L’eroe porta sempre con sé quello che si chiama carisma. Un attore napoletano poliedrico, l’abbiamo apprezzato e amato nella serie televisiva Gomorra, nella veste dello spietato Genny Savastano. In realtà il buon Salvatore Esposito, quel viso da bravo ragazzo, gli consente di esplorare ed incarnare perfettamente ogni personaggio interpretato.

Verrebbe da pensare che sia un grande attore da sempre. La sua carriera, ha imboccato il sentiero dei grandi. Cinema, teatro, tv e ultimamente ha presentato la Masterclass “Come nasce un attore”, ha pubblicato anche un libro dal titolo “Non volevo diventare un boss”. Una cosa è certa sta vivendo il suo periodo d’oro.

Un film con lui merita sempre, non fosse altro che per la sua performance. Un attore versatile e brillante, senza volerlo troppo celebrare, è innegabile che sia un attore straordinario. Il suo volto appare nel cinema italiano più interessante, con un sorriso incorniciato da labbra rosate e guance paffute, è nuovamente sul grande schermo con una nuova avventura dal titolo “L’eroe”.

E’ il protagonista di una nuova dimensione. Un nuovo film noir, con un linguaggio innovativo. Tra verità, mistero e ambiguità, interpreta Giorgio Pollini, un modesto giornalista, trasferito in una periferia della Basilicata dal direttore della redazione, dove troverà il suo giusto e meritato successo, si impiglierà in un fittizio caso di rapimento, in un’indagine oscura, in una realtà atroce, diventerà il giornalista di punta, e otterrà una rivincita personale.

Abbiamo incontrato Salvatore Esposito, durante l’anteprima del film.

Com’è stato impegnarsi nel ruolo di un giornalista?

«E’ stato molto interessante, anche molto educativo perché ho conosciuto il mestiere del giornalista, che non conoscevo e credo grazie anche al registra Cristiano Anania, che ha diretto me e tutti gli altri attori in modo abbastanza delicato, semplice e diretto. Questo film è un’opera prima, con una produzione indipendente possa aver dimostrato tanto».

Eroe e Verità…

«Questo film mi ha lasciato soprattutto l’importanza della parola, perché a volte diamo dei significati, per esempio la parola “Eroe”, la parola “Verità”, in realtà non sono così oggettiva, ma stanno diventando sempre di più soggettive, sta diventando sempre più complicato, a volte si abusa troppo di queste due parole, quando in realtà la parola verità, dipende dai punti di vista, non è più oggettiva».

Nuovamente affiancato da Cristina Donadio.

«E’ sempre bello essere affianco da professionisti di questo livello, è sempre un piacere lavorare con lei, e con un cast d’eccezione».

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