L’evoluzione dell’economia criminale a fronte della pandemia

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L’evoluzione dell’economia criminale a fronte della pandemia

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha avuto conseguenze rilevanti non solo per quel che riguarda la salute delle persone, ma anche per il sistema economico italiano e internazionale. Al di là delle difficoltà affrontate dalle piccole e medie imprese per portare avanti la propria attività in periodi di continue chiusure e riaperture, è da prendere in considerazione anche l’azione delle associazioni mafiose.

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Nella Relazione della Dia del I semestre 2020, infatti, è emerso come tutte le varie espressioni italiane della criminalità organizzata – calabrese, siciliana, campana, pugliese, lucana – abbiano gestito l’emergenza sanitaria riadattando le proprie possibilità di guadagno. Il punto di forza su cui si sono concentrate sull’offerta di un vero e proprio welfare criminale, tramite forme di assistenzialismo a privati ed imprese.

Dal momento che il lockdown aveva abbattuto le principali attività remunerative, quali spaccio di droga e estorsione, le organizzazioni criminali hanno, quindi, virato per ulteriori strade. Il Covid-19, quindi, tra gli altri danni arrecati alla società, ha indotto anche nuove opportunità di espansione delle mafie, le quali hanno agito per incrementare il proprio consenso sociale e il controllo del territorio, incrinando il rapporto di fiducia che sussiste tra il singolo cittadino e lo Stato.

La criminalità organizzata, infatti, opera attraverso un reticolo sociale che punta ad aumentare il proprio raggio d’azione e ad assoggettare un numero sempre maggiore di individui ed imprese. Grazie ai report trimestrali a cura dell’Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso – istituito dal Direttore Generale della Pubblica Sicurezza nell’aprile 2020 – sono stati individuati dei potenziali rischi soprattutto in quei settori che rientrano nella cosiddetta Covid economy, ovvero le filiere produttive e i servizi legati alla pandemia.

Questi ambiti di nuova emersione e soprattutto di veloce affermazione sono stati visti come dei pozzi di ricchezza ai quali attingere per recuperare le carenze derivanti da altri settori. L’ultimo report pubblicato – maggio 2021 – indagava le variazioni societarie registrate sul territorio nazionale in questo anno per verificare una possibile infiltrazione mafiosa. Alla luce di queste analisi, è stato individuato un aumento del 7% delle segnalazioni per operazioni sospette ed uno del 9,7% del numero delle società colpite dai provvedimenti interdittivi antimafia.

Incremento, rispetto agli anni precedenti, dettato ovviamente anche da un maggiore controllo da parte delle Forze di Polizia a fronte della presenza di maggiori rischi. Diversi studi macroeconomici hanno, inoltre, sottolineato il nesso di causalità tra la criminalità e la disoccupazione: fattore in preoccupante ascesa nel periodo pandemico.

Secondo i dati Istat, tra settembre 2020 e gennaio 2021, il numero degli occupati è sceso di 945mila unità con un tasso di occupazione, rispetto a febbraio 2020, più basso di 2,2 punti percentuale e quello di disoccupazione più alto di 0,5 punti. E bisogna considerare il blocco dei licenziamenti emanato dal governo in tempo di pandemia; uno stop che non sarà eterno e che si prevede creerà una nuova ondata di disoccupati, facili prede per le organizzazioni criminali, con un allarme usura in crescita.

Le organizzazioni criminali influiscono sulle relazioni sociali, comprimendo la possibilità di esercitare a pieno i propri diritti e compromettendo il rapporto fiduciario tra gli individui. Proprio per questo motivo si nutrono di situazioni emergenziali, come quella corrente, in cui, sfruttando la crisi statale, si può puntare più facilmente a riempire il vuoto lasciato.

Diviene fondamentale, dunque, in questo periodo, incrementare i controlli, al fine di evitare l’infiltrazione mafiosa nella gestione e controllo delle attività economiche, oltre che mettere in piedi un circuito virtuoso di economia sociale che abbia come priorità le fasce di lavoratori colpite dalla crisi covid. Soluzioni concrete per affrontare un’economia criminale che fattura oltre 150 miliardi di euro l’anno in Italia.

di Silvia De Martino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N° 220 – AGOSTO 2021

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