L’evoluzione della professione dell’insegnante

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Nell’Ottocento, a causa del diffuso disinteresse per l‘istruzione (ritenuta spesso inutile, se non addirittura dannosa, per la stabilità sociale), la scuola pubblica non versava neppure in condizioni agevoli. Non era troppo felice neppure la situazione in cui si trovavano a lavorare gli insegnati, spesso costretti a occuparsi di classi numerosissime, con allievi a livelli diversi di preparazione e quindi con necessità individuali differenziate. La retribuzione, poi, era così irrisoria da indurli a svolgere anche altri lavori, spesso umili, con un conseguente assottigliamento del tempo da dedicare alle lezioni. In questo quadro e a causa della scarsa considerazione in cui erano tenuti, anche la loro formazione era necessariamente poco accurata e caratterizzata da una certa rigidità. Ad oggi, i rapidi cambiamenti imposti alla scuola dalla società contemporanea, richiedono che la professione dell’insegnante sia inevitabilmente affiancata e supportata da un’attività di formazione e di aggiornamento. Al di là dei numerosi problemi burocratico-amministrativi, l’aggiornamento è stato inteso soprattutto come adeguamento delle conoscenze, piuttosto che come scoperta di nuove forme di didattica. Anche il fatto che le attività di aggiornamento siano state per lungo tempo progettate da soggetti esterni (ad esempio università o enti di ricerca), sotto forma di corsi imposti su lezioni-conferenza, ha spesso suscitato il timore di una formazione scarsamente incisiva. L’alternativa in questo senso può essere una reale “formazione di servizio” (espressione che ad oggi viene affiancata al termine “aggiornamento”), che si affida alla capacità dei docenti di diventare gli attori primari della propria formazione nel corso dello svolgimento delle loro prestazioni. Questa formazione in servizio deve essere:

  • ricorrente, ossia intersecata produttivamente e ciclicamente con le attività didattiche;
  • concepita soprattutto come laboratorio didattico, momento di ricerca comune che richiede agli insegnanti di sviluppare competenze sempre all’altezza delle situazioni.

 Il vero momento propulsore dell’aggiornamento, infatti, è l’autoaggiornamento, che si alimenta delle soluzioni di volta in volta trovate ai problemi emergenti dalla concreta pratica professionale. Pr questo le attività specificatamente formative vengono perlopiù impostate sul lavoro in gruppi, all’interno dei quali i formatori, a loro volta insegnanti, adottano uno stile di conduzione di tipo non direttivo e privilegiano il momento dell’autovalutazione. Secondo la concezione oggi prevalente, il punto chiave dell’aggiornamento professionale dovrebbe essere costituito dalla pratica della ricerca individuale e di gruppo: un gruppo, inserito in una situazione problematica (ad esempio quella dell’efficacia dell’insegnamento), si mobilita lavorando insieme, per scoprire, mediante procedure di ricerca, una o più soluzioni, che si incarica anche di sperimentare mediante attività controllate.

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di Palmina Falco

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