorrebbe esserci, ha formato una speciale commissione per analizzare Libra, i suoi rischi e i benefici per i consumatori. Mentre Singapore ha fatto sapere che Libra «e agli stadi iniziali di sviluppo come un ventaglio di questioni da risolvere». Anche la Corea del Sud ha invitato a controlli di tipo bancario e sottolineato il grande impatto che avrebbe Libra.

 

Gli USA

Il presidente Donald Trump ha fatto sapere nei suoi tweet di «non essere un fan» di Libra e delle criptovalute, della loro «scarsa affidabilità». Ha prospettato che se Facebook vuol diventare una banca dovrà fare domanda per una simile autorizzazione ed essere soggetta a tutte le regole bancarie, come le altre banche, sia nazionali che internazionali. Mentre non è un mistero la totale mancanza di credibilità di cui soffre Zukerberg nei confronti dei deputati del Senato e della Camera. I recenti scandali su privacy, interferenze politiche e fake-news a pagamento sono uno dei grandi ostacoli all’aprovazione di Libra.

Il suo Ministro del Tesoro Steve Mnuchin ha sottolineato i molteplici rischi. Il Financial Stability Oversight Council, guidato dalla Fed, ha formato una squadra di lavoro sul tema.

Wall Street

Anche l’alta finanza di Wall Street esprime dubbi. Morgan Stanley ci crede meno di altri. Il chief executive James Gorman ha detto di «non vedere la necessità di un’altra forma di “stored value”. Il Ceo di Citigroup Michael Corbat più diplomaticamente ha indicato che ci sono aspetti attraenti ma anche interrogativi. L’analista di Moffett Nathanson Lisa Ellis sostiene che non sia parsa pronta e che il progetto appare tuttora sperimentale.

C’è poi la concorrenza. Libra potrebbe fare i conti anche con servizi di pagamento e trasferimento di fondi offerti da Google come da Apple e da PayPal. Simili servizi esistono anche in paesi meno sviluppati. Senza contare la rincorsa alla criptovaluta scatenata in società di ogni tipo. Esempio ne è la catena di ipermercati americana Walmart che avrebbe già depositato richiesta per l’emissione di una propria moneta digitale.

di Maria Rosaria Race

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