L’esclusività della Biblioteca Nazionale di Napoli nel racconto della Direttrice Maria Iannotti

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Un patrimonio unico al mondo.
L’esclusività della Biblioteca Nazionale di Napoli nel racconto della Direttrice Maria Iannotti

Riconosciuta come terza Biblioteca Nazionale, dopo quella di Roma e Firenze, la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, situata all’interno del Palazzo Reale, conserva uno dei più vasti e ricchi patrimoni culturali. Dai manoscritti leopardiani ai papiri di Ercolano, è da secoli il punto di riferimento da parte di studiosi provenienti da ogni parte del mondo.

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Dal 3 gennaio 2022 alla guida della Biblioteca è stata nominata la Dott.ssa Maria Iannotti, laureata in filosofia, specializzata in Biblioteconomia e nelle tecniche di ricerca e valorizzazione delle Risorse Elettroniche bibliografiche e documentali. Da quasi quarant’anni negli organici della Biblioteca napoletana e dal 2018 vicedirettrice dell’istituto.

Un riferimento di permanenza per le scelte strategiche e le attività culturali della biblioteca degli ultimi anni, la Direttrice ci guida in un viaggio all’interno della Biblioteca attraverso la storia, la cultura ed i progetti futuri.

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Come è stata costituita la Biblioteca Nazionale di Napoli? Quali sono le sue origini?

«La storia della Biblioteca è narrata dalle stesse collezioni dove ai testi di alto valore scientifico si alternano opere di squisita fattura artistica. Trae origine dal prezioso fondo Farnese, appartenuto ad Alessandro Farnese, uomo di rara cultura e futuro papa Paolo III, ed accresciuta dai suoi nipoti. A differenza di altre raccolte librarie formatesi nel corso del sedicesimo secolo, la farnesiana non era una biblioteca di semplici collezionisti, ma di bibliofili.

Apparteneva ad appassionati studiosi che sceglievano con cura i testi ed aveva avuto come bibliotecario un uomo di profonda formazione intellettuale come Fulvio Orsini. Carlo di Borbone, figlio ed erede di Elisabetta Farnese, fece trasportare il fondo nella nostra città nel 1734. Acquisizioni, donazioni ed acquisti hanno ampliato nel tempo la raccolta che abbraccia ogni ramo del sapere e testimonia la grandezza di una dinastia, quella dei Borbone, che resero Napoli grande capitale europea.

La Biblioteca apre al pubblico il 13 gennaio 1804 sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone col nome di Reale Biblioteca di Napoli, nel 1816 l’Istituto divenne poi Reale Biblioteca Borbonica e nel 1860, con decreto n. 130 del 17 ottobre, fu la prima Biblioteca italiana ad essere dichiarata Biblioteca Nazionale».

Una Biblioteca che ha in sé una grande fetta della cultura mondiale, da importanti manoscritti alle più famose collezioni librarie fino ai papiri etc… Come tutelare questi beni nel tempo?

«Questa biblioteca, che oggi ho il vanto di dirigere, è tra le più ricche ed importanti d’Italia. La sua vasta e pregiata collezione di Manoscritti abbraccia tutti i campi del sapere e la raccolta di incunaboli, con quasi cinquemila volumi, molti di estrema rarità. La rendono esclusiva l’emozione di accostarsi ai versi scritti di pugno da Giacomo Leopardi ed il privilegio di conservare la più antica raccolta libraria al mondo pervenuta intatta dall’antichità ovvero i papiri di Ercolano.

Proprio nell’azione di tutela di questo patrimonio straordinario ci sono venute incontro le nuove tecnologie. Abbiamo avviato vari progetti di decifrazione del contenuto dei papiri con tecniche non invasive con dei raggi X. Stiamo digitalizzando tutto il materiale più raro a partire dal Fondo di manoscritti di Giacomo Leopardi, all’opera di Pirro Ligorio (10 volumi manoscritti relativi alla descrizioni delle antichità di Roma, monumenti, statue etc.) al Fondo Rari Gino Doria, ad altri manoscritti della Camera blindata, per tutti citiamo il «Libro del Re», per preservare la conservazione di questi rari documenti e renderli fruibili per lo studio».

Il Covid ha bloccato molte delle iniziative: in vista di questo 2022, quali sono i progetti futuri della Biblioteca? In che modo si muoverà per offrire sempre più servizi ai suoi utenti?

«Nonostante le limitazioni che il Covid continua ad imporci, cercheremo di allargare ulteriormente il numero giornaliero di utenti che possono accedere e speriamo di riuscire nei prossimi mesi a prolungare l’orario di apertura, tornando ad effettuare i pomeriggi. Tra pochi mesi dovrebbero essere ultimati anche i lavori avviati dalle precedenti direzioni tra questo l’introduzione della card elettronica dell’utente che permetterà l’accesso all’Istituto, ma anche di collegarsi a tutti i servizi della biblioteca come ricerche al catalogo, prenotazioni, prestito, richieste di fotoriproduzioni, sia in sede che da remoto dalla propria abitazione».

Il concetto di “Biblioteca” si sta sempre di più allontanando dalla solita “pila di libri” e diventando sempre di più digitale. Come si muoverà la Biblioteca Nazionale di Napoli in vista di questa evoluzione?

«La biblioteca è un centro informativo, un luogo di crescita, un momento di condivisione e confronto. Per questo lavorerò affinché la Biblioteca Nazionale di Napoli, pur sfruttando al massimo tutte le occasioni e gli strumenti offerti dal digitale per rendere più agevoli i servizi, torni ad essere un luogo di persone, ma soprattutto di quelle normalmente tenute al margine della vita culturale:  i giovani, gli anziani, ma soprattutto un ponte che si rivolge alle stesse periferie della città dove mancano momenti di confronto culturale, promuovendo gruppi di lettura, laboratori, iniziative che puntano a promuovere la lettura».informareonline-lesclusivita-della-biblioteca-nazionale-di-napoli-nel-racconto-della-direttrice-maria-iannotti

Lei ha notevoli competenze nell’ambito dell’uso delle risorse elettroniche: quanto crede che sia importante restare fedeli al “cartaceo” seppur sviluppando il digitale?

«Le due cose non si escludono, come ho già sottolineato in precedenza, ma voglio evidenziare un altro aspetto dell’importanza di conservare il cartaceo. Del cartaceo resta memoria e non solo come documento per sé stesso, ma anche come testimonianza della storia, delle vicende vissute da chi ha scritto ed è vissuto in un certo momento; ha funzione di rappresentazione degli avvenimenti e fatti del nostro passato.

Siamo, perciò, particolarmente impegnati nel raccogliere le memorie di autori, in particolare napoletani, fidando nella generosità degli eredi, per conservarle e trasmetterle, impedendo che vengano disperse. Nell’ultimo anno abbiamo ricevuto importanti donazioni come il fondo Patroni Griffi, il fondo Stefanile-DeCiuceis, il fondo del teatro d’avanguardia delle Nemesiache e siamo in procinto di ricevere l’archivio di Nino Taranto. Continueremo a lavorare in tal senso per documentare la storia più recente della nostra città».

La Biblioteca Nazionale è il simbolo della resistenza della cultura nel mondo: un augurio ed un incoraggiamento ai lettori del futuro.

«Questa Biblioteca rivolge un’attenzione particolare ai futuri lettori e dal 2017 ha fatto suo il Programma “Nati per Leggere” dedicando uno spazio, all’interno del Cortile delle Carrozze, al nuovo Punto Lettura di Napoli, che intende raggiungere il maggior numero possibile di bambine e bambini, da zero a sei anni. Il Punto Lettura Nati per Leggere è un programma di comunità promosso dall’alleanza tra Associazione Culturale Pediatri (ACP), Associazione Italiana Biblioteche (AIB) e Centro per la Salute del Bambino onlus (CSB).

Si tratta della prima esperienza in Italia presso una Biblioteca Nazionale e rappresenta un efficace dispositivo sociale di grande valore di crescita culturale; perché in un territorio come quello campano con tassi di povertà educativa elevatissimi, la lotta alle diseguaglianze e l’affermazione dei diritti dei bambini e delle famiglie è priorità assoluta».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°226 –  FEBBRAIO 2022

 

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