Lettera di un infermiere: la realtà dei giovani

Al giorno d’oggi mettiamo spesso a paragone la società odierna con i cosiddetti “tempi di una volta”. Da sempre esiste un forte contrasto tra queste due generazioni, spesso in competizione.

Coloro che hanno vissuto anni privi della tecnologia che al momento quotidianamente ci circonda, giudicano la forte presenza di questa tra i giovani.

Tanti sono i benefici dello sviluppo tecnologico e tra questi abbiamo “l’informazione”. Su Internet è possibile reperire qualsiasi notizia o trovare risposte ad una qualsiasi domanda che l’essere umano possa porsi.
E allora perché i giovani d’oggi spesso e volentieri, pur avendo la possibilità di conoscere qualcosa che può nuocere alla loro salute, l’utilizzano ugualmente? È di questa tematica che tratta la lettera scritta da un infermiere del 118 di Trani, Rino Negrogno “per sensibilizzare i giovani ad avere rispetto per la propria vita”.

Cari giovani, perlopiù minorenni, che spesso avete più cultura di quanta ne avessimo noi, certamente più avvezzi alla tecnologia, sembrate più svegli e conoscete già i trucchi della vita mentre noi, alla vostra età, credevamo ancora nelle favole e non avevamo idea di cosa fosse un smartphone”.

Queste le prime righe di uno scritto che si rivelerà estremamente interessante per chi, come spesso accade tra i ragazzi, attribuisce poco valore alla sua vita. Successivamente spiega: “Nonostante tutto quel che avete e che sapete, bevete fino a ubriacarvi, fino a svenire e spesso lo fate solo perché siete in compagnia”.

Un punto cruciale su cui soffermarsi, poiché racconta una realtà cruda ma vera…I giovani d’oggi hanno bisogno di strafare semplicemente per il gusto di farsi notare, o anche per non rischiare si sentirsi diversi e quindi di conseguenza emarginati.

Il finale della lettera spinge alla riflessione e lascia la volontà ai lettori di immedesimarsi, anche solo per un attimo, nella quotidianità di un infermiere:
«Vi porterei con me, almeno una volta, quando inietto la morfina per lenire appena un po’ il dolore ai malati di cancro ai polmoni dopo tante piacevoli sigarette o al fegato dopo quelle sbronze in riva al mare».

Ognuno di noi possiede il dono più grande di questo mondo, la vita.
Di conseguenza abbiamo il diritto ma soprattutto il dovere di non sprecarla. Pensiamoci.

Di Clara Gesmundo

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